Bullismo: vittime, senza colpa

Oggi si sente parlare sempre più spesso di bullismo. È un bene che se ne parli, ma il fenomeno tristemente è sempre esistito. Peccato che sembra non esservi rimedio, ma anzi, oggi trova nuovi alleati, su tutti, il web.

Ragazzi, o poco più che bambini, si accaniscono contro loro pari, senza un motivo, che non sia quello della crudeltà. E nessuno fa niente. Ci si gira dall’altra parte, dimenticando che il bullismo semina vittime, crea adulti insicuri, depressi, a volte a loro volta violenti. È una piaga sociale su cui si deve assolutamente intervenire, con atti repressivi, preventivi e curativi. Ma nulla di tutto ciò accade. Naturalmente il luogo di elezione di questo sporco fenomeno è la scuola. Le scuole medie e le superiori su tutte.

I bulli si accaniscono spesso contro i bravi ragazzi. Ragazzi, o bambini, che si trovano in una situazione di minorità rispetto alla forza bruta del branco, che sceglie accuratamente la sua vittima, e la rende un diverso da ridicolizzare, sottomettere, picchiare. Si toglie umanità con la pretesa dello scherzo. Chi non ride del giogo che gli viene inferto ha poco senso dell’umorismo, e quindi non ha nemmeno possibilità di ribellarsi, e intanto non vede nessuno, non sente nessuno, quei pochi che sembrano accorgersi di qualcosa lo fanno deridendo a loro volta. Insomma la vittima dei bulli vive un dramma raccapricciante, soffre in silenzio e cerca di nascondere il proprio disagio e la propria umiliazione, perché in fondo essa non esiste, è solo nella sua testa. Sono gli altri ad aver ragione e merita quegli scherzi, perché non sa stare al gioco e forse veramente è un diverso.

Rendiamoci conto delle conseguenze devastanti che questi atti di derisione, accanimento, prevaricazione, umiliazione hanno sulla psicologia della vittima, che molto spesso subisce tutto alla luce del sole. Anzi il sole è la cosa che essa teme di più, perché è proprio sotto la luce dell’opinione pubblica che i bulli agiscono e dove la vogliono screditare a tutti i costi. E il dramma è che ci riescono quasi sempre. Infatti il pubblico non solo non interviene, ma a volte persino si unisce alla derisione e quando non lo fa comunque tende a giudicare negativamente più che i bulli proprio la vittima, considerata un debole, uno che non si sa difendere, se non un vero e proprio diverso, che va al massimo compatito, ma non certo amato.

Sono rarissimi i casi in cui la vittima del bullismo viene veramente aiutata. Gli adulti poi si girano dall’altra parte. Tendono a volte quasi a giustificare i bulli, dicendo che sono vittime di situazioni familiari difficili, di padri violenti, o che in fondo quella è solo una palestra di vita, che la vittima deve superare. Esso infatti è forse un bambino o un ragazzo troppo protetto, forse troppo sensibile, che se la prende davvero per poco. E anche quando le violenze vanno in escalation, e alla derisione si uniscono le percosse, si tende a minimizzare. Al più, i bulli vengono rimbrottati, ma non si capisce che quello che stanno compiendo è un vero e proprio crimine, che di certo la tenera età non rende meno grave.

Le cose andrebbero chiarite subito al bullo, esplicitandogli che non solo sta facendo un’azione spregevole, di cui si deve vergognare, ma che sta andando contro la legge, e che il riformatorio sarà la sua destinazione naturale se non si darà una calmata. I bulli infatti saranno dei pessimi adulti, deboli con i forti e forti con i deboli, mentre i soggetti bullizzati sono ad altissimo rischio depressione, ansia, quando non addirittura suicidio. A chi pensa a queste povere vittime? Non ci pensa quasi nessuno. I genitori infatti molto spesso fanno finta di non capire presi dalle loro normali attività. I professori peggio che peggio. I coetanei quando non partecipano alla derisione, isolano, e non vogliono avere nulla a che fare con il “diverso”.

Ma quindi che fare? Bisogna intervenire con campagne di sensibilizzazione nelle scuole, luogo di elezione delle violenze, tra i corridoi, nei cortili o nei bagni. I professori devono vigilare, e qualora non sia possibile, inserire delle persone che controllino situazioni di eventuali criticità. Infatti nelle scuole sembra che tutto sia possibile, non luoghi dove più che formazione si crea degrado e disagio sociale. Poi andrebbero inseriti degli psicologi, laddove essi già non ci siano, in modo che i ragazzi con disaggi possano confidarsi con qualcuno, e iniziare così un’opera di intervento attivo, perché molti problemi psichici si formano proprio a questa età, e sono aggravati dal cattivo rapporto con gli insegnanti o con i compagni di classe.

Infine, andrebbero inasprite le sanzioni contro i bulli. Non se la possono infatti cavare con una semplice tirata d’orecchie. Andrebbe inserito il reato di bullismo, perché lesivo della dignità umana. Uno dei reati più beceri, che il fatto che molto spesso sia compiuto da minori, non ne attutisce per niente la gravità. Il bullismo infatti se da una parte distrugge la psiche della vittima, preparandogli un futuro a volte già segnato (magari sotto il segno dei farmaci e del disagio psichico), annientando la sua dignità, lo prepara a subire atti di violenza sempre più gravi, che possono andare dalle percosse fisiche abitudinarie, alla tortura, sino alla violenza sessuale e alla messa in rete degli atti disumanizzanti.

Inoltre, in casi estremi, e in soggetti già predisposti, le vittime di bullismo possono a loro volta diventare carnefici, e riversare tutta la rabbia accumulata, per le sopraffazioni subite e per l’ignavia della gente, verso altri, con gesti inconsulti. D’altra parte sembrano testimoniare in tal senso numerosi esempi, come la strage di Monaco nel 2016, quando un diciottenne uccise, in un centro commerciale, prima di suicidarsi, nove persone! Egli avrebbe detto prima di compiere la strage: «sono stato vittima del bullismo per 7 anni e ora ho dovuto comprare una pistola per spararvi».

Che queste ultime parole siano un monito, ma al contempo non dimentichiamo che le vittime dei bulli sono ragazzi buoni, che non hanno fatto niente per meritarsi di soffrire.

Vittime, senza colpa.

Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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