Bookcrossing | Nido di aquile, il romanzo di Emanuela Costanzo sulla riscoperta di Catanzaro

Interviste & passaggi:

letture di scambio al TIP Teatro di Lamezia Terme

“Nido di aquile” è l’esordio letterario di Emanuela Costanzo, giovane autrice che è nata e vive nel capoluogo calabrese. Un libro che, giunto già alla seconda edizione, e pubblicato per la prima volta nel 2015 dai tipi de “La rondine edizione”, vuole mettere in evidenza la storia della città di Catanzaro, un viaggio che parte dalla nascita, quindi dal passato, e arriva ai giorni nostri, dunque volge al presente.

Attraverso questi due elementi, passato/presente, è possibile tracciare la “memoria”, quella che sta più a cuore all’autrice e alla quale in più modi, forme espressive, cerca di dare rilevanza, specie agli occhi delle nuove generazioni. Il ‘Nido di aquile’ di Emanuela Costanzo, infatti, è stato oggetto nel tempo, di numerose presentazioni, e di incontri particolarmente stimolanti anche negli ambienti didattici. Qui, giovani studenti hanno potuto, in modo semplice ed efficace, assorbire concetti quali “identità” partendo da un presupposto storico, passando dall’idea di città, di palazzi, strade, vicoli, centri urbani, fino a sentirne gli umori, le voci, le ombre di passanti, fino a delineare il carattere, con limiti e debolezze, e ripartire da una nuova consapevolezza: la riscoperta del territorio, attraverso cui dare maggior senso al luogo in cui si vive e che identifica l’io con l’altro. Come accade per molte città, prede di modernità brutali, oggetto di deturpazione architettonica, degrado e decadenza culturale anche a seguito di politiche vuote, arriva poi il momento ciclico della riappropriazione, del riconoscersi qui ed ora, per iniziare a creare, progettare, dare il proprio piccolo seme/contributo di cambiamento. La memoria necessita, oggi più che mai, di gambe e piedi che si mettano in cammino, di idee in movimento, di mani pronte a scrivere nuove storie, con la coerenza di un passato che non passa. Emanuela Costanzo è il sano esempio di chi vuol restare nella propria terra senza minimamente sfiorare l’idea del ‘dolce far niente’, e stimola, quale parte attiva di un fermento culturale che va costantemente alimentato, a un’immagine creativa, pulita e ricca di un sentire comune. Lo fa a Catanzaro ma la chiave di lettura del suo libro è una cartina geografica senza confini. Scrive così al termine della presentazione, Salvatore Bullotta: “La memoria di un popolo, dopotutto, è la chiave che serve a mantenere aperta la porta della sua libertà”.

Da qualche giorno, il “Nido di aquile” di Emanuela Costanzo è disponibile allo scambio presso il bookcrossing del TIP Teatro di Lamezia Terme. Abbiamo provato a fare qualche domanda per conoscere meglio l’autrice e la sua opera…     

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Un libro giunto alla sua seconda edizione che continua a far parlare di sé. Emanuela, come nasce il tuo ‘Nido di aquile’ dal quale emerge l’invito a uno sguardo universale di tutto ciò che vuol dire ‘territorio’?

Nido di aquile nasce da una profonda frustrazione, un senso di inadeguatezza che mi ha assalita quando, appena ventenne ho partecipato al progetto Erasmus ed ho trascorso un intero semestre di studi in Francia. Rientrando nella mia città, Catanzaro, ho iniziato ad odiarla profondamente, mi sentivo in gabbia, le persone e gli spazi suscitavano in me sentimenti  di disprezzo. C’era una sola cosa che mi faceva stare bene : pensare a come andare via. Ad un certo punto però mi sono resa conto che nel mio ragionamento c’era  qualcosa che non quadrava.  Mi sono detta, bene, la mia città ha molti problemi ma io cosa ho fatto per renderla migliore? Sono passata dall’odio alla riconciliazione ed ho cercato di fare la mia piccola parte scrivendo un libro che parla di ciò che siamo stati.

Interessante la tua ricerca, che indubbiamente porta a dare risonanza all’identità in continuo movimento del capoluogo calabrese. C’è, alla base, una curiosità, che forse nella maggior parte dei cittadini specie nei giovani è più che rara. Qual è secondo te l’aneddoto attraverso cui allenare la curiosità verso il circostante?

L’interesse per ciò che ci circonda dovrebbe essere scontato per il sol fatto che è  una conoscenza della quale non possiamo fare a meno. È molto semplice ed ha a che fare con la nostra vita quotidiana. Quando viaggiamo o più  semplicemente ci spostiamo nelle nostre città, la prima cosa che facciamo è evidenziare il punto di arrivo. Successivamente, per arrivare alla nostra meta  e tracciare un itinerario dobbiamo sapere qual è il nostro punto di partenza. Senza sapere dove ci troviamo non potremmo mai raggiungere un altro luogo. Ecco, chi non conosce ciò che lo circonda non ha la capacità di raggiungere nessun obiettivo proprio come un viaggiatore che sa dove vuole andare ma non sa dove si trova e dunque da dove partire.

Nella storia della città di Catanzaro, dalla nascita all’Unità d’Italia, attraverso una scrittura semplice fluida ma al contempo penetrante, si evincono gli umori che passano dai palazzi, dalle strade, dai centri urbani, alle debolezze e alle forze di chi la abita. Come delinearne il presente?

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Il presente è una città in cerca della propria identità. Sono felice di vedere che aumentano le iniziative culturali, artistiche. Si tratta di iniziative lodevoli non più sporadiche che tentano di fare rivivere gli spazi cittadini fino ad ora utilizzati solo come parcheggi. Ci vuole del tempo ma siamo sulla strada giusta. I ragazzi di oggi godono sicuramente di una città più viva.

‘Nido di aquile’, nasce da un sentimento legato alle ‘radici’ e termina, entrando nell’immaginario collettivo di giovani studenti, seminando nuove consapevolezze…

Sì, esattamente. L’obiettivo del libro è proprio quello di far crescere la consapevolezza dei futuri cittadini, spingerli a riscoprire la propria città e conseguentemente ad amarla di più. Non guardare più  la città  come un perimetro da oltrepassare il prima possibile ma pensarlo come uno spazio in cui esprimere il proprio talento.

A proposito di libri, editoria, e spazi culturali quali filtri necessari per la crescita delle nuove generazioni, come risponde attualmente la città? Esiste una politica fatta di azioni spontanee e di resistenza, di contro alla partitica, oppure è una strada ancora lontana da percorrere?

La città  si sta riscoprendo, lo sta facendo senza una progettualità  amministrativa. Le iniziative culturali sono sempre più numerose ma sono appunto spontanee, sono frutto della fatica, dell’impegno e della passione di chi senza mezzi cerca di offrire il proprio talento. Fino ad ora la cultura è  stata considerata qualcosa di superfluo e non redditizio dai nostri amministratori, di solito gli interventi che foraggiano alcune iniziative sono delle manovre elettorali. Non importa, sono sicura che a breve la rete autonoma delle iniziative culturali riuscirà a far sentire il suo peso.

Quanto si fanno coinvolgere i giovani catanzaresi nelle imprese culturali?

Attualmente mi sembra di percepire che i giovani catanzaresi stanno con determinazione  riaffermando il proprio ruolo, attenzione ruolo da protagonisti, nelle imprese culturali. Molti di questi lavorano o hanno lavorato fuori e sono rientrati per dire la loro: perché  proprio nella loro città non possono esprimersi? Da ultimo mi viene da pensare al murales “Emigranti” realizzato da Giorgio Marzo, in arte SMOE. Giorgio ha lavorato per 40 giorni sotto il sole e sotto la pioggia, di giorno e di notte regalando alla sua città un’opera d’arte che racconta l’esperienza dell’emigrazione: “dedicato a tutti i giovani in fuga”

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Il tuo è uno sguardo attento, come lo hai affinato?

La mia memoria è  fatta di piccoli  dettagli. Tutti i miei ricordi e le mie esperienze sono legati ad elementi apparentemente insignificanti o brevi episodi che mi hanno incuriosita e per questo  si sono impressi nella mia mente. Questo aspetto emerge sicuramente quando parlo della Catanzaro di oggi, la città  che vivo e osservo sempre con rinnovato interesse.

Altri progetti letterari in arrivo?

Si, ci sono altri progetti. Scrivere mi permette di esplorare dimensioni diverse, opposte, parallele, direzioni nuove anche quando ciò che mi circonda sembra immobile. Per questo non posso farne a meno.

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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