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Temporale
Pensierini

Come un temporale che ritorna.

By Giorgio Curcio
13 Settembre 2018 2 Min Read
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Bevo un altro sorso di rugiada, uno po’ di bicarbonato e limonata. Fuori un lampo spalanca il cielo, squarcia il buio rumoroso e un soffio di vento si insinua tra i capelli. I miei, quelli un po’ indefiniti, in tinta con i miei pensieri.

E mentre settembre irrompe come il temporale che mi circonda, mentre il telefono squilla ancora e mi ricorda quella notifica non letta e i miei piedi, irrequieti, si dimenano a ritmo incessante, mi accorgo che so di non sapere dove sto guardando. Dove si perde, oltre la finestra, il mio sguardo. Dove si spegne, leggera, questa musica in sottofondo.

C’è quel quadro alla mia sinistra, quello in cui Hopper descrive la solitudine in un bar di quattro persone, di notte. Nessuno dice una parola, a loro forse basta il silenzio, capirsi soltanto con un gesto. Fuori, intanto, l’acqua ha ormai ricoperto la via polverosa e qualcuno ha inserito l’antifurto della propria auto mentre in TV un comico regala risate sparse ad un pubblico entusiasta.

Pensavo a quel film che mi piaceva tanto, quello in cui i protagonisti si conoscono per caso su un treno. Entrambi andavano nella stessa direzione ma nessuno di loro lo sapeva ancora. Lo avrebbero scoperto dopo, parlando per ore, guardandosi e ascoltandosi, camminando per chilometri in una città sconosciuta che li avvolgeva.

Dalla finestra semiaperta pare che tutti dormano già, o magari anche loro guardano dalla finestra la pioggia che cade, scorgono da lontano la luce della mia finestra e aspettano che la pioggia smetta di cadere. Magari resteranno fermi lì, anche loro, come quei pensieri che non se ne vanno mai, che cambiano stato, dimensione, si sublimano, si ricompongono e ritornano dov’erano, ad affacciarsi alla finestra, a guardare il sole che intanto è già tornato stanotte.

Mi servirebbe un paio di scarpe nuove, per ricominciare altri passi. O magari un paio d’occhi nuovi e una nuova prospettiva. In realtà è che forse non mi serve nulla di tutto questo. Mi aggrappo ancora un po’ a ciò che sono, mi infilo nelle scarpe di sempre che forse quel percorso non l’ho ancora finito e mi porto in giro i soliti proclami, i timidi sorrisi e i silenzi che coprono gli spazi vuoti di un istante che mi spiazza sempre, ogni volta come all’inizio. 

Letto: 2
Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

  • Giorgio Curcio
    Tutto si spegne.
  • Giorgio Curcio
    Estasi rovente.
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    Mario-Amalia-deMa-Robertino: la Calabria cala il poker
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    Gennaio, da quanto tempo.
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    Distesa sull’orizzonte.
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    Bevo il tuo riflesso da un bicchiere.
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    L’alba tra i tuoi capelli.
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    Ti ho sognata, forse eri tu.
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    Travolti dalla “deriva dell’urlo”
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    Mi piacciono i volti.
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    Un sussulto in questo buio.
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    Un tavolo, un bicchiere. Domenica
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    Marzo, improvvisamente.
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    Due occhi tra la folla, nel buio.
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    Come su una foglia, fra le catene di questo viaggio.
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    Foglie sparse mentre il sole muore
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    A passi svelti il mondo scorre attorno a me.
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    E forse poco importa adesso, proprio adesso non importa?
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    Il respiro non serve, ti percepisco
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    Fuori fa freddo e io guardo la linea delle montagne
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    A volte mi guardo dentro e scrivo. Te l’ho mai detto?
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    Le illusioni e il vuoto dell’anima: un viaggio nella Generazione Perduta

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Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

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