Al Tip Teatro è “Rojava international film festival”, l’appuntamento mercoledì 13 novembre

“Rojava International Film Festival” chiama tutte le comunità a tenere la quarta edizione del festival in tutto il mondo, nei cinema, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle strade. Insieme ad altre città, organizziamo il festival del cinema Rojava come parte del nostro impegno a difendere la rivoluzione nel Rojava che si sta preparando dal 2013. Da subito dopo l’inizio della guerra civile siriana, l’enclave siriana nord-orientale del Rojava ha guidato una rivoluzione che ha radicalmente trasformato le strutture sociali e politiche della regione. Un sistema democratico di autogoverno è stato istituito dal 2013.

“Abbiamo colto al volo questo invito – scrivono in una nota i ragazzi del Tip Teatro di Lamezia Terme –, non possiamo non tener conto di cosa ci circonda, di quanto si registra nel mondo. Gli addetti ai lavori impegnati nell’arte, nel teatro e nel cinema hanno il compito di restare in guardia su tematiche sociali che hanno a che fare col nostro presente. Il 13 novembre alle 18 unica tappa calabra del “Rojava international film festival, è al Tip Teatro di Lamezia Terme in via Aspromonte. Hanno aderito all’evento oltre a Scenari Visibili e la Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo, Cantine Artaud, Una Associazione Culturale, Non Una Di Meno Lamezia. Invitiamo tutti a partecipare, l’ingresso è gratuito”.

Di cosa tratta il progetto in questione? Profondamente radicato nella sovranità culturale, nei valori femministi e comunali, questo progetto politico ha sfidato il sistema patriarcale, rafforzato le minoranze etniche e religiose, nonché i movimenti di base e ispirato il apertura di spazi democratici locali. Il Rojava International Film Festival nasce nel contesto della rivoluzione e ne abbraccia i valori. “Siamo davvero dispiaciuti perché i nostri compagni nel Rojava hanno difficoltà a realizzare il festival cinematografico di quest’anno a causa dell’occupazione e degli attacchi che dall’inizio di ottobre sono stati portati avanti dallo stato fascista turco e inviamo loro la nostra più sincera solidarietà per continuare con questo progetto che rifiuta di scomparire nonostante la violenza dispiegata dalle politiche politiche internazionali”, spiegano gli organizzatori sul sito ufficiale del festival. “Come cinefili, apprezziamo e troviamo in esperienze come l’International Rojava Film Festival una grande ispirazione che merita di essere diffusa, supportata ed estesa in tutti gli angoli del mondo in cui le persone trovano nel movimento curdo un esempio di resistenza e creatività. Siamo convinti che il cinema sia uno strumento importante per qualsiasi processo di trasformazione sociale, in cui il pubblico trova uno spazio di svago in cui può entrare in contatto con il proprio sé creativo, sviluppare il proprio pensiero critico, il senso artistico visivo e la memoria collettiva. Allo stesso tempo speriamo che con questo festival possiamo rompere l’embargo nell’amministrazione autonoma del Rojava che rende difficile per loro connettersi con il mondo”.

Il 13 novembre è la data in cui il festival inizia ogni anno in Rojava, in memoria del massacro che si è verificato ad Amude, una città del Rojava, dove un cinema è stato bruciato nel 1960. Durante la proiezione di un film sulla rivoluzione algerina, il cinema ha preso fuoco, uccidendo 282 bambini. L’evento è stato organizzato dal governo siriano, in una sala che non era stata preparata per le proiezioni cinematografiche. Il governo non ha mai avviato un’indagine per chiarire cosa fosse successo e assumersi le proprie responsabilità in questo evento. 50 anni dopo, è ancora in corso un divieto di commemorazione pubblica di coloro che sono morti nel fuoco. Questo tragico evento è rimasto nella mente degli abitanti di questa zona come un doloroso esempio della repressione dello stato nei confronti della popolazione curda. “Vi auguriamo un festival pieno di apprendimento, ispirazione e che contribuisca alle nostre lotte quotidiane” – questo l’auspicio del festival –; Rojava non è morto, Rojava non morirà”.

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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