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Salvini in Calabria fra ‘nduja e musica d’altri tempi: 15 minuti di barzellette e un’ora di selfie e baci  

Riuscita la contestazione a Lamezia e a Cosenza   

Mancano solo 5 giorni alle prossime elezioni regionali e intanto Matteo Salvini leader della Lega non contento dell’ultima accoglienza ritornerà mercoledì 22 gennaio in Calabria per la chiusura della campagna elettorale. Il personaggio “politico” più mediatico di tutti i tempi, infatti, è stato aspramente contestato tanto a Lamezia Terme quanto a Cosenza. Laddove la sinistra è solita dividersi e definirsi “centro – sinistra” quasi a dimostrare le nuove tendenze trasversali nel paese Italia e i partiti si svuotano e riempiono di retorica volta ad allontanare più che ad avvicinare, c’è un dato di fatto di cui non si può non tener conto ma che, malgrado tutto, resta inchiodato al Salvini dei selfie e dei like.

Ed è il movimento di contestazione a Salvini che, ogni giorno, a partire dagli ultimi mesi, trova nuova linfa vitale nelle piazze di ogni regione gremite di gente. Questo dato non lo si registrava da tempo, e a questo punto poco importa l’analisi specifica. Alla base di tutto c’è una manifestazione di sentimento comune ed è quella contraria a ogni forma di negazione della democrazia e dei diritti, quella che dice “no alle diseguaglianze, al razzismo, all’arroganza e alla prepotenza” di chi dietro profonda derisione ce la sta mettendo tutta per vedere, ancora una volta, il paese diviso fra un nord e un sud, e che nel complesso mette comunque in ridicolo la nazione nei confronti del resto d’Europa e del mondo.

Questo tipo di atteggiamento è lo stesso che ci fa continuare a perdere punti in ogni campo, ci fa perdere la faccia, la dignità, la reputazione, consegnando l’Italia dei più fragili nella bolla sottile e invisibile della disperazione. L’altra sera sullo storico corso Giovanni Nicotera di Lamezia Terme è accaduto: oltre 300 persone comuni, animate da un forte spirito di sinistra, e vogliosi di bellezza e libertà, sono scesi in piazza. Tutti. Insieme. Per contestare Salvini, lui che a metà piazza, al di là del muro della Polizia, ha raccontato le solite barzellette in difesa della “destra” che vuole al potere, ma della durata di 15 minuti soltanto. Troppo facile ordinare di alzare la musica super amplificata, mentre di tanto in tanto mandava baci da lontano ai “figli di papà” dietro cartelli e striscioni. Ma lì dietro, invece, c’erano tutti a fischiare, cantare “bella ciao”, a urlargli “scemo, scemo”. C’erano persone comuni, uomini, donne, e soprattutto giovani, ma anche beneficiari dello Sprar e persone anziane. Ma più di ogni altra cosa c’erano i lametini. Mentre dall’altro lato erano per lo più famiglie che accompagnavano da più zone della provincia coloro che, forse, siederanno al prossimo Consiglio Regionale dietro i soliti, strani, giochini di potere.

Fra questi, in buona parte, anche uomini scesi da Gizzeria per appoggiare l’attuale sindaco Pietro Raso. È paradossale come proprio certi paesi in via di spopolamento guardino alla politica che svuota, quella che per lunghissimi decenni non fece altro che denigrare i nostri nonni contadini ed emigrati al nord o all’estero in cerca di un  lavoro dignitoso che potesse sfamare intere famiglie rimaste giù a soffrire. Perché tutta questa ferocia nel dimenticare? Una politica razzista non solo col Sud, con chi qui è nato o rimasto, ma anche con gli immigrati perché come dice Salvini “prima gli italiani” (ma una critica seria occorre farla in merito al decreto sicurezza e questa non può esimersi dal chiamare in causa anche la sinistra).

Ieri sera nell’Arena di Massimo Giletti che sposa a nozze Salvini, dedicandogli come al solito tanto spazio, lo stesso leader della Lega ha tirato in ballo, con esaltazione, il procuratore Nicola Gratteri che proprio nei giorni scorsi lo ha incontrato. Anche questo risulta assai paradossale: temi come la giustizia e la legalità non dovrebbero cedere al confronto di chi la giustizia l’annienta mediante cattiveria gratuita. Perché il ragazzino disabile anti lega che manifesta in piazza finito in un video e fatto girare da Salvini non è forse una cattiveria?

Come lo accoglieranno a Serra San Bruno e a Catanzaro? E soprattutto una volta finito questo momento, ce la farà lo stesso popolo, che sia formato da sardine, persone comune prive di sigle o bandiere, a portare avanti un discorso permanente di partecipazione politica e democratica? E soprattutto, ce la farà la sinistra a ricostruire il suo spazio, al di là di foto e post ad effetto occasionali?

 

(Ph. Andrea Torcasio)

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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