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Racconti

La ragazza del Faro: anteprima

By Pierluigi Cuccitto
7 Maggio 2017 3 Min Read
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L’albero era immenso, e io non potevo smettere di osservarlo. Non si vedevano più molti alberi, già da allora, e sicuramente nessuno così robusto e slanciato.

Gli alberi che vedevo io, e che poi ho sempre potuto osservare, erano sempre curvi, grigi, e minuti, come se un grande peso avesse avvolto totalmente il loro cuore e la loro anima. E oggi è pure peggio, perché sappiamo bene come è diventato il mondo, e….
Oh, sì, certo, dimenticavo: io mi chiamo Julie, e sto scrivendo una specie di diario segreto: chissà se un giorno qualcuno lo leggerà…. Certamente dovrò cambiargli nome, perché la segretezza sarà andata a farsi benedire.
Comunque, cerchiamo di mettere ordine: sono Julie, Julie O’Hara, e sono la Custode del Faro di Valonia, l’isola più bella del mondo, l’unico posto dove ancora l’Efficienza non è giunta. Siamo dannatamente ostinati, noi Valoniani, e Nandèra è tanto tempo che non mette piede qui ( quando lo ha fatto, è durate sempre poche settimane), ma temo che tra poco l’impossibile accadrà, e che nonostante tutto il nostro orgoglio e la nostra Filosofia della Lentezza, dovremo arrenderci all’inevitabile.
Ma non voglio arrendermi. Nessuno vuole farlo, qui; e per questo sto scrivendo questo diario, ricordando ciò che ho vissuto in questi ventidue anni di esistenza, perché non voglio dimenticare come è stato il mondo fino ad ora: ciò che sta per arrivare potrebbe cancellare tutto, ma se qualcuno ricorderà com’era il mondo una volta, qualcosa rimarrà, perso tra le ombre e l’oscurità, e forse un giorno potremo ritrovare la strada.
Ma torniamo all’albero, ora.
Lo fissavo con la curiosità dei miei cinque anni, e sarei rimasta per sempre così, se mia mamma non mi avesse dolcemente scosso: avevo la tendenza- e ce l’ho ancora, se è per questo- a estraniarmi da tutto e da tutti, quando vedo uno spettacolo che la mia immaginazione non sarebbe mai riuscita a concepire.
Faccio sempre la parte di quella tra le nuvole, ma in realtà è solo stupore: un sentimento che molta gente ha perduto, persino qui. Possono dire quello che vogliono, essere orgogliosi per la semi-indipendenza da Nandèra, ma l’Efficienza ha posto i suoi semi anche a Valonia. Il solo parlare di una cosa la avvicina.
Mi riscossi, e guardai mia madre, Maya O’Hara, e sorrisi. Era bellissima: i suoi lunghi capelli castano chiaro, i suoi occhi nocciola pieni di speranza e fiducia, la sua carnagione olivastra e la voce dolce ma allo stesso tempo piena di forza… nessuna era come lei, e non ho più visto una persona così allegra, nonostante tutte le tempeste che ha dovuto superare nella vita. Non era facile già allora vivere a Nandèra, soprattutto a Seraya, dopo quei terribili quindici anni nei quali i vicini di casa, gli amici, i parenti, si erano ammazzati tra di loro, apparentemente da un giorno all’altro… ma in realtà queste cose nascono sempre molto prima, e nessuno se ne accorge mai finchè non scoppiano. Da quando ho iniziato l’Accademia di Storia, qui a Valonia, mi sto accorgendo che è una situazione che si ripete sempre.
Comunque, non era facile abitare a Nandèra, e noi non durammo a lungo, lì, ma ancora qualche anno saremmo vissuti in quella città martoriata, un tempo così bella. Quell’albero era uno dei pochi rimasti, sulla grande spianata che portava alla cima Fumeyo. Una volta gli alberi erano tantissimi, prima di arrivare in cima, ma allora le colline erano tutte spoglie e brulle, e i pochi alberi che rimanevano erano tutti piccoli tronchi contorti e sofferenti.
Tranne quell’albero. Non sono mai riuscita a capire il motivo, ma quell’albero mi rimase nel cuore, ed è per quello che non ho mai dimenticato il quindici Marzo del 1736, ed è da qui che faccio partire il mio diario.

Letto: 5
Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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