Il Re non era soddisfatto. Proprio per niente.

Fra poco ci sarebbe stata quella cerimonia, e lui non voleva fare brutte figure. Lui odiava le brutte figure.
E, soprattutto, detestava essere pronto e organizzato sempre prima degli altri. Non che gli dispiacesse; amava fare le cose prima di tutti, e arrivare con largo anticipo agli appuntamenti.. ma pretendeva che gli altri si conformassero a lui.
Accidenti. Non era forse il Re?
E non era nel suo diritto di fare… di fare….
Che strano.. non sapeva cosa doveva fare. Era una cosa molto buffa che gli capitava spesso; non sapeva perché fosse Re, e perché tutta quella gente gli girasse attorno. Sapeva che era così, e per lui era sufficiente.
Anche se più passavano i giorni e più si fermava a rifletterci sopra.. c’era qualcosa di strano, e..
“Mio Signore!Mio Signore!”
Il Re si irrigidì, e di colpo dimenticò tutte le sue riflessioni.
Lei era arrivata, dunque. E come al solito portava scompiglio.
Il Re aveva il viso livido di rabbia , ora; non sapeva come era stato possibile convincerlo a sposarla!
Per la verità non ricordava neanche quando fosse successo; sapevo solo che era così, e questo bastava .Ne aveva abbastanza di lei, però; era ora di farle aprire gli occhi.
Distolse lo sguardo dallo specchio, e si girò verso di lei, cercando di fare la faccia più austera che gli riuscisse.
“Donna- le disse severamente- ne ho abbastanza dei tuoi strepiti! Oggi è il Grande Giorno, e assolutamente dobbiamo brillare di fronte a tutti. Oggi più che mai. Quindi- tornò a girarsi verso lo specchio- confido che ti comporterai con dignità e decoro. Hai qualcosa da aggiungere?”.
Lei stava per dire qualcosa, ma il tutto le morì sulle labbra.. e gli occhi le si riempirono di lacrime.
Erano anni che era così.. quel maledetto muro che si frapponeva fra loro non aveva nessuna intenzione di scomparire.
Anzi, sembrava aumentare ogni giorno di più.
Deglutì. “No, mio signore- rispose, con voce tremante- sarò decorosa, secondo i vostri desideri. Sarete orgogliosa di me!”. Aveva un carattere allegro, e nonostante la miseria e la tristezza della sua vita, non riusciva proprio a perdere la sua vera essenza.
Ed era l’unica cosa che la tenesse in vita.
“Questo potrebbe non essere nei miei desideri”, le disse minacciosamente, e se ne uscì superbamente dalla stanza.

Il ragazzo voleva avvicinarsi a lei, ma si bloccò. Esitava a farle notare la sua presenza, perché capiva da quanto tempo ormai lei si trovasse in quella situazione, e ne soffriva enormemente.
Aveva sempre avuto un animo gentile- conservarlo in quell’orribile posto era stata davvero un’impresa- e spesso le sofferenze delle persone che amava se le trovava inevitabilmente sulle spalle.
E lui amava quella eroica e infelice fanciulla.
Avrebbe voluto strapparla a quell’infelice destino, condurla in luoghi lontani pieni di profumi inebrianti, farle respirare la.. la… come si chiamava? Gli sfuggiva.
Che strano, pensò. Non era la prima volta che qualcosa che sapeva di avere bene in mente gli sfuggiva poi dalla mente; eppure non una delle sue mansioni erano svolte male.. si ricordava ogni piccolo dettaglio alla perfezione.
Eppure, quando si trattava di dare voce a certi pensieri, a esprimere certi concetti, a ricordarsi della sua vita e della vita delle persone in quell’infelice luogo.. sopraggiungeva l’oblio.
Eppure, non poteva fare a meno di rifletterci su. Sentiva che nella sua vita, nella vita di tutti loro che vivevano lì , esisteva un terribile segreto che essi avevano dimenticato. E presto sarebbe esploso davanti ai loro occhi.
Se lo sentiva nelle ossa.

Il Mago sorrise. Mancava così poco.
L’evento di quel giorno- l’ennesimo ripetitivo cerimoniale- sarebbe stato il suggello di tutto ciò che aveva fatto finora.
E avrebbe vinto. Senza alcun dubbio possibile.
Un piano lungo, laborioso e a volte frustrante.. ma alla fine lui aveva visto giusto. Aveva fatto la scelta giusta. E ora, il tocco finale.
Tirò fuori dal suo cassetto personale la pietra blu che portava sempre al collo in tutte quelle cerimonie, e se la mise addosso.
La pietra emanò una luce sinistra e gli occhi del Mago brillarono. Era pronto.
Lo sentì arrivare- ormai aveva imparato a memoria i suoi passi- e sorrise.
L’ultimo tassello della sua opera era destinato a compiersi, quel giorno.. e quel cieco e ingenuo Re sarebbe stato ancora una volta l’inconsapevole artefice di tutto.

Di nuovo, inesorabilmente, era tutto pronto.
Il Re entrò nel padiglione dai mille colori, e si sedette, guardando furiosamente la Regina che si ostinava a guardarsi attorno, e a salutare la plebaglia.
Non cambierà mai, si disse. E lui ormai ne aveva abbastanza.
Lei si accorse del suo sguardo, e abbassò la testa per nascondere le lacrime, sedendosi pesantemente.
Il ragazzo la vide, e scacciò la rabbia che gli saliva in corpo per l’ennesima umiliazione di quella solare e gentile regina… come si poteva permettere che un essere così nobile vivesse nelle grinfie di un Re così insensibile e grossolano? Ma lui chi era , per intromettersi? Era solo un semplice intendente.
Eppure.. eppure erano tre giorni che la sua mente si faceva delle domande; domande che di solito non si poneva mai.
Aveva osservato il Re; ebbene.. sembrava avere la sua stessa età.
Lui non ricordava bene quanti anni avesse; ma non era questo il punto.
Il punto era che .. che sentiva che il suo passato avrebbe dovuto raccontare molte storie, riguardo a se stesso, e a tutti quelli che vivevano in quel malinconico Reame.
Qualcosa ne suo cuore pulsava, dolorosamente e fortemente, quando la sua mente si apriva.
Di solito, faceva ciò che era suo dovere, e basta.. ma da qualche giorno le cose erano cambiate.
E non aveva intenzione di smettere. Sentiva che avrebbe avuto presto molte risposte.
Un brusio lo riscosse dai suoi frenetici pensieri. Quel brusio, anzi.
Ormai era tristemente familiare.
Le impassibili guardie portarono l’uomo. L’uomo a cui era toccata in sorte la cerimonia.
Il ragazzo rabbrividì, e il suo cuore si contorse dolorosamente, pensando a quando era toccato a sua sorella. E il dramma era che non ricordava perché era toccato a lei. Era successo e basta, e questo sarebbe dovuto essere sufficiente.
Ma non era così. Lui sentiva che tutto questo era un’enorme ingiustizia.. ma ancora c’era una buia oscurità che gli impediva di trovare il perché di tutto questo.
Si concentrò sulla tremenda scena che stava per accadere. Vide l’uomo –coperto solo di pochi stracci insanguinati- tremare dal freddo; vide il Re alzarsi pesantemente e solennemente; lo vide lanciare un’occhiataccia alla Regina che subito si alzò sussultando ; vide il Mago avvicinarsi al Re. Lo vide poggiargli una mano sulla spalla. Il Re si rivolse all’uomo inginocchiato ai suoi piedi,e disse semplicemente:”Ripeti”.
L’uomo era scosso dalle convulsioni; evidentemente aveva già la febbre alta, e stare lì in quella posizione e con quei miseri cenci non faceva che peggiorare la situazione.
Non rispose quindi subito, e il Re divenne paonazzo dall’ira.
Lanciò uno sguardo di fuoco alle guardie, che cominciarono a bastonare il poveretto.
Il ragazzo era sdegnato, e avrebbe voluto intervenire. Ma era la cerimonia.. quindi forse era giusto così.
“Basta!Fate basta!”. Era la Regina.
Il Re sembrò scoppiare. “Donna- disse minacciosamente- stai attenta a quello che fai”.
Lei sembrò che neanche lo udisse. Con stupore di tutti, si tolse la sua pelliccia dorata e la mise sulle spalle dell’uomo. “Ma non vedi- disse – come è malato? Non riuscirebbe mai a recitare tutta la solfa che ogni volta propiniamo a qualcuno! Succederebbe come a tutti gli altri.. morirebbe ben presto. E mi chiedo con quale cuore ogni volta ordini questa triste parata. Non sappiamo neanche se lui e tutti quelli prima di lui erano colpevoli o no.”.
“Mia signora- disse mellifluamente il mago- poni un freno alle tue parole; devo forse ricordarti che questa è la Cerimonia? Da anni si svolge, e la Commissione presieduta da me indica chi ne sarà il protagonista. E ogni volta, il Re si è trovato d’accordo con le prove schiaccianti che gli ho portato. Non c’è nulla da discutere, mia signora; egli è colpevole, e morirà comunque.. con o senza la tua pelliccia”.
“E chi ci assicura che la Commissione sia nel giusto? Essa non ha risparmiato niente e nessuno: nobili e popolani, mercanti e guerrieri.. e niente che ci venga detto sul Perché. Io sono stufa di vedere morire il mio popolo, sono stufa di vedere la tristezza in questo maledetto Regno, sono stufa della durezza sua -indicò il Re, che sbiancò in volto- e sono stufa delle tua arroganza. Chi ci dice che tu sia nel giusto?”.
Il Mago non sembrò perdere la sua sicurezza. “Sono un Mago, sono IL Mago- rispose- e da anni dirigo questa Commissione. Ma non meriti neanche che io sprechi il mio tempo per risponderti; le tue parole e le tue azioni ti condannano. E penso che il mio Sire sia d’accordo con me”. Gli lanciò uno sguardo sfuggente, e il Re si affrettò ad annuire. “Ho cose ben più importanti da fare che stare a rispondere alle tue ennesime follie, donna- gridò- E’ora di farla finita con te”. Girò lo sguardo verso il Mago, come per avere la sua approvazione.
E in quel momento, il ragazzo notò un particolare.
Qualcosa scattò nella sua mente, e il suo cervello prese a girare freneticamente.
E gli sembrò di vedere una luce oltre il buio.

Ricordò un tempo, e gli sembrò lontano anni luce.
Un tempo dove c’era il sole. E come per magia, il ricordo di quel sole gli illuminò del tutto la mente, strappandogli via quell’invisibile maschera che aveva addosso.
Ricordò chi fosse. E questo lo sconvolse per un attimo.. ma poi il perché di tutte le sue strane sensazioni di quegli ultimi giorni. Lui SAPEVA.
“Rèbel”, sussurrò, quasi stupendosi di poterlo di nuovo pronunciare. Il suo nome.
E quella consapevolezza cambiò tutto.
“Mago”. Quelle parole gli uscirono così facili.. per tanto tempo gli aveva provocato terrore il solo pensare a quelle quattro lettere.
Ma ora ricordava. Ricordava tutto.
Il Mago si girò,e lo squadrò con fastidio. “Che vuoi, ragazzo?-disse- E abbassa il tono. Sai bene che hai di fronte”.
“Certo- disse Rebel, con un tono fiero che stupì tutti- se fossi quel misero, infelice e timido inserviente che ti hai contribuito a plasmare, dovrei chinare il capo in fretta. Ma non lo farò. So bene chi sono, per tua immensa sfortuna”.
Seguì uno strano silenzio, quasi di terrore: tutti ne erano permeati, come se quello che stava dicendo potesse far cadere tutti dentro un nero pozzo senza fondo. “Strano- pensò Rebel, accorgendosi di quell’atmosfera- la verità è spesso la cosa più terribile . Ma io non la temo più”.
Scese i gradini della tribuna, e si mise davanti alla regina, sorridendole. Aveva trovato il coraggio anche per quello. Lei lo fissò, e qualcosa di strano la fece rabbrividire. Era come se potesse vedere per un fugace attimo le quinte di un misterioso ma allo stesso tempo familiare palcoscenico. E aveva una tremenda paura che quel sipario si richiudesse per sempre.

“Ho una storia da raccontare- disse Rebel- è lunga, ma interessante, Mago. E credo che a tutti possa piacere. Poi potrai continuare nelle tue cerimonie, se così ti piace”.
Il Mago gli sorrise con disprezzo. “Basta che non ci metti troppo- disse- abbiamo di meglio da fare che sopportare le esibizione di un paggio annoiato”.
“Soddisferò tutti , vedrai, mio signore”, disse Rebel, senza recedere da quella nuova fierezza.
“Nessuno di noi è quello che crede di essere”, disse con un tono glaciale. Il silenzio attorno a lui ora si poteva quasi toccare con mano.
“Mi chiamo Rèbel, e un tempo sapevo molte cose di questo posto”. Alzò lo sguardo per comprendere in un sol momento tutto ciò che lo circondava.
“Il Re ero io.”. Cadde un silenzio attonito e ostinato. Molti chiaramente cominciavano a pensare che fosse pazzo, ma lui non se ne curò.
“Sì, ero io-ribattè con maggior decisione- e ora vi dimostrerò che ho ragione”. E così, con calma e freddezza glaciale, cominciò a raccontare la storia del Palazzo e della loro terra, ricordando quando e come era stata fondata, e le guerre e i dolori che aveva dovuto sopportare.
Descrisse le stanze piene di quadri e statue rare e meravigliose, degli archivi del Palazzo, dei trattati con i popoli vicini, delle fastose cerimonie che i vari Re avevano svolto in innumerevoli anni.
E raccontò di lei.
La Regina Nylèn- lei sussultò e sorrise tremando nel risentire il suo nome obliato- .. Ricordò a tutti di quando era giunta a Palazzo, di come il suo carattere allegro ma allo stesso tempo saggio e profondo l’avesse subito rapito , e di come la sua originalissima voce avesse conquistato ben presto lui e tutti loro.
Non negò la difficoltà sempre crescente nel regnare, né le lotte che aveva intrapreso e quelle che sarebbero dovute venire.
Ma oltre alla regina, aveva suo fratello e sua sorella a fianco,e la sua forza aumentava.
“Eppure – sospirò – accadde che Rìmil-mia sorella- sparì. Ora rammento tutto, non dubito di COME avvenne. Con quest’assurda cerimonia di oggi. Già all’epoca ero diventato quel misero paggio.
E ora, eccoci, tutti noi- un intero Regno!- ci prestiamo a questa insulsa buffonata!Volete sapere il perché?”.
Erano ammutoliti tutti. Rebel, guardando i loro occhi fissi nei suoi, capì che avevano finito di prenderlo per un folle, e lo imploravano di continuare.
Guardò Ylèn, che gli strinse la mano, sorridendo.
Allora non ebbe più dubbi di sorta.
“Il Mago- puntò il dito con durezza- si chiama Ifil, e a lungo fu esiliato da mio padre. Si diceva che non fosse proprio un’eccellenza nel suo campo”.
La gente tirò fuori qualche sorrisetto sarcastico. Ifil divenne rosso di rabbia, ma era come incantato anche lui da quella voce.. stava perdendo tutta la sua arrogante sicurezza.
“E lui- continuò Rebel- né combinò di grosse, e per evitare altre grane mio padre lo mandò in giro per il mondo. Un giorno- che sia maledetto!- tornò.. e io decisi di fidarmi di lui, sperando che il suo esilio avesse dato frutti.
Li aveva dati, ma non nel senso che speravo io.
Tornò trasformato, sicuro e tremendamente arrogante; in tutto voleva sempre avere l’ultima parola, finendo per decidere sempre lui ogni cosa. E spesso lo vedevo confabulare animatamente in compagnia di mio fratello, che ben presto cambiò divenendo chiuso e terribilmente preciso, lui che era sempre stato uno spirito libero.
E alla fine, mi svegliai un giorno.. con il buio nella mente.
Sapevo solo che dovevo fare. Agire. Pulire. Obbedire.
Fu l’inizio dell’incubo per tutti noi”.
La gente cominciò a montare un’enorme brusio. Tutti si avvicinarono costantemente a Rebel e alla Regina, fissando con occhi minacciosi il Re e il Mago.
Ifil sentiva che l’equilibrio si stava spezzando, ma lui aveva ancora la sua carta da giocare, perché il centro del suo segreto ancora non era stato scoperto.
Bastava solo attivare di nuovo, in un modo ancor più potente, la sua magia, e…..
“Non è tutto”. Sussultò. Rebel riprese a parlare, e il Magò sentì il cuore venirgli meno.
“Sapete perché il buio dentro di me se ne è andato?”. Fece una pausa, e sentì che tutti quasi si sporgevano fisicamente verso di lui.
“Perché- riprese, con voluta lentezza- ho visto un particolare.. è come quando si nota una cosa evidente, ma che per tanto tempo passa quasi inosservata. E ci stupiamo di come sia potuto accadere”. Si allontanò da tutti loro, e si avvicinò al Mago.
Si fissarono per qualche minuto negli occhi, e le verdi pupille di Rebel non ebbero più dubbi: ormai l’aveva in pugno.
Con uno scatto repentino, strappò il medaglione dal collo del mago, e con rabbia lo frantumò gettandolo per terra.
Un acre fumo avvolse tutti, e ammorbò l’aria.. ma durò lo spazio di un attimo.
Subito dopo apparve un sole caldo e accecante. Era tanto tempo che non vedevano uno spettacolo del genere..
Il Mago crollò per terra, respirando affannosamente. Rebel lo ignorò, e si rivolse al fratello. “Rasel- disse, gustando di nuovo il suono di un nome- come vedi, anche il tuo oblio è finito. Quel medaglione imprigionava tutti noi, tutti i nostri ricordi, tutta la nostra consapevolezza, tutti i nostri sentimenti.. la paura ci governava, la paura di dover fare qualcosa ad ogni costo, per non sentire il vuoto. Ma ora.. ora tutti ricordiamo chi siamo!- urlò, rivolgendosi a tutti- e possiamo ricominciare.. come prima. Andando avanti!”.
Un applauso scrosciante fece tremare tutta l’area, e Rebel sorrise. Era tanto che non vedeva sorridere, e che non sorrideva lui stesso. Guardò la Regina, e il suo cuore fece un balzo. Lei sorrise a sua volta, e tanto bastò.
“E di lui che ne facciamo?”, disse Rasel, trovando finalmente il coraggio di parlare.
Rebel riflettè. Avrebbe voluto che morisse all’istante, avrebbe voluto incenerirlo.. L’odio lo stava pervadendo.
“Io ho un’idea”, disse la Regina, con gli occhi che le brillavano.
Rebel la guardò, e attese. Lei era nella fase che lui spesso si era divertito a definire”compositiva”.Stupiva sempre tutti, in quella fase. Più del solito, comunque.
“Facciamogli provare quello che abbiamo passato noi, vedendo i nostri amici e le persone che amiamo soffrire al freddo. Ma- disse- adesso c’è un bel sole. Lasciamolo senz’acqua. Chissà che non capisca cosa ha provocato a tutti noi. Forse potrà cambiare”.
Rebel annuì, e sorrise. Eccola, la Regina dei suoi sogni. Tenace e dura , se necessario, ma dal cuore gentile e speranzoso.
Non ci fu bisogno di parole. Lentamente, tutti tornarono alla proprie case, e alla propria vita.. nessuno di loro sarebbe stato quello di prima, questo era certo.
Ma quella lunga era di buio aveva forse rafforzato la loro intima natura, e essi sarebbero stati molto più tenaci e resistenti di prima.
Nessuno degnò di uno sguardo il Mago, nemmeno Resel;e non lo faremo neanche noi.
Rebel e Ylèn furono gli ultimi ad andarsene.
Il lungo buio era stato straziante, ma il Re sentì che non era bastato a separarla da lui.
Quello che era accaduto non si poteva cambiare, ma ora il loro legame era più forte; sapevano cos’era accaduto, e avrebbero condotto quel regno su vie sicure; non sarebbe stato facile, ma ci sarebbero riusciti.
Il Re chiuse gli occhi. Era provato, non era stato uno scherzo andare contro un Mago, anche se ridicolo e vergognoso. Lei lo guardò, e sospirò.
“Rebel- disse- apri gli occhi”. Cosa?”. “Apri gli occhi”.
Lui lo fece, fissando quegli occhi brillanti, di un castano chiaro con riflessi verdi. Occhi magnetici.
“So perché li chiudi- disse lei infine-. Ma non pensare a quello che è successo. La tua intelligenza e la tua curiosità hanno salvato tutti noi. L’hai conservata anche da paggio”. Rise.
“Certe cose non vanno via”, disse Rebel. “No- rispose lei, seria- ma avendole vissute, sono andate. E sappiamo cosa ci hanno insegnato. Sta a noi scacciare la paura che ritornino. Noi ora siamo più forti”.Gli strinse le mani, e lo tenne a sé.
Lui annuì a lungo, e tenne gli occhi aperti

Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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