San Valentino/Alternativo o di come una fiaba non sempre lo è

E vissero per sempre felici e contenti. Oddio, forse non proprio per sempre…Passato qualche anno il principe mostrava un’avanzata calvizie che non lasciava presagire nulla di buono e dopo la storia che aveva trovato moglie, diciamocelo pure, s’era lasciato un po’ andare: aveva abbandonato tornei di scherma e battute di caccia, neppure una partitella a cricket ogni tanto…con la non secondaria conseguenza che aveva messo su più di qualche chilo di troppo. E tale circostanza, insieme alla suddetta calvizie, aveva ridotto, se non proprio annientato, il suo leggendario charme.

Inoltre, Cenerentola aveva purtroppo constatato com’egli avesse ben poco dello smalto che le era parso di intuire la sera del Gran Ballo: sarà stato un bicchiere di champagne in più o quelle maledette scarpe che le avevano martoriato i piedi e forse limitato le capacità di giudizio? Lo avrebbe chiesto volentieri alla Fata Madrina, se da quella sera non fosse sparita nel nulla così come aveva fatto negli anni di schiavitù presso la matrigna…

Il suocero poi era diventato insopportabile: non si era mai rassegnato all’idea che il principe non avesse sposato la principessa del vicino reame di Soleilcouchant, che in fondo non era poi così male per quel bonzo di suo figlio, e di certo più redditizia da un punto di vista finanziario e più conveniente per ragioni di Stato che la pur bella e sagace Cenerentola.

Anastasia e Genoveffa, infine, seppur sempre brutte e antipatiche, avevano ereditato non pochi quattrini dal defunto padre di Cenerentola e ne avevano approfittato per andarsene in giro per il mondo. Brutte e antipatiche, ma certamente più libere della sorellastra, incastrata nel castello e nel cerimoniale al quale proprio non riusciva ad abituarsi, con somma disperazione del Gran Ciambellano che ancora dopo anni doveva ricordarle i nomi dei notabili e degli aristocratici di corte.

E insomma, la giovane s’era fatta infine persuasa che i castelli, gli abiti e le ricchezze del suo principe consorte potevano non dico lenire, ma quanto meno distrarla dal quel matrimonio non così ben riuscito e, – ammettiamolo! magari un tantino affrettato. Del resto, c’era pur sempre qualche giovane e inesperto diplomatico mandato in quel regno dimenticato da Dio a farsi le ossa… con buona pace dei sudditi che continuavano a osannare la coppia reale nelle occasioni ufficiali e di quei tali che dall’altra parte del mondo scrivevano fiabe menzognere che l’industria editoriale vendeva così bene.

Daniela Costanzo

Archeologa. Bibliofila. Abibliofoba. Lettrice vorace, scrive fin da quando è in grado di farlo, ma declina puntualmente la responsabilità di spiegare i contenuti, con l'elegante pretesto che "la penna ne sa di più di chi scrive".

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