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Ci sono alcuni luoghi nascosti negli anfratti delle valli e delle rocce di queste nostre montagne che sono come degli antichi tesori andati perduti, nascosti  per anni dalla luce e dalla memoria dell’uomo, ritornano adesso a brillare.

Quante volte mi è capitato di alzare lo sguardo verso i monti che circondano la mia terra e osservare le loro forme, riconoscere quella cresta, quel picco, quel contrafforte, quella valle. Fin da bambino mi era già ben chiaro il profilo dei nostri monti, e da come questo si modificava man mano che mi spostavo mi facevo subito un’idea di quanto mi fossi allontanato da casa. La tipica forma che le montagne assumevano da casa mia era per me un qualcosa di estremamente familiare e rassicurante.

In questo senso la cima del monte Reventino, di un verde intenso brillante che contrasta con il colore meno vivido del resto della montagna, rappresenta uno dei primi ricordi che porto con me.Ma in generale tutte le vette che delimitano quella valle che è del torrente Piazza il quale convoglia le acque del Reventino verso sud, hanno una forma unica ed inconfondibile e le riconosco chiaramente anche in piena notte dal contrasto scuro che creano rispetto alla flebile luce giallo-arancio che si diffonde dalla nostra città e dai paesini e frazioni aggrappati al monte. Drappelli di luci sparse qua e là che fanno intuire fin dove arriva la montagna rispetto al cielo nero.

Torniamo al torrente Piazza, non è un banale torrentello di montagna, ma un corso d’acqua che ha avuto i suoi momenti drammatici. Senza considerare intervalli di tempo geologici, ma soltanto guardando indietro agli ultimi due tre secoli il Piazza ha portato milioni di metri cubi di acqua, fango, detriti, sabbia, ghiaia, ciottoli, blocchi di roccia di diversi metri di spessore, ha plasmato la nostra pianura.

E se c’è un luogo dove tutta la potenza di questo fiume si mostra davanti ai nostri occhi questo si trova nei dintorni di un antico paese quasi fantasma chiamato Panetti, frazione di Platania.

Percorrendo un breve tratto a piedi di una sterrata che si sviluppa a partire dalla strada di paese, seguendo la sponda sinistra del torrente, costeggiando proprietà private segnalate con cartelli  pittoreschi poco rassicuranti (non ci fate caso) si arriva dopo un paio di rampe ad un piccolo sentiero affiancato da un “acquaro” utilizzato per convogliare l’acqua del fiume verso i vicini campi coltivati.

Questo piccolo sentiero ci porta in breve a riguadagnare il torrente in un punto che per anni è rimasto sconosciuto ai più, in un punto in cui le acque sono rotte da una scarpata di circa cinquanta metri di altezza nei punti più alti, in altre parole ci troviamo di fronte al fragore di una vera e propria cascata. In oltre venti metri di dislivello si manifesta questa suggestiva caduta d’acqua che, specialmente nei mesi primaverili ed autunnali assume l’aspetto di una cascata rigorosa ed abbondante. Il torrente per anni ha levigato e modellato la roccia sulla quale adesso scorre. La parete della cascata appare allo stesso tempo contorta, piegata per le sue origini metamorfiche, ed allo stesso tempo ammorbidita, abrasa, dal fiume. Venature bianche di quarzo e feldspato appaiono qua e là disegnando forme vorticose e sinuose su uno sfondo grigio bruno. L’atmosfera che si respira è magica, un luogo antico riscoperto da poco, un tesoro che riaffiora dalle acque del Reventino.

Di Piergiorgio Vasta

Laddove si posa la tua attenzione scorre la tua energia e la tua energia plasma la realtà che si manifesta attraverso di te. Sono una persona alla ricerca delle frequenze che si sommano alle mie, delle vibrazioni giuste, alla ricerca dell'armonia tra le mie energie e quelle della natura, delle persone. Mi dedico a qualsiasi cosa risuoni con il mio spirito, vado nei luoghi in cui sento un richiamo e in cui posso connettermi e sentirmi parte di un circuito più grande.

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