The Zen Circus – Il Male: il disco spiegato in 4 passaggi
Il male non si presenta mai con le corna e il forcone. Ti arriva pulito, in pelle sintetica, con il sorriso che ti convince ad amare ciò che ti distrugge.
La prima volta che ho sentito la title track ero con le cuffie, in un pomeriggio che sapeva di caffè freddo: Spotify in shuffle mi ha colpito mentre cercavo ispirazione sul prossimo articolo. Non sono mai stato un loro fan sfegatato, ma quel rosa minimale della copertina mi ha distratto dalla mia ricerca.
Esattamente quello che stavo aspettando.
Dal Megafono sulla Panda al Tredicesimo Round
Credo sia davvero inutile presentare la band. Con trent’anni di carriera alle spalle, almeno una volta per sbaglio ne avete sentito parlare. Andrea Appino, Massimo “Ufo” Schiavelli e Karim Qqru salgono sul palco insieme dal 2003 e ne hanno decisamente fatta di strada.
Pensa, tutto sia iniziato con una Panda scassata e un megafono per annunciare i concerti. Hanno attraversato l’Italia da nord a sud, esplorandola palmo a palmo. Sono sopravvissuti all’hype e alle mode, e oggi restano una colonna portante, un punto di riferimento per molti altri artisti.
Tredici album non sono uno scherzo, segnano una maturità artistica e anagrafica. Maturità che si fonda su concerti, su van che si rompono in autostrada, su avventure. È la maturità di chi può guardare il male negli occhi perché lo ha frequentato abbastanza da riconoscerlo anche quando si traveste da bene.
Tutto questo mi aveva preparato? Ovviamente no.
Il Cuore Nero che Batte al Centro del Disco
Il Male non è un concept album nel senso prog del termine, ma ogni canzone è un tassello di uno stesso mosaico. E il quadro che ne emerge è quello di un’onestà brutale.
Un primo sguardo al Male
La prima faccia del male che il disco ci mostra è quella del “bene artificiale”, raccontata nella title track nonché apertura dell’album: Il male. Sai di cosa parlo: quella patina di positività tossica che ogni giorno ci viene spalmata addosso.
Un’illusione ancora più invadente in Miao e Virale, che aggiungono una nota agrodolce sull’uso sconsiderato dei social e sulla pressione a raggiungere certi status. È quella voce che ti dice di sorridere sempre, di migliorarti continuamente, di non fermarti mai. Gli The Zen Circus la smontano, pezzo dopo pezzo.
L’accettazione del Male
Poi arriva l’accettazione. Non quella “zen” (il gioco di parole è voluto), ma quella cruda di chi si guarda allo specchio e non si riconosce più. In È solo un momento questo concetto raggiunge il suo apice: il tempo diventa un nemico invincibile. Un istante che dura una vita intera, che ti sfugge mentre cerchi disperatamente di afferrarlo.
Ma il disco va oltre. Novecento ci ricorda che stiamo diventando fuoritempo, evocando le figure pop di chi è nato nel secolo scorso e suggerendo uno scontro generazionale. Vecchie troie, invece, non è solo un titolo provocatorio: è uno specchio deformante che riflette la nostra rabbia e l’invidia verso chi è più giovane. E Cristo, se questo pezzo non ti ha fatto venire i brividi, o sei il ragazzino che viene aggredito nella canzone, oppure non hai ancora realizzato che ormai fai parte dei “grandi”.
Il Male è guardarsi dentro
Non mancano momenti di intimità devastante: ballad come Caronte, Un milione di anni e Adesso e qui ti prendono alla gola (lo ammetto, la lacrimuccia è scesa). In Meglio di niente e La fine si avverte invece un forte richiamo ai loro brani più celebri, come un ponte tra passato e presente.
Il Male in poche parole
In sostanza, Il Male racconta e seziona il male in una triade: l’ipocrisia sociale, il conflitto generazionale e l’accettazione del proprio lato oscuro. Non c’è redenzione qui, né catarsi. C’è solo la verità nuda e cruda di chi ha imparato a guardarsi dentro senza filtri.
Un Suono che Graffia Come Dovrebbe
Se il contenuto dei testi è in un certo senso brutale, la forma non poteva essere da meno. Il disco suona come un pugno di sabbia in faccia. Le chitarre sono sporche, grezze. Non cercano la perfezione da studio moderno con quella pulizia digitale che rende tutto piatto. La sensazione che tutto venga fuori da un ampli che ha visto tempi migliori, per me rimane sempre un valore aggiunto.
C’è un ritorno alle sonorità dei primi album, certo, ma con una consapevolezza diversa che detta una scelta estetica dettata anche dalla fine della pubblicazione con Universal e il passaggio a Carosello Records, una storica casa discografica che oggi fa parte del gruppo Edizioni Curci (quelli che hanno curato Nel blu dipinto di blu di Modugno per dirne uno).
La Mia Discesa nel Male
Te l’ho detto all’inizio: non sono mai stato un fan sfegatato degli The Zen Circus. Forse proprio per questo Il Male mi ha colpito. L’ho ascoltato la prima volta tutto d’un fiato e sono rimasto destabilizzato, la seconda fermandomi ogni tre canzoni per metabolizzare. La terza volta ho lasciato che ogni traccia avesse il suo spazio nel mio quaderno degli appunti.
È un disco che ti costringe a guardarti dentro, e non sempre quello che vedi ti piace. Mi sono ritrovato in quel senso di fallimento, in quella consapevolezza di essere diventato parte del problema e che forse inizio a non essere in linea con le nuove generazioni. È scomodo? Cazzo se lo è. Ma è anche liberatorio, in un modo perverso che ti porta a esternare quello che pensavi ma non osavi ammettere.
Perché Dovresti Ascoltarlo (O Forse No)
Il Male non è il disco dell’anno. Ma è necessario. Come uno schiaffo dato al momento giusto.
Se sei stufo delle hit usa e getta, ascoltalo. Se ti ritrovi a guardare il soffitto alle tre di notte chiedendoti quando ti sei incrinato, ascoltalo.
La prima volta non ero pronto. E, spoiler: non lo sono mai stato nemmeno alla successive.
Forse certi dischi non si ascoltano: si incassano. E quando succede, non puoi più far finta di niente.
Se il Male non ti basta
→ MOBRICI – Che serata stupida | Il singolo che va ascoltato a notte fonda
A volte gli artisti si prendono delle pause, ma quando ritornano spiegano tutto.
→ Elephant Brain – Almeno per ora | Il miglior disco dell’alt-rock italiano
Quando il lavoro duro restituisce i risultati e si cresce insieme.
Altri dischi che non ti faranno sentire meglio ma almeno ti faranno sentire capito nella sezione musica.
Al prossimo disco.
Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.
