Vito Teti incontra la poesia di Felice Mastroianni
Sono tante le penne brillanti italiane che negli ultimi decenni si sono incrociate partendo dalla Calabria, loro terra natia; tante forse che un giorno si renderà necessario superare la dimensione del singolo e teorizzare un movimento che raccolga sotto lo stesso ombrello le teste di più individui, accomunati da influenze, intenzioni e atmosfere. Camminando, parlando, osservando, per le vie di Platania, in occasione dell’inaugurazione della lapide di Felice Mastroianni, apposta sulla facciata della sua casa natale, mi rendevo conto di quanto di umano e reale ci fosse nella sua poesia. Guardando oltre l’impeccabile forma accademica e l’impronta neollenica, limando la patina dell’intellettuale, si arriva al nucleo fondante del poeta, che del piccolo paese ne ha fatto la favola solitaria e segreta della propria vita. E se dell’uomo si tratta, mi è venuto da pensare immediatamente al saggio che l’antropologo Vito Teti dedica a Felice Mastroianni (a proposito di penne brillanti italiane che si incrociano), in occasione della giornata di studi sul poeta tenutasi nell’aprile 2012.
Un dialogo speciale tra Teti e Mastroianni, asincrono dal punto di vista cronologico, ma perfettamente congruente per la perennità dello scambio.
Ve ne lascio un piccolo estratto, col consenso dell’autore.

L’ombra della poesia.
Aspetti antropologici nella poesia di Felice Mastroianni, di Vito Teti
Questo mio paese ove son nato,
che prese nome dai platani,
il paese del cuore mio,
dei miei morti,
della mia speranza,
dove potrò un giorno
finalmente dormire per sempre sopra la collina
che guarda al mare.
Questo mio paese di platani
è come un albero
dispogliato d’uomini
che sono fuggiti lontano
col loro dolore.
Ma ai davanzali ancora
hanno i gerani e i garofani
il dolce mesto sorriso
di chi attende
ombre care
che torneranno
un mattino di sole e di rondini.
Il componimento, dedicato al luogo natale da cui prende il titolo,
Platania, mette in luce alcune tematiche chiave dell’opera poetica
di Felice Mastroianni, quali il paese, i defunti, la natura, la fuga, l’emigrazione, la nostalgia, la memoria,
l’attesa, l’ombra. Il paese è il centro, l’asse del mondo, il punto di riferimento dell’autore. Il poeta, del resto, è esplicito al riguardo in quella breve, densa, suggestiva prosa, «Il paese degli uomini sempre vivi», dove, in maniera lirica, traccia una sorta di poetica del paese:
Non è come nelle antiche leggende un paese lontano lontano ove alligna un albero miracoloso, e in cui non è dato porre piedi ai mortali. Non è l’incantata isola di Calipso e il favoloso eden del vano sogno – più o meno confessato – dell’anima.
È il piccolo paese d’un piccolo poeta, che ne ha fatto la favola solitaria e segreta della propria vita.
Mastroianni descrive, da poeta, il paesetto di gerani e garofani sul davanzale, l’incantesimo di uomini sempre vivi, i personaggi, i familiari, i vicoli, i rumori, i colori di un luogo che narra come una favola nella speranza che un giorno qualcuno abbia voglia di ascoltarla. Non un paese qualsiasi, ma la sua Platania, che vede inseparabile dal paesaggio e dalla natura e che descrive come il paese dei platani, dei davanzali fioriti di gerani e di garofani, dei cari defunti (il paese del cuore mio / dei miei morti), di uomini fuggiti lontano, il luogo dove l’autore auspica un giorno di riposare per sempre. La speranza del poeta è il futuro ricongiungimento con coloro che non ci sono più, quasi come in un canto di Spoon River («dove potrò un giorno / finalmente dormire per sempre / sopra la collina / che guarda al mare»), e la nostalgia sfocia nel «dolce mesto sorriso / di chi attende/ ombre care / che torneranno / un mattino di sole e di rondini». Fa eco a questa chiusa, tra le altre, la lirica Mio paese di platani. Le rondini, gli uccelli migratori per eccellenza, richiamano le partenze e i ritorni degli uomini, costretti dalle condizioni di miseria dei loro paesi e della loro regione a separarsi dalla famiglia, dai luoghi che non troveranno mai più come li hanno lasciati prima di partire. Ma la terra d’origine è sempre nei pensieri di chi è lontano:
anche i tuoi figli poeti, terra mia,
se ne sono andati
e ti cantano da lontano.
E ancora nell’incipit di Vento d’ottobre la partenza e la nostalgia sono legate all’immagine delle ombre:
Tornano, a uno stormo d’ali migranti,
ombre alte dei meriggi
– appena dispersi
oltre i varchi dei colli.
Il distacco, le partenze, i ritorni sono legati, nella poetica di Mastroianni, al senso dei luoghi, al suo paese, alle campagne circostanti, allo spazio umanizzato, alle case. Il poeta presenta un paese di uomini e donne, di miti e leggende, di relazioni e di memorie, di sogni e di elementi dove il rapporto con i defunti è ricorrente. La nostalgia per i propri cari viene espressa in Per la mia figlioletta mediante il delicato ricordo della figlia perduta e le classiche immagini di una primavera spezzata:
Sette mesi di vita
con un tremito lieve,
nelle pupille cerule, di neve
in tempo di fiorita.
In Memoria del glicine, dedicata al padre ormai scomparso il rimpianto degli anni passati è legato all’immagine del balcone fiorito e presenta accenti, senza volere azzardare alcun confronto, che ricordano la delicatezza di Emily Dickinson:
il piccolo giardino
aveva ad ogni fiore
un’ape ed un mio sogno
in un cerchio di rondini canore.
In Mastroianni il dialogo con i defunti è ininterrotto dall’attesa, (uno dei motivi maggiormente ricorrenti nei componimenti del poeta lametino):
il vostro sguardo
rasserenato ad altro ciel s’accende
vivo nel nostro sangue,
e ci illumina i giorni dell’attesa.
L’attesa è la distanza che ci separa dai morti che vivono con noi un legame di sangue che non si spezza con la morte, ma prosegue nei rituali, e specialmente nei giorni in cui si rinnova il culto dei defunti. Così ha inizio Favoloso è il vento:
Luglio t’attende ogni anno a questa riva
donde, Circe di sogni,
giovinezza lontana – e poi la vita
ti sospinsero ad altri lidi.
Il componimento termina con l’immagine di un antico odor di forno, spento per sempre. Ne riportiamo l’ultima strofa per esteso, alquanto significativa per come Mastroianni, in maniera concisa, racchiuda in pochi versi i temi principali della sua poetica:
Ma se varchi la soglia dei ritorni,
d’ambra al tramonto, favoloso è il vento
di sereno alle prode ove s’affioca
l’urlo del mare.
Aura di mito han le voci dei morti
e questo antico odor di forno
Ch’or non s’accende più.
[…]
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1997, Lamezia Terme. Scrivo in prosa, in versi, esco poco (ma una partita di pallone la faccio sempre volentieri), tifo e leggo abbastanza. Sono responsabile editoriale del MABOS Magazine e cofondatore de "La Pantegana Edizioni". Nel 2024 ho ricevuto il Premio Letterario Kerasion per "Tate e Violet" (testo musicale) e il Premio Tutto Calabria per "Alicanto" (poesia) al NON FEST - Caratteri in movimento. Nel 2025 ho ricevuto la menzione al Premio Nautilus col racconto "Lorenzo e Sylvia, 1963" e per la prima volta sono stato tradotto all'estero, all'interno di Revista Be Cult, col racconto "Spigolature estive - Espigas de verano". Sono stato pubblicato in diverse antologie e riviste, tra cui nell'Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (2019) e Laboratori Critici (Speciale Ritratti di Poesia 2026). Nel 2027 uscirà la mia prima monografia.
Sono anche laureato in Medicina.
Sei Unico🤩Mi è venuta voglia di leggere le poesie di Mastroianni e,possibilmente ,il tuo commento!Perche’ non pubblicare?Non fare il modesto ma,accanto agli altri ,ci stai benissimo tu!!!😍
Grazie davvero <3; le anticipo che presto uscirà un mio commento su dei lavori di Mastroianni. Per quanto riguarda il pubblicare: in antologie o in raccolte insieme ad altri l'ho già fatto e lo rifarò volentieri, sia in versi che in prosa. Se intende invece una prima opera tutta mia c'è da aspettare. Grazie di cuore nuovamente