No al bullismo: “La bellezza può salvarci tutti”

Quando si parla di bullismo entra nella mente un periodo particolare della vita di ciascuno di noi. Perché andando oltre questo termine <<bullismo>> oppure sviscerandolo bene, scopriamo non molto lontana l’idea di alcuni giorni bui della nostra adolescenza: tutto a un tratto ci sei tu fra i banchi di scuola piena di insulti, o all’uscita della stessa, sola, di rientro a casa, con quelle stesse parole che ti ruotano in testa fino alle lacrime. Tutti, chi più chi meno, hanno un ricordo simile nel loro percorso di vita.  

Il bullismo, quello che a seguito di una lunga serie di motivi è divenuto essere piaga sociale a tutti gli effetti. Quali le cause e quali gli effetti? La psicologia schematizza tratti comportamentali del bullo e della vittima, che sebbene differenti hanno in sé delle analogie, insomma la conclusione pare abbia in comune una estrema fragilità intrinseca, quella che rende il bullo il forte della situazione, capace di fare del male, e quella della vittima, oggetto del male, la quale non permette in alcun modo di difendersi. Che sia un’offesa verbale o fisica. Quel che ne consegue è un ricordo tragico per sempre. Il tempo lenisce ogni cosa. Ma è anche vero che non sempre ce la fa, in altri casi ne rimuove a poco a poco le facce. Può la fragilità umana essere motivo di scusante, quindi causa di giustificazione, di fronte gesti aggressivi che possono generare il peggio? Forse la risposta al riguardo non sarebbe propriamente affermativa. Ed ecco che, di fronte tutto questo, si necessita di una buona prevenzione, attraverso le agenzie educative, la sorveglianza da parte delle famiglie, un’accurata attenzione e una sempre più pronta protezione che, senza uno sguardo accogliente, non può trovare concretezza. Perché nel tempo presente della frenesia del lavoro, o dell’isolamento dovuto al fattore tecnologico che tende all’individualismo, il dialogo fra figli e genitori sta andando dissolvendosi. Stessa cosa accade nelle scuole, dove professori attenti solo ad impartire la lezione come da copione ministeriale non hanno il minimo della sensibilità nell’andare ad intercettare certe dinamiche, che comunque si realizzano fra le mura dell’istituto. Anzi, spesso certi atteggiamenti accademici divengono armi distruttive su tessuti sociali di per sé particolari. Un quid plus terrificante, umiliante.

Oggi il bullismo è argomento mediatico, decine di giornali nazionali riempiono prime pagine di numeri a seguito di statistiche e sondaggi vari, per affermare quanto il fenomeno del bullismo sia ormai una macchia d’olio che dilaga sempre più; il bullismo ch’è anche causa di depressione, la quale in età adulta genera la voglia del non alzarsi più dal letto o, peggio ancora, del non svegliarsi più.

[quote]La forza c’è in ognuno di noi, anche in chi pensa di essere così debole da non riuscire a vedere più via d’uscita. C’è nel momento esatto in cui si tocca il fondo, ed è in quello stesso momento che vedi il tuo essere, che stringi la mano a te stessa, ed inizi a capire che volerti bene è la prima cosa che conta davvero; non serve molto per mettere in moto il processo di autostima, serve però un pizzico di consapevolezza. Sei già partita a quel punto, e comprendi che l’esterno non c’entra più niente. Sei sola con te stessa, come non lo sei mai stata. È lì, in fondo a quel pozzo, che vedi una luce mai vista finora, che comprendi cos’è la bellezza.[/quote]

Forse un modo per parlare di bullismo, non solo in termini negativi, c’è. (Non che si possa parlarne in termini positivi, intendo per affrontarlo, oltre il barlume mediatico fine a se stesso) Ed è quello di uscire fuori, uscire allo scoperto. È il modo, che senti di possedere, per iniziare a vivere, nel mondo circostante, vivere la realtà con la realtà, senza finzioni, bugie, muri, stanze da chiudere a chiave. Occorre gridare a squarcia gola contro il male, e una volta affrontato, guardare al sole.

Oggi, quando incontro per strada alcuni miei vecchi compagni di scuola, non provo nessun rancore. Non cambio più strada per tentare di evitarli. Loro si, mi guardano, ma con un senso di ammirazione velata, quasi fanno fatica a riconoscermi. Sono forse più donna? Più bella? Più io? Sono ciò che sono, tutti siamo ciò che siamo. Ma la bellezza non è certo il mio passo sicuro, a testa alta, col tacco che fa rumore più del dovuto, non è neanche il trucco e il parrucco. Forse la bellezza è esser diventata padrona di me stessa, dei miei sogni, della mia libertà, la mia pesante e sacrificante libertà. Molti di loro avranno dei figli già, alcuni li trovo imbruttiti. Gli auguro tante cose belle nella loro semplicità quotidiana.

Oggi indosso la stessa giacca grigia di molti anni fa, (fa molto vintage!) due bottoni caduti qualche giorno fa, prendo del vento, e sono felice. Oggi quando parlo di bullismo, e ascolto altre testimonianze, incoraggio tutti a re-inventarsi, ad inseguire la bellezza e la fantasia, incoraggio ad innamorarsi, mentre la maggior parte delle ragazze della mia età guarda a vestiti, al cinema, pop corn e carri a carnevale, io resto ad osservare sassi, pietre, asfalti, alleno lo sguardo all’altrove, non mi sazio mai.

[quote]Tutto il resto scompare all’improvviso, non resta più niente, paradossalmente è grazie al tuo passato se hai guadagnato il tuo presente. E il tuo presente è meraviglioso.[/quote]

Non può essere esaustiva una giornata contro il bullismo, ne possono essere risolutivi certi slogan, parate, in giornate nazionali. Ci vuole l’impegno concreto e l’effettivo coinvolgimento esterno, ma soprattutto bisogna lasciarsi coinvolgere. In questi giorni seguiranno altre pubblicazione da parte dei ragazzi di questo blog, altre forme di ascolto, un lavoro collettivo preparato in una settimana e volto a dimostrare come, a volte, la scrittura, la cultura, possono davvero fare la differenza. Parliamone, sempre.

Valeria D’Agostino

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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