Tutto si spegne.
Non resta che il sole, di queste ore passate ad aspettare. Un’onda che passa tra le crepe del blu. Un ciuffo di verde nascosto fra gli occhi sognanti, una stagione che presto sbiadisce e che non lascia più niente. L’illusione di un segreto scoperto da…
Estasi rovente.
Gocce di Cielo sulle teste arse, dal Sole africano. Sui passi di schiuma bianca, corse a piedi scalzi di pensieri, tra le onde del mare. Moto fisso, ammaliante. E mi incanto a guardare il tuo ritorno, sempre certo e mai puntuale. Fuga di spiriti, estasi…
Mario-Amalia-deMa-Robertino: la Calabria cala il poker
Ci siamo! Tra poco si vota. Tra meno di due mesi i calabresi hanno la grande occasione di (ri)dare alla Calabria una nuova classe politica, eleggere qualcuno che possa interpretare al meglio questa “voglia di cambiamento” che si respira nell’area, mista…
Gennaio, da quanto tempo.
Volto straniero imperturbabile affacciato alle soglie del giorno riecheggia fra urla e menzogne il battito d’ali di un nuovo tempo.
Distesa sull’orizzonte.
Trasuda il mare dai miei occhi, si stacca il sale dai miei nervi mentre ho steso al sole le speranze. Di una nuova stagione che incombe. Più in là.
Come un papavero.
Schiva. Come un papavero, alto e fiero, ai margini di una via, cresciuto sull’asfalto. Fra i sassi e un campo di grano.
27 aprile.
Un arancio, un fiore, una rosa. Nel sole un ciuffo d’erba, verde, giallo. Muore. Due giorni dalla liberazione, chissà quando la libertà. Un sorriso, una mano. La cerco, non c’è.
Come fa la Notte a prender sonno?
Come fa la Notte a prender sonno, a chiudere gli occhi, dietro le stelle, sopra un quarto di luna? Come fa la Notte a prender sonno, senza occhi che l’accompagnano, senza i sospiri di chi l’attende, senza un saluto all’alba, un arrivederci a domani?
Ti ho sentito, goccia di pioggia.
Ti ho sentito, sai, piccola goccia di pioggia cadere oggi lì nel prato, su quel sasso, tra i miei capelli. Hai rotto il silenzio grigio di questa domenica, hai aperto gli argini della memoria, immagini di terre proibite, di strade deserte, di voci…
Come una donna, le rose. La felicità.
Un po’ ad una rosa. Rossa, arancio, bianca. Fanciulla, donna. Mamma. Si assomigliano, le donne e le rose. Fragili, sofferenti, delicate. Di mille colori, sfumature. Profumi.
Sai di luna piena.
Sai di corse nei prati, di urla nel vento. Sai di mare in tempesta, di nuvole bianche e di sale. Sai di sogni inespressi, di sguardi rubati, di sorrisi malinconici e veri, di baci rubati in un giorno che muore.
Bevo il tuo riflesso da un bicchiere.
Luci in fondo alla strada, luci di candele sui davanzali di finestre smosse dal vento, sbiadite dal sale.
L’alba tra i tuoi capelli.
Il risveglio dell’alba si posa leggero fra i tuoi capelli e io, spettatore inerme, imploro affinché il tempo non regali niente all’inutilità di questo spazio, a ciò che è all’infuori del battito di questo mio cuore, del muovere leggero…
Ti ho sognata, forse eri tu.
Di corsa recupero le pagine di questo presente che mi sfugge, raccolgo i frammenti di un’esistenza appesa ad un sospiro, a quell’attimo ancora nascosto, tra i binari di una stazione e i passanti che scrutano il vuoto dei miei pensieri.
Travolti dalla “deriva dell’urlo”
Non è tanto il tono di voce, quanto le parole scelte, i gesti e i segni del volto, le dimensioni della pupilla e quel colore rosso vivo che circonda l’iride dei loro occhi. È l’epoca – periodo della durata variabile e imprevedibile – in cui il contorno…
Mi piacciono i volti.
Mi piacciono i volti, quelli di cui puoi tracciarne il profilo con un dito, milioni di punti giù fino al mento, le labbra. Mi piacciono i volti, quelli in cui si incastrano gli occhi, finestre su un mito nascosto, un viaggio in treno, su di…
Un sussulto in questo buio.
Non sei lo sguardo che cercavo tra la folla, quel battito d’ali, quelle mani. Non sei il sorriso che sognavo, quelle orme sul sentiero, quel tuffo in fondo al lago, il sasso da lanciare fra quel rosso da baciare.
Un tavolo, un bicchiere. Domenica
A passi svelti, confusi, sfuggite il cammino, il senso di una domenica che lascia l’amaro di un sogno al tramonto.
Marzo, improvvisamente.
Accolgo marzo vestito d’argento, spalmando sui sogni una nuova luce. Le nubi si sciolgono in gocce di sole che mi scivolano sul petto, giù fino alle mani rivolte al cielo come una preghiera.
Due occhi tra la folla, nel buio.
Sento il tuo sguardo tra la folla piovermi addosso, come un’onda gelata che scalfisce un sasso, inerme, inebriato dal sole.