Gli occhi come alghe

riflettono smeraldi

il sole sulle onde

che illumina il fondale

tra pesci e calamari

ricordi di quell’io frugale

persi tra i flussi

sottomarini

traghetti senza coscienza

della nostra esistenza.

Tu algida e bella,

io braccato dal fuoco

della passione,

rimproveravo le miserie della vita

che mi avevano distanziato

da quel che davvero sono.

Poi riavendomi, da un

attimo di prostrazione,

quasi irriflessa,

mi scossi accarezzato

dal tuo profumo,

brezza di primavera,

mentre un raggio di sole

mi accecò all’improvviso

e il nero come un sipario acceso

mi cancellò la vista,

da quel quadro rinascimentale

che è la tua bellezza mitologica,

profonda essenza afroditica,

divinità

che io chiamo

Amore.

Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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