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Lui scese dallo spazio interstellare
come una sfera infuocata
precipitando
su un’immensa macchia colorata.

Lei guardò una stelle scintillare
e ricordò di quando
papà facendo l’albero di Natale
i suoi occhi di rosso faceva brillare.

Lui alla velocità del suono
giunse in un luogo tutto solo
e nessuno gli si avvicinò…

Lei conobbe molti uomini
ma nessuno d’amore
gli occhi le
faceva brillare.

Lui era deriso
perché la testa troppo grossa
lo faceva claudicare,
e gli occhi enormi
lacrime facilmente stillare.

Lui conobbe lei ad una festa
ed era l’ospite d’onore
perché di Tutti i Santi era la parata.

Lei gli disse sorridendo:
«Sei l’essere più buffo
di questo mondo».
Lui rispose traballando:
«Anche tu lo sei,
non ridi di me
e non mi calpesti,
dammi la mano
e ti porterò lontano».

Lei per gioco gliela diede,
e in un attimo
videro nuovi mondi
più simili ad OZ
che alla Terra.
.
Quando riemersero
dal sogno
ridevano così forte
che lei gli chiese:
«riportami via da qui….
per sempre,
per sempre… ».

E quando lui la baciò forte,
rivide nei suoi occhi
quelli del padre,
come di Natale,
di rosso brillare…

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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