Sciabaca 17: l’affascinante viaggio tra i libri antichi e Tommaso Campanella con Antonella De Vinci

Soveria Mannelli – Prosegue la seconda giornata di Sciabaca / Viaggi e cultura mediterranee, festival letterario a cura di Rubbettino Editore.

Dopo l’incontro con Domenico Nunnari dal titolo La Calabria spiegata agli Italiani, tenutosi presso l’Officina della Cultura e della Creatività, insieme a Maria Vittoria Morano, ci si è spostati all’interno della suggestiva Biblioteca Michele Caligiuri per ascoltare la lectio magistralis di Antonella De Vinci, bibliofila e storica del libro che si è occupata delle postille autografe di Tommaso Campanella nonché della Casa del Libro Antico di Lamezia Terme. Mario Caligiuri, padrone di casa, ha introdotto l’incontro sintetizzando diverse tematiche storiche e partendo dalle suggestioni donate dal libro “Fra le letture del giovane Tommaso Campanella”. “Un libro, colto, intelligente, edito nel 2002 ma di una valenza attualissima. Affronta tre nodi: la lettura tra cinquecento e seicento; il convento dei domenicani a Nicastro; Tommaso Campanella studente” Caligiuri, ricordando le parole di Giansenio, avverte quanto oggi, come al tempo di Campanella, siamo di fronte ad un mondo furiosus e ad una metamorfosi profonda nell’ibridazione tra uomo e macchina. “Nella prima parte del libro Antonella scrive che i libri non erano oggetti sconosciuti ai ceti popolari. Il sedicesimo secolo è inondato da trattati in ogni campo dello scibile. Questo apre la strada ad una formazione autodidattica. Sottolinea poi il valore della lettura silenziosa, opposta alla lettura ad alta voce, ovvero un varco per una conoscenza più autonoma perché mette in dubbio la sicurezza della fede.”

Una lezione limpida e lineare quella di Antonella De Vinci che, prendendo spunto dalla sua esperienza diretta nella Casa del Libro Antico di Lamezia Terme, riesce a far immergere l’uditorio nel complesso mondo della Calabria del Cinquecento e Seicento. Una Calabria dominata dagli Spagnoli ma che, a differenza di altre zone europee, ha dovuto fare i conti fino ad oggi con un’enorme difficoltà al recupero della memoria: “La lettura è un’azione umana che non lascia segni tangibili nella realtà come altre attività meccaniche. Per uno storico del libro è una bella sfida quando non vi siano testimonianze da interrogare, come in Calabria, dove catastrofi naturali e umane riportano ad un grado zero della memoria”. È un catalogo elegante di nomi, tipografi, mezzi e strumenti, quello delineato nel seminario, che si sofferma, in particolar modo, nel dettaglio di alcuni storici fenomeni come quello dell’attività censoria. “Per molto tempo i libri sono stati il principale sistema informativo delle società. Con la loro semplicità disarmante. I libri hanno modificato però paesaggi interiori, mentalità, uomini del passato. Nell’epoca di Campanella, snodo cruciale per il passaggio alla modernità, leggere e accedere al sapere era molto più difficile di oggi. Il meccanismo censorio funzionò in modo agguerrito per escludere dalla lettura sia opere antiche che recenti ritenute contrarie alla fede. Comparvero anche opere di Telesio, Bruno, Machiavelli, Dante. A qualcuno degli stessi inquisitori accadde di cadere nella catena della censura.” Campanella, ricorda la De Vinci, rimase a Nicastro per tre anni – dal 1583 al 1585 – dove il convento era passaggio obbligatorio per specializzarsi nella filosofia con Aristotele e nella teologia con S.Tommaso D’Aquino. Numerose le postille e gli appunti che Campanella lascia nei libri ora custoditi a Lamezia Terme. Tra le tante, presenti diversi disegni con una campanella stilizzata. E ancora simbolismo, esoterismo, astrologia, tutti elementi d’una importanza capitale per poter meglio comprendere la nostra stessa realtà geografica nei secoli passati. Tanti gli appalusi e i complimenti per la lectio magistralis, definita da molti fra il pubblico sublime ed elegante.

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Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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