photo © Elena Muneghina
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Francesco Leineri – photo © Elena Muneghina

Oggi voglio farvi conoscere un compositore, pianista, polistrumentista e performer. Lui si chiama Francesco Leineri e con il suo lavoro ci dimostra come una passione può diventare un vero e proprio lavoro. E bisogna impegnarsi davvero molto per ottenere buoni risultati e soddisfazioni. Sappiamo tutti che non è facile, soprattutto in un paese dove le opportunità sembrano sempre così poche, allora bisogna rimboccarsi le maniche e crearsele in modo tale che i sogni non restino solo sogni.

 

 

  • Il tuo percorso dimostra com’è possibile far diventare una passione un vero e proprio lavoro. Com’è nata la tua passione per la musica?
    Dal vecchio pianoforte di mia zia, dai dischi di Springsteen dei miei genitori, dai Nirvana di mio fratello e da un grande Maestro che fra le mura del Conservatorio di Roma mi ha accompagnato per tanti anni all’interno di un percorso di studi complesso, lungo e molto faticoso: tenere la testa alta per dieci lunghissimi anni non è per niente facile – il corso di studi istituzionale in composizione è costellato anche da prove psicologicamente e fisicamente molto ardue da gestire – e adesso che sto volgendo al termine di questa grande avventura mi ritrovo soltanto più domande che risposte. Proprio per questo la mia passione per la musica è nata, sì, ma fortunatamente cresce sempre di più, giorno dopo giorno. Non è facile tenerla costantemente viva e per questo credo che la mia curiosità mi renda un musicista molto, molto fortunato.
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    Francesco Leineri – photo © Margherita Biondo

    I tuoi non sono solo concerti, ma veri e propri spettacoli, dove unisci teatro e musica. Come mai hai deciso di intraprendere questa strada?
    Scrivo musica per il teatro da tanti anni e proprio per questo, piano piano, il circuito di teatri romani off – che pullulano di tante belle persone quanto di biechi impostori – hanno fatto da sfondo ad una ricerca musicale che è stata, nel senso letterale del termine, “contestualizzata”. È stata una casualità cominciare a lavorare dentro questi spazi e a volte mi sono messo in gioco mettendoci la faccia per davvero, in prima persona. Da un suono sono approdato a un canto, da un canto ad una voce, da una voce a un corpo ed eccola lì, la storia. Una storia, un mondo. Un concept. Una performance.
    Non è che poi ci siano grandi segreti di guerra, eh: semplicemente c’è’ la voglia di provare a trasformare un gesto musicale in un qualcosa di più, in un mondo nel quale immergersi; e non di certo perché la musica da sola non basti, ma perché è possibile che facendola esplodere in mille pezzi si riesca a comunicare ancora di più e in un modo ancora più efficace. Perché no?

  • Come nasce un progetto artistico? Dall’idea fino alla realizzazione finale. Dove trai ispirazione?
    Sarebbe molto facile dire che un progetto artistico nasca esclusivamente da quella famosa “scintilla” interiore di cui tutti parlano. Non dico che – in un certo senso – non sia così. È doveroso però ricordare che qualsiasi lodevole presupposto artistico non sarebbe niente senza una reale e concreta fattibilità, tecnica ed economica. Uno spettacolo, un disco, la costituzione di un ensemble o una tournèe sono cose che hanno bisogno di un fondamentale e necessario impulso primordiale, che faccia quasi da “motore primo”, ma anche di un piano d’azione e di produzione preciso, che ti permetta di potere portarlo a termine con successo e soprattutto portarlo avanti per più tempo possibile. In questo lo studio mi ha insegnato tanto, ma non meno l’esperienza. Sono tutte cose che si imparano a poco a poco, piano piano: l’impazienza gioca bruttissimi scherzi. Il coraggio di osare, al tempo stesso, può essere un giusto ingrediente.
  • I giovani e la musica oggi in Italia. Cosa ti piace e cosa cambieresti?
    Godiamo di un panorama musicale emergente molto vivo ma ancora non del tutto consapevole della metamorfosi in atto. Le produzioni, le “piazze”, la fruibilità della musica e le sue forme sono tutte cose che stanno cambiando in modo radicale – niente di nuovo, attenzione, semmai ciclico – ma a poco a poco. Questa nuova atmosfera di produzione musicale “mi piace” e la reputo molto interessante, ma proverei a cambiare un po’ di più il modo in cui viene vissuta da musicisti e operatori dello spettacolo tutti. Provare ad avere più consapevolezza del cambiamento, con organizzazione e malleabilità (non urtando però specializzazione e competenza professionale) e soprattutto con meno chiacchiere da un lato e meno capricci dall’altro. Prendere il lato positivo del cambiamento e fare dei suoi lati negativi una nuova proposta di produzione, di qualità. In altre parole, vivere il presente. Con resilienza.

A febbraio Francesco sarà in tournée tra Roma, Viterbo e Firenze, tutte le date dei concerti le trovate nel suo sito: www.francescoleineri.com o nella pagina facebook: Francesco Leineri.

Di Sabrina Andreose

Stilista e appassionata di musica d’autore anni Settanta. Amo tutto ciò che è arte: disegnare, creare, dare forma a tutte le mie idee. Viaggio per conoscere, per innamorarmi sempre della vita. "È meglio un giorno solo da ricordare, che ricadere in una nuova realtà sempre identica" - F. Guccini

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