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Bello il gioco metateatrale inscenato da questi sei ragazzi che ieri, in un appuntamento extra di Ri Crii (rassegna annuale di Scenari Visibili) al TIP Teatro, hanno dato un’ottima prova artistica. Belli i cambi scenici, di luce, intelligente la varietà proposta tanto dal punto di vista testuale quanto di tecnica interpretativa.

Una sala d’attesa si presenta ai nostri occhi nei primi istanti dello spettacolo: con una leggera luce soffusa in tutta la sala – a dare quella giusta atmosfera da prologo-antefatto – sei donne stanno sedute e scambiano alcune battute che lasciano intendere d’essere in cura, chi da più tempo chi da meno, presso il fantomatico dottor Purpettini. Con l’ingresso di quest’ultimo in scena è esplicato il “male” che accomuna le pazienti: il teatro. “Ora so finalmente cosa rispondere quando mi chiedono cosa fai nella vita”, “Ieri ho firmato il mio primo contratto a tempo indeterminato”, “Sono incinta…” frasi che suscitano l’amaro riso di una Commedia Nuova tutta incentrata sul senso stesso del Teatro oggi. È un intelligente “rovesciamento” atto a rappresentare là – sul palco stesso – quelli che sono i nudi e crudi luoghi comuni che ad ogni generazione sempre di più ci creano indeterminatezza e sospensione. Almeno per chi ha la fortuna-sfortuna di fare del Teatro una scelta di vita.
Ma non appena il dottore si assenta ecco che l’intreccio, il fatto, si ingarbuglia sempre più e le pazienti rovesciano ancora una volta i giochi, stuzzicate da quello squisito orgoglio tutto umano, per poi dare inizio a veri e propri assoli, dei monologhi, quasi una prova di forza, che odora di passione e che solo il gioco teatrale (in questo caso l’idea dell’essere “malati di teatro”) riesce a restituirci. Mi spiego meglio: rappresentando (e quindi “facendo finta”) il volersi “disintossicare” dal teatro per poi continuare “fingendo” una perfetta “incurabilità” da questo “morbo”, vedo e percepisco chiaramente tutto l’amore per il teatro di questi ragazzi. Lo si percepisce nei sei momenti di monologhi, lo si percepisce nel loro stare in sala durante i monologhi di ciascuno, come un presidio nel buio e una volontà di riempire tutti gli spazi, scena, proscenio, corridoi, ingresso. Sono sei piccoli quadri che sanno di freschezza. Si va da Franca Rame alla Marchesini, toccando Cechov… sei piccoli quadri, microstorie, che sanno emergere nella loro (mi ripeto) diversità, ma anche in una loro umiltà dell’azione. Alcuni sono più brevi, altri più lunghi, nessuno ad ogni modo eccessivo. Sono momenti, luci, parole, espressioni, fisici posati, che sanno bene dove stare e sanno bene dove andare. Non c’è nessun riscontro di malattia o al massimo – se dobbiamo dar credito al loro divertente rovesciamento – c’è una patologia di cui vorremmo soffrissero un po’ tutti.

SULL’ORLO DI UNA CRISI DI SCENA
REGIA di
Alessandro Cosentini
Mariasilvia Greco
CON
Alessandra Catanzariti
Alessandro Cosentini
Mariasilvia Greco
Elisabetta Misasi
Ada Roncone
Graziella Spadafora

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventinove anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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