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Sgarbi, “fa pace” con Catanzaro (mai stato troppo “idilliaco” il rapporto tra il critico-showman ed il capoluogo), affermando che la città si appresta a diventare meta di interesse culturale come Pompei o Paestum.
Poi, a Cosenza, non solo ammette la montatura mediatica e simbolica dell’operazione “Alarico” ma addirittura la elogia insieme al suo fautore (l’ormai ex sindaco Occhiuto, definito “vero erede di Goebbels“), per augurarsi, infine, di non veder realizzata la scultura di Grassino che “rifiuterebbe anche Alarico”; “la realizzasse a Catanzaro!”.

Comprensibile Catanzaro; ma… Cosenza, tu che sei sede di un sempre troppo sottovalutato dipartimento di archeologia e storia delle arti, del Polo museale della Calabria e della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, dovevi davvero necessitare di Sgarbi per capire che il tesoro di Alarico non verrà mai alla luce?
Perché non dai, invece, giusta voce alle eminenze di spicco della tua Università e non solo? Perché non promuovere sempre più il dialogo tra le soprintendenze e l’interprogettualità nella nostra regione che, ancora, viene abbindolata e offesa in quelle che sarebbero le sue più grandi potenzialità?

Invece, Lamezia, il tuo posto nel dibattito sui beni culturali è ancora molto distante dalle prime file. Ma per una volta, visti i personaggi di riferimento di queste “prime file”, meglio così!

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventinove anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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