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E infine, eccoci qui a raccontare la tredicesima discesa in Calabria ( almeno secondo fonti ufficiali).

Un’altra settimana condita di amicizie sempre più reali e solide, di abitudini che nulla hanno a che vedere con la noia e con la ripetitività, di accoglienza non più verso il “nordico” che scende al Sud e se ne torna arricchito e senza pregiudizi, ma verso uno che in Calabria è di casa.
E quando una cosa fa parte di te, ne vedi sia le difficoltà che i pregi. Tendo, per carattere, a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, e quindi mi viene da dire che questo meraviglioso posto, pur sempre turbato da quella tremenda realtà che brucia negozi, uccide persone e schiavizza intere regioni, non riesce a vincere, contro la bellezza di un piccolo teatro che sprizza cultura da tutti i pori- non dimenticherò mai l’incontro con il grandissimo storico Maurice Aymard- , che attira persone di tutte le età, sconfiggendo quella mania ossessiva che da anni divide le persone in artefatte e false generazioni: e quella immensa piovra non riuscirà a sconfiggere le vere e affettuose, oneste amicizie, che trovano la massima felicità in una gita al parco o in una caccia selvaggia a libri rarissimi e a costo popolare: tanta polvere addosso, ma enorme soddisfazione per aver trovato libri ormai creduti impossibili da reperire!
E non sarà mai sconfitta l’allegra condivisione di speranze scrittorie per il futuro, progetti di vita e respiro della primavera che sboccia felice e impavida.
Nè potrà oscurare il tranquillo conversare in tre su un divano, uniti da un dolore simile, che passa dalle cose serie alle più assurdamente allegre, sempre in punta di piedi, lontani dalle preoccupazioni inutili di tanti che non hanno vissuto quelle perdite tremende che uniscono più di tanti discorsi.
E nemmeno potrà perdersi quel ritrovarsi dopo mesi con amicizia e affetto ancora intatti, andando contro quella moda,purtroppo sperimentata spesso in questa mia ancor giovane esistenza, che fa sparire rapporti umani al primo soffio di vento.
No, per me Calabria è anche e soprattutto questo: rapporti umani veri, che durano e dureranno nel tempo.
Spero per sempre.
Alla prossima!

Di Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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