Saturdiary: diari del sabato ~ Il mio ultimo esame.

[Cosa ascolto: Starry Eyes – Cigarettes after sex]

   Che poi “gli esami non finiscono mai”, come dice una di quelle locuzioni neoproverbiali tanto di moda, forse, all’interno dell’ultimo paio di generazioni. Ma questo è un altro discorso. Piuttosto, reduce dall’ennesimo tentativo di dare ordine alla mia stanza, butto giù qualche rigo con l’unico scopo di trovare qualcos’altro da fare. Sì, perché non si tratta affatto di un lavoro semplice e banale.

   Quando hai una lista pressoché infinita di cose da fare e una malformazione alle capacità di discernere il prioritario dal superfluo, allora che criterio utilizzare? Il caso? La pura e semplice voglia del momento? Forse. Sta di fatto che scrivo, riordino gli ultimi libri arrivati, tempero persino qualche matita spuntata e in questo preciso istante sta per balenarmi la malsana idea di ricopiare tutta la rubrica telefonica di casa sul nuovo quadernone azzurro comprato qualche settimana fa. Tutto ciò quando forse sarebbe più opportuno mettersi a studiare per il mio ultimo esame, ormai imminente.

   Ma Claudio Magris, sul mio comodino, mi pizzica l’orecchio destro istillandomi la voglia di intraprendere con lui un altro viaggio di non molte pagine. Mi dice, ad esempio, che “viaggiare è una scuola di umiltà” (*l’infinito viaggiare), ed io lo interpreto come un sussurrato invito a prenderlo per mano e lasciarmi andare, dimentico di qualsiasi dovere quotidiano. Esenin, dal canto suo, vorrebbe continuare ad accompagnarmi lungo le terre più selvagge del suo cuore e della sua Rus’ di primo Novecento e poi c’è quell’ultimo numero di Topolino, comprato con non poca emozione qualche settimana fa, che mi fissa un po’ deluso come a dirmi: “visto? Hai voluto comprarmi con tanto amore ma non sei riuscito a trovare neppure qualche minuto per sfogliarmi”. E questi sono solo i libri.

   Qualche locandina sparsa qua e là s’investe dell’importante compito di ricordarmi sempre e comunque le numerose attività di cui sono promotore, ideatore, insomma tutta una serie di “cose che succedono” perché l’ho voluto anche io. Perciò zitti zitti… pedaliamo. Di molto positivo c’è questo bel bicchiere a pois, mezzo pieno o mezzo vuoto di un’ottima spremuta all’arancia e poi la mia bottiglietta d’acqua, salvagente di qualsiasi attimo d’ansiosa ipocondria, quando, cioè, arriva un leggero fastidio in una zona precisa della testa e già il cuore parte in quinta, senza spuntare, e ti consiglia di pensare alle tue ultime volontà. Ma con lei, la mia bottiglietta d’acqua, tutto ciò non succede. Fai un sorso… e i piedi ritornano sulla terra.

   Ma cosa c’è nella letteratura greca di tanto noioso da non riuscire a farmi innamorare? È così intrisa di passioni, dolori, gioie, sarcasmo, amori… ma che dico, anzi! È proprio lei la creatrice di tutte queste cose, il calderone primordiale di uomini e di storie, il mio autentico vaso di Pandora, responsabile delle numerose promesse fatte a me stesso fin da ragazzino: “Studierai. Studierai per sempre e studierai per sempre il passato. Studierai per sempre il passato per capire sempre il presente e prepararti al meglio al futuro. Capito?”. Ma col senno di poi… ravviso, ormai, questo mio mancato slancio vitale sui libri da studiare per gli esami nella mia mutata concezione di “sapere” e “conoscenza”.

   A pochi giorni dalla prova, il cielo sopra la mia stanza è coperto. Se lo guardo quasi mi manca l’aria. “Come potevo studiare, professore, con il cielo in quelle condizioni?” potrei provare a dirgli. “Se vuole posso dirle di quella volta che Claudio Magris...”

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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