“Al di là delle dune” di Domenico Benedetto D’Agostino

“Noi che però siamo ancora vivi, dei morti non possiamo fare altro che raccontarne le storie, ché almeno nell’ingenua ed effimera vita di una pagina essi possano tornare a parlarci”

 

Un filosofo, un letterato, due donne, due vecchi e due bambini sono impegnati in una lunga e misteriosa escursione. Nel corso della passeggiata, che somiglia sempre più ad un viaggio, il gruppo si intrattiene in semplici ed erudite discussioni. Quasi essendo un tutt’uno con la natura, i viandanti faranno tappa in un vecchio paese apparentemente abbandonato e, tra tavole imbandite, memorabili incontri e percorsi accidentati, riprenderanno il cammino verso una meta cruciale: le rive del mare, al di là delle dune di sabbia, dove potrebbe forse compiersi un destino più grande del previsto.

“Al di là delle dune”, pubblicato da A&B editrice, è il romanzo d’esordio di Domenico Benedetto D’Agostino.

Un libro pieno, una storia che il lettore segue con interesse perché, sebbene incuriosisca la meta, è la ragione del viaggio a tenere incollati alle pagine, è ciò che i protagonisti vedono, sentono, respirano, gustano, ciò di cui parlano.

Catturano e incuriosiscono anche le descrizioni come quella del piccolo borgo pieno di silenzio e di cose belle che non hanno un prezzo perché “la bellezza è una di quelle poche entità esterne all’essere umano e, in quanto tale, non può essere monetizzabile”; oppure quella del giardino in cui si possono mangiare fichi e ciliegie nello stesso periodo dell’anno, quasi un Eden moderno che potrebbe trovarsi dietro l’angolo o in nessun luogo; o ancora la scena della cena in cui le donne tagliano le fette del pane appoggiandolo al petto.

Il cibo occupa un posto importante all’interno del romanzo perché a tavola avvengono gli incontri, le disquisizioni, i confronti. La descrizione del banchetto sembra quasi mostrare una scena tipica dei film di Ferzan Özpetek, in cui i protagonisti si ritrovano uniti, vicini e lontani al tempo stesso.

Meraviglioso, inoltre, il passaggio in cui il narratore ci ricorda che alle cose si dà un nome solo quando si è felici: “Signorina, lei ricorda bene i nomi di quei posti perché probabilmente quando li ha visitati era felice”. L’importanza della parola, dunque, dei nomi che sanno salvare quando ci riportano alla mente ciò che non vogliamo dimenticare e ci feriscono quando di quei ricordi vorremmo non conservare più nulla.

Un romanzo che si gusta lentamente, un viaggio che si fa insieme ai protagonisti, una strada che si percorre con loro e, infine, un mare che si guarda dalla stessa prospettiva e una salsedine che si sente sulla propria pelle.

Buona lettura a chi non si arrende e va avanti per la sua strada nonostante “le partenze siano sempre un pugno nello stomaco”. Buona lettura a chi non si accontenta e va oltre mettendo in conto che “alcune notti non si danno pace”. E infine buona lettura a chi ha fatto finalmente pace con sé stesso perché “non c’è soddisfazione più grande di questa: riconoscersi e accettarsi per quello che si è”.

 

ALESSANDRA D’AGOSTINO

 

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.