I libri della domenica: Sergej Esenin, Poesie e poemetti ~

   Da non intendersi come “libri da leggere la domenica”, il titolo di questa rubrica, che provo ad inaugurare con cadenza, si spera, settimanale, vuole alludere alla domenica come sereno momento non proprio di riposo settimanale, bensì di sincero bilancio su quanto letto, sfogliato, immagazzinato in settimana. Dal lunedì al venerdì è un po’ per tutti una frenetica corsa verso l’esatto e preciso “nulla” domenicale.

   Della domenica (mio malgrado, visto che di questo giorno speciale porto pure il nome) son troppe le cose che cambierei e che, quindi, mi stanno un po’ strette. Qui non le elenco. Tuttavia sulla domenica… mi piace passeggiare spettinato e ancora mezzo addormentato, saltellando con forse inadeguati passi svelti tra la folla benvestita, la folla benvoluta, la folla sempre molto stimata. La folla che proprio non riuscirebbe a concepire la domenica senza il vassoio di dolci.

  
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Sergej Esenin, POESIE E POEMETTI. A cura di Eridano Bazzarelli TESTO RUSSO A FRONTE. BUR, 2016  
Io giro apposta scarmigliato, / Con la testa sulle spalle come una lampada a cherosene. / L’autunno senza foglie delle vostre anime / Mi piace illuminare nel buio. Tra le più celebri, forse la poesia di Esenin per eccellenza, numerata 88 e con titolo “La confessione di un teppista” in questa ottima edizione della BUR, quasi fresca di stampa, arricchita da un’attentissima e non facilissima introduzione di Bazzarelli. Leggo in quarta che si tratta (o meglio, si trattava) di uno dei più grandi slavisti italiani, docente di lingua e letteratura russa a Milano. Dopo poche pagine Bazzarelli riesce a focalizzare in maniera chiara il nucleo d’attenzione principale nella vita e nella produzione di Esenin, “l’usignolo russo”: il solito lavoro d’etichettatura occidentale ha restituito sempre un’immagine del poeta come tipo da “bettola”, un contadino brioso e fantasioso o, perché no, poeta maledetto. Questo – e mi piace l’insistenza di Bazzarelli sul problema – non ha fatto altro che sminuire di gran lunga la produzione eseniana che è di vedute ben più ampie rispetto ad un semplice “immaginismo” del mondo che pure il poeta stesso, tuttavia, richiamò. Tra i veri nodi dell’intricato universo poetico di Esenin, più che una mera vita “dissoluta” e da “bettola” bisogna ravvisare invece l’enorme senso panico di una natura che si fonde senza soluzione di continuità ad un senso religioso cristiano, sì, ma di un cristianesimo che nelle sperdute lande della Russia (per non parlare della Siberia), ancora nei primi del Novecento, si tinge spesso di animismo.  Là, dove gli orti di cavoli / L’aurora annaffia di rossa acqua, / Il piccolo acero succhia / La verde mammella della madre. Ogni filo d’erba sembra possedere vita propria e non diventa simbolo, magari, di una caducità umana, piuttosto che di un ciclo stagionale della vita, diventa invece vera e propria vita alla pari di quella umana. Si è parlato perfino di una visione “francescana” in Esenin. Poeta di bettola, forse, poeta della natura, per certo. Ma anche poeta della “patria”. Quella patria che leggiamo in queste poesie come la Rus’ primordiale; patria che sanguina sotto una rivoluzione da tanti, troppi, auspicata. Ma Bazzarelli, ancora una volta, sottolinea l’unicità di Esenin anche in questo aspetto. “Mentre la patria era vista e cantata da Tjutcev e da Blok per così dire, dall’alto, Esenin la vede, la ama e la canta dal basso: se ne sta coricato sull’erba di un prato o di un campo di grano, o vicino a un mucchio di letame, ai piedi di una amata betulla o di un’amata muccharella”. Voce di contadino, dunque, quella di Esenin, più che voce da intellettuale o letterato del suo tempo. Voce che se parla d’amore, di patria, di mucche, di letame… arriva sempre dritta al cuore. Voce quanto mai autentica e vera in questa perfetta edizione BUR, fedele all’opera editata da Esenin in persona e, anzi, arricchita da un cospicuo numero di poesie “non inserite da Esenin nell’edizione originale”. E sono una più bella dell’altra.

Dalla quarta di copertina: Come ha scritto lo scritturo russo Michail Osorgin: “La poesia di Esenin poteva irritare, mandare in bestia, far esultare, secondo i gusti. Ma essa poteva lasciare indifferente solo l’uomo disperatamente indifferente e incapace di percepire”.

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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