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Tra qualche giorno tutti andranno via, di nuovo, come ogni anno, come ogni Natale passato, tutti, con le loro valigie piene, piene di cose, di ricordi, di nostalgie, piene di occhi, di emozioni, di sogni e utopie, con i loro cuori spezzati, con l’anima ancora una volta dilaniata dalla malinconia o dall’estremo bisogno di fuggire in cerca di una libertà che non troveranno.

Tra qualche giorno tutti andranno via, da Sud a Nord, verso paesi altri, dove nulla cambierà, perché il trasferimento fisico non modulerà quello emotivo. Tutti, si imbarcheranno su aerei, traghetti, saliranno su frecce rosse, giungeranno poi i controllori per i biglietti, ancora una volta da staccare. Un nuovo anno in arrivo, un nuovo numero impresso tra le sveglie dei mattini, tra le menti vaganti di chi viaggia e non si ferma mai, eppure è sempre fermo, tra chi viaggia da fermo e da fermo è in mille posti diversi.

Quando in città arriva il Natale, si vive un’atmosfera carina, nonostante questo Natale sia stato più insolito del previsto, i pendolari lametini che scendono da Bologna, Milano, Roma, ecc, sono sorpresi da chi qui vive tutto l’anno. Arrivano sempre col sorriso, arrivano contenti, e soprattutto ti fermano da lontano per cercar di salutarti, si sente la loro voglia di trasmetterti tutta la mancanza, la felicità del ritorno, e anche la stima, l’ammirazione per te che resti, per chi vive insomma certe situazioni quotidiane, difficili e incresciose. Negli occhi del ritorno, c’è tutta la grinta che manca negli occhi di chi resta e giace invece nella inerzia. Qui mi assale la rabbia.

Quando il Natale finisce e tutti partono, in me c’è la loro armonia, ci sono regali di entusiasmo da parte di chi parte, e c’è tanta tristezza: la maggior parte delle menti migliori sono tutti questi ragazzi in valigia! E la mia città si spopola di nuovo, ancora un’altra volta, questa terra si inaridisce, ed io che resto mi nutro di sentimenti che cambiano ogni millesimo di secondo, cose che mi rendono sopravvissuta al nulla, che mi interrogano e mi rendono sempre più fragile e nel contempo più forte.

Quando tutti se ne vanno via, è un po’ come partire insieme a loro, anche se resti e questo restare fa sempre più male, perché aumenta la consapevolezza di un domani forse più corto di quanto lo si possa  immaginare, perché cresce il dovere di un fare che forse non porterà mai a niente, e che dopotutto è la tua vita.

Quando tutti partono è dura, ed è un gradino in più da salire da sola, verso la crescita, che arriva sempre a rilento, verso le incognite della vita, verso la naturale bellezza delle strade semi deserte e dagli asfalti luccicanti da un sole timido.

Quando certi amici partono il cuore si spezza, poi si ricompone, tu resti perché sei attratta dalle radici che ricoprono una casa, tu resti ma senti il dovere di dire loro che non vinci niente!

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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