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Approfondimenti

Stuprum

By Daniela Costanzo
12 Settembre 2017 2 Min Read
0

 

La parola deriva dal latino deriva un suono cupo, malvagio, che nella U tonica sembra toccare viceversa il punto più basso delle azioni umane.

Dal latino stupru(m) “disonore, vergogna”, dapprima in senso generale, “fatto stupefacente”, della stessa famiglia a cui appartiene stupire “stupire, essere colpito”

La parola e l’azione stupiscono, colpiscono chi la ascolta, ma soprattutto chi le subisce perché è la stessa radice di qualcosa che lascia interdetti, incapaci di muoversi, di parlare, di reagire. Una cosa che agghiaccia, una violenza che paralizza.

[quote]

Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! […]

È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata*.

 [/quote]

 

Negli ultimi giorni si legge e si ascolta qualsiasi cosa, frasi odiose che dietro lo schermo di una tastiera pontificano sulle intenzioni, sulle reazioni mancate, sulla presunta complicità di chi vittima non sarebbe, ma complice e anzi provocatrice subdola, meritevole di punizione.

[quote]

Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere… Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile*.

[/quote]

Io solo a grande fatica riesco a mettere insieme qualche pensiero su questo argomento e non posso non pensare a Franca, alle sue belle labbra che pronunciano parole tremende, specchio lontano di un orrore che pochi possono (o vogliono?) immaginare. Le frasi si incagliano e sento nello stomaco un peso che subito si tramuta in nausea e istinto di vomitare.

[quote]

“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.

“Muoviti puttana fammi godere”.

Sono di pietra*.

 [/quote]

Ma nel senso comune più becero e machista la violenza sessuale da sopruso subìto diventa onta della vittima, stigma sociale che si condensa nella brutale lapidarietà del “se l’è cercata”, “sicuramente le è piaciuto”, “sono pur sempre uomini”.

[quote]

Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.

Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…

Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani*.

 [/quote]

Ecco, in questa tremenda realtà vorrei che la vergogna fosse giustamente quella di chi lo stupro lo compie, di chi è complice anche solo tacendo, di chi ne parla sui giornali con pruriginosa pornografia per un click incassato o una copia venduta in più.

* Franca Rame, Stupro, 1975

Stupro, monologo di Franca Rame

Letto: 6
Daniela Costanzo

Archeologa. Bibliofila. Abibliofoba. Lettrice vorace, scrive fin da quando è in grado di farlo, ma declina puntualmente la responsabilità di spiegare i contenuti, con l'elegante pretesto che "la penna ne sa di più di chi scrive".

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Daniela Costanzo

Archeologa. Bibliofila. Abibliofoba. Lettrice vorace, scrive fin da quando è in grado di farlo, ma declina puntualmente la responsabilità di spiegare i contenuti, con l'elegante pretesto che "la penna ne sa di più di chi scrive".

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