Cleto Festival VI – “Bollari – Memorie dallo Jonio”.

Dopo l’apertura della sesta edizione del Festival e di un partecipato dibattito sui migranti e su Idomeni, è andato in scena, sempre a Porta Forgia, il primo spettacolo teatrale di quest’anno: Bollari. Memorie dallo Jonio di e con Carlo Gallo del Teatro della Maruca (Crotone).

Ho sempre sostenuto che quando un monologo passa in fretta, senza lasciarti il tempo di pensare per un solo attimo a ciò che ti sta intorno, si tratta di un grande monologo. È stato così. Per un’ora scarsa Gallo ha letteralmente incantato il pubblico di Porta Forgia che, a sua volta, s’è lasciato incantare da quella che, alla fine, è una semplice storia. Ma che semplice storia! “Bollari”, come ha direttamente rivelato l’attore alla fine dello spettacolo (con quella semplicità e umiltà tipiche di un certo teatro contemporaneo), è l’urlo che veniva lanciato dai pescatori alla vista del banco di tonni sulla superficie dell’acqua; superficie dell’acqua che, di colpo, “ribolliva”, emblema metaforico di un’atavica felicità in tempi – i tempi della storia – in cui fame e miseria la facevano da padrone. Specialmente da noi, al Sud, specialmente a Crotone.

Diverse storie, per il novanta per cento vere, come sempre detto da Gallo, sono state abilmente intrecciate dall’attore, formando un nucleo narrativo-teatrale che difficilmente non tiene incollati alle sedie. Storie con le quali Gallo s’è confrontato, anche involontariamente, fin da ragazzo bazzicando nei pressi del porto di Crotone. Storie d’anziani, quindi, di vecchi pescatori unici custodi, forse, di un mondo quasi perduto: un mondo fatto di miseria, appunto, ma anche e soprattutto di esperienze e realtà sociali impregnate da un fascismo che, da noi al Sud, probabilmente, si ritagliava uno spazio di illusioni politiche e di vita. Quel fascismo che dall’alto di un podio riusciva a tenere immobili migliaia di persone e a farle poi urlare di sudditanza per quattro parole gridate al vento.

E poi c’è soprattutto il mare, e i suoi pesci. Una pesca antica ma allo stesso tempo disturbata e disturbante; le bombe, artificio anch’esse della miseria umana, e tutti gli incidenti che di frequente portavano. La repressione, la fame, elementi tutti abilmente tratti fuori da Gallo con estrema bravura e traporto.

C’è un mondo quasi perduto, sicuramente, ma importantissimo da ricordare, per conoscere radici ma anche rami, per capire chi siamo stati e chi siamo. E niente di meglio di un grande monologo teatrale può aiutarci a farlo.

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Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisette anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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