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Recensioni & passaggi:

letture di scambio al TIP Teatro di Lamezia Terme

Si chiama “Del sangue  e del vino” il romanzo d’esordio di Ettore Castagna, pubblicato dai tipi della Rubbettino, inserito nella collana di Vito Teti Che ci faccio qui, e che ieri sera è stato presentato presso la libreria di Gioacchino Tavella a Lamezia Terme, seguendo un format originale tra reading e concerto – mettendo visibilmente in atto la ‘lira’ calabrese e altri strumenti tradizionali – insieme alla voce di Maura Gigliotti e alla coordinazione di un amante dei luoghi e della letteratura tutta, Francesco Bevilacqua, che rispetto al libro ha più volte affermato entusiasta “Il libro più bello letto finora nella mia vita”.

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Il nuovo romanzo di Ettore Castagna, per molti conosciuto come studioso dell’area grecanica e per aver portato avanti negli anni uno fra i più importanti festival culturali in Calabria, il Paleariza, conta 215 pagine ed è denso di una scrittura cangiante, sotto forma di fiaba, con tracce storiche, fantastiche ed etnografiche. Dietro la copertina, curata da Salvatore Piermarini, c’è una Sicilia anni 90’ in un bianco e nero che lascia immaginare contaminazioni e narrazioni magiche.

[quote]“E c’è l’epica di tre generazioni di greci in un’Aspromonte greco. Siamo alla fine del XVIII secolo. Dimitri e Agàti, due profughi arrivano in Calabria da una Creta a ferro e fuoco per l’invasione turca. Si stabiliranno a Selènu, un luogo reale ma fuori da ogni tempo dando vita a una saga incalzante nei ritmi narrativi. Si costruisce da subito un intreccio inestricabile di verità, leggenda, magia, realtà e surrealtà che poi diviene la materia costitutiva di ogni personaggio delineato con forza e, a volte, con volontaria violenza. Ciò a partire dalla loro unica figlia Caterina, strega ed emarginata per scelta e dal nipote Nino che concluderà una breve esistenza nell’intreccio simbolico fra vino e sangue”.[/quote]

Come scrive Pietro Carfì e come ribadito più volte nella libreria lametina, da Francesco Bevilacqua, il linguaggio di Castagna inchioda il lettore e lo porta a riparare più interpretazioni tutte volte a lasciare un segno, a dare un proseguo, nella propria intima memoria, alla storia. E come tutti i grandi romanzieri, Castagna utilizza un linguaggio pieno di verità. Dice infatti Carfì:

[quote]“Un percorso di redenzione, non solo dei protagonisti ma persino del lettore. Qui la verità è più forte di ogni giudizio. È la verità narrativa. Assoluta e definitiva”.[/quote]

Si passa dal comico al drammatico in pochi minuti, e dalla prima all’ultima pagina il ritmo nella lettura è veloce e persuasivo, il ritmo non cambia, non annoia.  Un linguaggio, quello dell’antropologo e musicista Castagna, che diventa assai affascinante e si veste di una verità verace perché composta da un italiano che subito dopo è dialetto, toccando in tutto ciò anche la lingua greca. I personaggi son veri perché parlano nella stessa maniera in cui parlano gli abitanti dell’area grecanica calabrese.

[quote]“L’apocalisse ci mise poco. Quella volta pure meno. Tanto che il terrore gli aveva seccato il lago del cuore, non si ricordavano manco come erano scappati, da che parte e in che modo. Più di quei quattro stracci al petto in un vecchio sacco non s’erano potuti parlare…”[/quote]15871125_1585553854804568_2073667238_n

C’è un’immagine chiara, nitida, in tutto il viaggio percorso da Castagna ed è appunto il ‘viaggio’ stesso. La fuga, il trasferimento, l’emigrazione, la contaminazione, tutta una serie di elementi che appaiono più ri-conoscibili agli occhi del presente, nei mari e nei barconi di profughi che si moltiplicano sempre più ma che, indubbiamente, esistono da secoli.

La Calabria greca è sin da sempre ‘accoglienza’. Basta fare un campeggio estivo da quelle parti, anche per un week-end, per costatare l’ospitalità di quei luoghi, la gentilezza, la cordialità. Un senso greco che ogni calabrese, infondo, possiede, se si guarda bene dentro e fuori di se.

“Piero Camporesi – afferma Bevilacqua – considera il vino l’alter ego del sangue, ch’è insieme elemento di morte ma anche di vita, dunque – prosegue – in quale grande romanzo non si parla di questi temi”?

Nell’etica e nel pensiero dei greci, l’accoglienza era un fatto umano e sentito, “accogliere uno straniero poteva voler dire accogliere Dio – continua Bevilacqua, considerando il libro eccellente e dotato, come afferma Calvino nelle lezioni americane, di tutte le buone cose che un buon romanzo deve avere – Ettore Castagna scrive con una capacità affabulatrice che deriva soprattutto dal suo vissuto in Aspromonte, dalle fiabe dai canti e  da tutta la tradizione orale posta in essere dagli abitanti dei posti”.

Infine, Francesco Bevilacqua si cala in alcune importanti tematiche determinate dalla lettura del testo. “Il senso del sacro. Per l’universo greco tutto è sacro, nulla è privo di questo senso, ce ne parlano Rudolf Otto, Umberto Galimberti, Jung, e dov’è qui il grumo? La differenza del ‘sacro’ nel mondo greco, qui la natura è ‘increata’, viene prima degli dei”

[quote]“La natura è lo sfondo immutabile su cui si dipanano le necessità degli uomini”[/quote]

Nella grecità, dunque, la natura è governata da necessità, secondo i greci si nasceva per morire, il solo fatto di nascere era una colpa “Il tempo dei greci era ciclico – continua Bevilacqua – pensate al grano, la ‘falce messoria uccide il grano’ (De Martino), c’è qui un momento di crisi, rinascerà? Ci sarà un letargo, una morte, una rinascita. Nell’universo cristiano invece il tempo è escatologico” .  castagna

 

 

 

 

 

 

 

 

(Il libro “Del sangue e del vino” è disponibile presso il Bookcrossing curato da Manifest, al TIP Teatro Via Aspromonte Lamezia Terme Cz)  

 

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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