Verso la terraferma.

Sento le voci delle anime dei migranti che vengono a piangere tra scale e culi da pulire, tra fragole e pomodori da cogliere.

Mediterraneo, Mediterraneo… naviganti in cerca di fortuna.

Mediterraneo, Mediterraneo… poeti e suonatori in cerca della Luna.

Mediterraneo, Mediterraneo… un popolo che sogna l’occidente.

Mediterraneo, Mediterraneo… la vita in questo mare non contra niente.

Tu, ingurgiti kebab dalla mattina alla sera, ma se becchi un turco in strada tiri su la motosega. Voi, urlate di tornare al proprio paese mettendovi in coda al massaggio cinese. Lo Stato ti urina in faccia come se fossi un catino e ti diverti a condannare l’operaio marocchino, che si fa il culo in fabbrica proprio come te, ma non insulta il diverso a differenza di te.

Paladini su Facebook e poi discriminiamo, aggiorniamo lo stato, ma non quello italiano. Una certezza ormai s’erge nell’Italia che emerge:

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 la paura del diverso è ciò che ci sommerge!

Tutti a gridare:<<Stop invasione! Prima gli italiani! Ruspa!>>

Seriamente, ci siamo mai fermati a pensare a che punto siamo arrivati? Che animali siamo diventati? E la ragione dov’è andata a finire? Invece di pensare ai 40 euro (chi li inventa e chi li può dimostrare), perchè non pensiamo ai cadaveri che galleggiano nel Mare Nostrum?

Perchè non guardiamo l’individuo che c’è dietro gli occhi a mandorla o sotto la pelle nera? Rendiamoci conto di essere persone tutte uguali.

Per un attimo, fermiamoci a pensare alla ricchezza che ci viene dall’ascolto dell’altro. Ad esempio, il sahari, l’abito delle spose indiane,è qualcosa di stupendo, il solo pensiero di poter indossare un abito di quelli mi fa sentire una principessa. E il tajine? E’ un piatto nordafricano buonissimo! Vogliamo parlare del suono delle zurne turche?

terraferma

E allora mi vengono in mente i miei amici…

Ciao, sono K., sono un ragazzo indiano, sono arrivato da piccolino e ho subito imparato.

Ciao, sono E., sono curda e papà è perseguitato.

Ciao, sono A., papà è marocchino, ma io sono italiano.

 

*Nella prima parte ho riportato le parole di Franco Costabile ne “Il canto dei nuovi emigranti”, degli Hantura in “Suddanima” e de iPantellas in “Uguaglianza”. Le immagini sono tratte da “Terraferma” diretto da  Emanuele Crialese, co-produzione italo-francese prodotta da Cattleva con la collaborazione di Rai Cinema e il supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Sicilia Film Commission.

Arianna T. Anello

Parlo tanto, ma mi piace ascoltare la musica e le opinioni altrui. Sono una studentessa di Liceo Classico, adoro studiare il passato e osservare le stelle, vecchi filmini di famiglia di milioni di anni fa. Amo i viaggi in treno, la musica nelle cuffiette, il sole, le notti stellate, le persone, la mia terra e il teatro.

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