Ivano Fermini, il chiodo svanito in noi
Di Fermini colpiscono il mistero, della vita ancor prima della parola, i passaggi nevrotici e ispidi di un versificare fulmineo, fulminante. Dai pochi e sfuggenti cenni biografici, raccattabili tra vecchi archivi e nuove edizioni, sappiamo che nacque a Bolzano nel 1948 e crebbe nel villaggio di San Paolo. Si trasferì in seguito a Milano, dove per un po’ fece l’operaio, abitando diverso tempo insieme ai genitori e alla sorella. Negli anni ’70 l’esordio poetico, con La Scorciatoia, edita da Rebellato Editore di Padova (1970) e l’incontro con Milo De Angelis (1977), che lo incoraggiò a pubblicare i suoi versi sulla rivista Niebo, fondata da De Angelis stesso. Dopo un tentennamento iniziale, vedono la luce nel numero di maggio del 1978 nove poesie di Fermini, ad oggi mai ristampate, né inserite nelle successive raccolte Bianco allontanato (Milano, Corpo10, 1985) e Nati incendio (Milano, Polena, 1991).
Nel 1996 viene inserito nell’antologia Italian Poetry, 1950-1990 (Boston, Dante University of America Press) ricevendo la traduzione in lingua inglese da Gayle Ridinger. Dalla breve nota biografica presente all’interno del volume, emergono i ricorrenti episodi di disturbi psichiatrici di cui soffriva il poeta e il cenno ad una piccola pensione che, per la sua patologia, riceveva dallo Stato.
Si tratta di uno degli ultimi aggiornamenti ufficiali sulla vita di Fermini, che si spense poi nel 2004, a Milano. Lo studioso e poeta britannico Ian Seed tradusse alcuni versi di Fermini, pubblicandoli nel 2010 in Straw Which Comes Apart (Norfolk, Oystercatcher Press), e nel 2022 in The River Which Sleep Has Told Me (Chavagnes-en-Paillers, The Fortnightly Review).
Ricompare sugli scaffali delle librerie italiane solo qualche settimana fa, a luglio 2025, grazie alla nuova ed elegante edizione di Nati incendio (contenente anche le poesie di Bianco allontanato), a cura di Aldo Nove ed edito dal gruppo Magog all’interno della collana “Malte”.
Leggere l’opera di Fermini è procurarsi i deliri notturni di una febbre a trentasette e mezzo. È poesia verticale, spigolosa, che ingurgita e vomita a getto se stessa. Poesia di neve e di sassi, sciolta, libera, figlia di un sincretismo alchemico. “Ovunque vada la cenere d’ambiente contro/ i sassolini tacciono atterriti che io non posso sparire/ nemmeno quell’agganciare l’occhio/ la mano che agita/ sul vento piomba in corrente e si tocca/ ho un altro ovale che dire orizzonte/ quando è secco davanti alla bocca/ stessa sete dei corridoi che staccano”. E ancora: “Mani/ intanto che filtrano/ dalla bilancia/ con neve in mano/ sono le corde/ chiamavano in due e mezzo/ centrando la colonna/ pezzetti/ e tornato/ così arrotonda l’occhio/ non è possibile in cerchio………IL GRIGIO/ O IL GALLO DALLE FIALE INCROCIATE/.
Risultano sfuggenti ascendenze ed assonanze con gli altri solitari del Novecento italiano. Se il prosimetro dei Canti Orfici di Dino Campana vive un’ipervolemia di rime, suoni, colori: “Al giardino spettrale al lauro muto/ De le verdi ghirlande/ A la terra autunnale/ Un ultimo saluto!/ A l’aride pendici/ Aspre arrossate nell’estremo sole/ Confusa di rumori/ Rauchi grida la lontana vita:/ Grida al morente sole/ Che insanguina le aiole./ S’intende una fanfara/ Che straziante sale: il fiume spare/ Ne le arene dorate: nel silenzio/ Stanno le bianche statue a capo i ponti/ Volte: e le cose già non sono più./ E dal fondo silenzio come un coro/ Tenero e grandioso/ Sorge ed anela in alto al mio balcone:/ E in aroma d’alloro,/ In aroma d’alloro acre languente,/ Tra le statue immortali nel tramonto/ Ella m’appar, presente”/. La poesia di Ivano Fermini appare come disidratata, anemica, spaventosamente esatta: “il tunnel è profondo/ è aceto esploso con una stella/ pietre che prendono fuoco/ pietre dalla bontà/ bello in basso/ segno/ è indubbio che pazzo ami le mestole bianche/ penna che batte la tempia/ guardo la tela del ragno/ trentasette anni un concime rotondo”/.
Se, in parte, nei versi di Lorenzo Calogero riusciamo a cogliere una particolare visione stereoscopica,
“Vedo e sogno. Una contrada/ è rarefatta, pigra stille versa. / Proclive poteva essere o comprendere/ ciò che nell’aria si contrasta/ o si ama, una semplice superficie tersa, / una voce che appaia nuda nel sonno, / la mia nella tua mano contratta./ Verde intatta poteva essere pura,/ l’alba con pena. Da un ciottolo/ un viottolo freddo piega l’ala/ muta nel volo in un brivido/chiuso che cade nel vuoto/ informe, e di sé imprime una gioia/ da una celeste sostanza/ ad un usignolo. /”, in Fermini avvertiamo uno strabismo di fondo. Non percepiamo la direzione dello sguardo né la messa a fuoco; possiamo solo intuire, a stento, i corpi mobili vitreali: “Arsenico cielo stellato/ penso al tuo fiume anima dei granchi portando il sole/ i cicli micidiali di alberi mangiano la bocca/ tutto è caduto in un darci la mano la bomba l’edera/ la forza è pressappoco tinta/ e addio ai fratelli/ di pagare il trionfo salute del nero/.
Nel passaggio dai versi da Bianco allontanato a Nati incendio si stempera, seppur di poco, l’impenetrabilità della poesia di Fermini. La chiave per decriptare il codice è fornita dalle persone care, “a mia sorella Adriana”, “a Benito Trolese”, “a Marta Bertamini”, che insieme a “a milo grande!” costituiscono un polittico di realtà nella parete di chiodi metafisici del poeta. È nel suo mondo che assistiamo al principio e alla fine di ogni cosa; gli universi della parola bruciano, rinascono e si consumano in loro stessi, assumendo significato solo per i nati incendio, perché “oltre il cerchio il mondo è carbonizzato”.
Bibliografia
-AA.VV., Niebo (Fascicolo 05, maggio), Milano, 1978.
-Berardinelli, Alfonso, e Alfonso Cordelli, Il pubblico della poesia. Trent’anni dopo, Roma, Castelvecchi, 2004.
-De Angelis, Milo, Poesia e destino, Cappelli, 1982.
-Fermini, Ivano, La scorciatoia, Padova, Rebellato Editore, 1970.
-Fermini, Ivano, Bianco allontanato, Milano, Corpo 10, 1985.
-Fermini, Ivano, Nati incendio, Milano, Polena, 1991.
-Fermini, Ivano, Straw Which Comes Apart, trad. di Ian Seed, Norfolk, Oystercatcher Press, 2010.
-Fermini, Ivano, The River Which Sleep Has Told Me, trad. di Ian Seed, Chavagnes-en-Paillers, The Fortnightly Review, 2022.
-Fermini, Ivano, Nati incendio, a cura di Aldo Nove, Roma, Gruppo Editoriale Magog, 2025.
-Poesia. Rivista internazionale di cultura poetica, Crocetti Editore, n. 32 luglio-agosto, 2025.
-Ridinger, Gayle, e Gian Paolo Renello, Italian Poetry, 1950-1990, Boston, Dante University of America Press, 1996.
Sitografia
–“…e io bambino radunavo il vento”. La poesia assoluta di Ivano Fermini, su Pangea.news.
–Stella vuota come tutto. Per una lettura della poesia di Ivano Fermini, di Stefano Bottero su Treccani.it.
Preziosa inoltre la lettura degli interventi di Davide Brullo sui suoi canali social.
Appendice
Dalla traduzione inglese di Gayle Ridinger, in Italian Poetry, 1950-1990, pp. 318-320.
It descends rapidly under the twistable vine in the sky,
its brows a dark basin;
every change in temperature opens the
mouth, readying the anvil and blowing,
for this is the sea and afternoon and grey lantern,
small round soup that scream eyes.
* * * *
The wistaria-faced Visigoth
(the only pincers he owed
slipping away from the lightning)
is preserved in the snow
with shell-like hands and
words that blow on the dawn
till roots have tenderly risen,
and above ground, curled.
* * * *
The statue
It’s like snow
the leaves like
Zen on a rug;
spiked fingers play music
motions in every water from the sudden and gently unforesecable
which worlds graze;
they are false, false.
It’s true as young Laura
before the fall of the axe;
no tears over time,
just stand it there, the record plays,
I explode and the rags around me repel me,
pushing firther off the small clouds,
mothers and fathers in hot-air balloons;
I am cured.
* * * *



1997, Lamezia Terme. Scrivo in prosa, in versi, esco poco (ma una partita di pallone la faccio sempre volentieri), tifo e leggo abbastanza. Sono responsabile editoriale del MABOS Magazine e cofondatore de "La Pantegana Edizioni". Nel 2024 ho ricevuto il Premio Letterario Kerasion per "Tate e Violet" (testo musicale) e il Premio Tutto Calabria per "Alicanto" (poesia) al NON FEST - Caratteri in movimento. Nel 2025 ho ricevuto la menzione al Premio Nautilus col racconto "Lorenzo e Sylvia, 1963" e per la prima volta sono stato tradotto all'estero, all'interno di Revista Be Cult, col racconto "Spigolature estive - Espigas de verano". Sono stato pubblicato in diverse antologie e riviste, tra cui nell'Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (2019) e Laboratori Critici (Speciale Ritratti di Poesia 2026). Nel 2027 uscirà la mia prima monografia.
Sono anche laureato in Medicina.