Poesie inedite di Claudio Di Consoli
***
precipita nelle direzioni opposte, è incongruente
ogni tuo gesto, scheggiato da quelli
che non comprendono,
i tuoi anni gettano incertezza qua e là,
si estendono i pensieri, si fanno confusi, acqua
e subito fiamme, sangue, si lacerano
in frazioni come numeri, e va a ritroso
ogni cosa perduta, dove si uniscono
le azioni morte, ogni movimento
che potevi evitare, di cui ti penti, scricchiola
la mansarda, fa silenzio il vento
materia non materia, ritorna al nulla
da cui sei venuta, la vita
acquisirla non ti è costato fatica, né possederla,
ogni passo storto sulle vie del corso,
sguardi automatici, a letto carezze che non volevi dare,
il tuo primo per sempre
giacciono altrove, trasforma in lacrime
questo momento di angoscia
dove si lasciano le cose perdute, vanno
per schemi laboriosi
nei lati stretti e insidiosi, si abbandonano
perché non si ha altra scelta, e la vita
si compie in un giro stanco di
ripercussioni e metodi di comprensione,
si consuma nei lamenti e l’insonnia
di questa casa attraversata da secoli smarriti,
il tempo, dove sulle fiancate danzano tutti
gli atomi che riproducono mondi
di mondi, e lo spazio acquitrinoso
dei pensieri, storti, imbarazzanti, si fanno melma
nella tua natura scomposta, si fa
il giorno a mani unite nel fuoco, poi sangue
e acqua per la mente, un giardino incomprensibile
dove non esiste linguaggio, si forma il tempo
nelle vene strette dei polsi, compone
la carne che può mutare a seconda degli anni.
***
nasceranno tutti, prima o poi,
la carne si produrrà dal niente
e si aggiungerà massa,
dimostrerà il vizio di forma
la stortura non anticipata, si formeranno
tutte le notti per le strade, tutti
i caratteri abbozzati spunteranno
dalla radice del per sempre, inarcati
e brutti, tutti i volti possibili
verranno a mettere massa non calcolata,
si consumerà lo spazio delineato
in breve tempo, miliardi uno, due
e l’uomo scorderà la nascita e saranno
le partenze, gli addii, la fronte sudata
a fare la stirpe, qualcuno calcolerà
di nuovo i metri quadri, li sommerà
a triangoli, linee parallele, cerchi
semivuoti – nasceranno tutti gli ancora no,
si faranno tutte le mattine d’estate
sui corpi nudi, ogni mano intuibile
si unirà ad altra mano, al tempo si aggiungerà
tempo, non è più l’animale inafferrabile
ma il vettore, ci carica sulle spalle magre,
cesseranno le domande, verrà un giorno
in cui tutti i possibili si incontreranno.
***
stanotte, per la prima volta,
hai dormito al buio,
per la prima volta
non ti sei strappata i capelli
in bagno – magra come sei
di questo passo non va’.
i sogni li fanno tutti, killer
presidenti
gente buona, spettano per diritto
ai cani, forse alle falene,
stanotte mormoravi frasi stupide
sbrigliate come sassolini
ma eri tu che parlavi o un’altra te
che abita nascosta in ore
non sospette,
è stato questo il dilemma
fino al mattino,
poi hai aperto gli occhi come sempre
ma ci è sembrato
diverso dalle altre volte.
***
La bruma annichilisce la città
che sta ferma come un canneto
le ore si disallineano e gli uguali
e gli attimi non ci sfiorano, non
ci prendono in considerazione,
mi accorgo soltanto adesso che
porgi la mano a qualcuno mentre
sono fermo a indicare
lì dove volevano farci l’impero, proprio dove
la foschia si mangia tutto
tra i cartelloni pubblicitari rinnovati
stanotte,
ma non ci sono riusciti, la verità è che
non ci sono mai riusciti,
forse allora percorriamo una terra
sconosciuta mentre gli uguali
si ricompongono, contratti, e i simili
prendono le giuste distanze,
e quanto sforzo, ascolta la materia che trema,
ci offre strani percorsi,
la vibrazione delle coincidenze
rientrare negli orologi,
non è concesso starci dentro,
per noi si resta ai margini ricomposti
dove è possibile godere del mare
e della quiete
o qui dove indico,
sai volevano farci l’impero,
ma dopo la siesta,
ora che gli uffici sono affollati daccapo
la città torna in mente come un dolore, anche
se siamo poco distanti.
sparisce presto la bruma, il tempo di accorgermi
che non siamo fatti l’uno per l’altro
e che non è stata fatta per noi, la materia,
a noi è concesso rincorrere gli attimi,
e gli uguali, che non ci sfiorano,
non ci prendono in considerazione.