Non solo nostalgia

Non solo nostalgia

di Ottorino Andreose. Prefazione di Claudio Lolli.

Ho sempre amato scrivere. Da piccola tenevo uno di quei diari bruttissimi, enormi, con mille disegni di cani e gatti e un lucchetto quasi più grande del diario. Facevo le scuole elementari e ogni giorno scrivevo cosa mi succedeva durante le ore di lezione a scuola e molto spesso mi facevo i complimenti da sola per i miei progressi oppure mi rimproveravo se non ero soddisfatta della giornata. Poi crescendo il diario è diventato più serio e anche i pensieri. Spesso scrivevo quando ero arrabbiata, mi chiudevo nella mia stanza e scrivevo di corsa, senza fermarmi un attimo. Una scrittura terapeutica, insomma. Dopo un attimo stavo già meglio e non avevo neanche più bisogno di rileggere cos’avevo scritto. Durante le scuole medie ero quasi sempre arrabbiata, infatti scrivevo spesso. Avevo una fissazione per Leopardi e l’argomento della mia tesina era la Rivoluzione Cubana. Poi con le scuole superiori il diario si è trasformato in un blog, e ogni giorno tornata da scuola scrivevo. Scrivevo tantissimo, forse mi serviva per raccontare a me stessa tante verità che non avevo il coraggio di dirmi. Le lezioni che preferivo seguire a scuola erano quelle di Filosofia, avrei voluto che quelle ore non finissero mai. Esposi con orgoglio alla fine degli studi la mia tesina su Francesco Guccini e la caduta dei valori. Poi col tempo sono cresciuta e devo ammettere che ho scritto sempre meno anche se ho iniziato però a vivere di più. Ogni tanto ho il bisogno impellente di scrivere, magari sono ferma alla stazione, o per strada che cammino da sola, e la mia testa formula frasi che… devo fermare in un foglio prima che scappano via per sempre. In questi anni ho avuto modo di mettere le mani in alcuni manoscritti e mi sono resa conto che la scrittura mi piace, mi appassiona, mi da soddisfazione. Io ho molte passioni, e penso che senza di queste non sarei niente, perchè mi danno lo slancio e l’entusiasmo per affrontare il quotidiano. Quando qualcosa mi appassiona lo sento subito perchè perdo la cognizione del tempo, ho l’adrenalina, i brividi e la voglia di concludere al meglio il lavoro che sto facendo. Poi una volta concluso, il vuoto. Un vuoto che può colmare solo un nuovo progetto artistico… Ecco. Così da due anni a questa parte ho lavorato ad un libro, il libro di mio papà, uscito pochi giorni fa dal titolo “Non solo nostalgia”. Io e lui abbiamo sempre avuto complicità nei pensieri e negli ideali ma lavorare assieme non è facile. Lui, muratore da quarant’anni, ha sempre amato la letteratura, ma non aveva mai scritto nulla seriamente.. Ha iniziato a scrivere in alcuni quaderni, un po’ in disordine e sempre a mano. Io dovevo mettere le mani in tutti questi fogli, dove spesso non c’era un contesto, non c’era una vera storia ma tanti, tantissimi sfoghi. E’ stato un lavoro difficile. Ogni sera tornavo a casa da lavoro e scrivevamo fino all’una/le due di notte. Molte volte si litigava, lui si alzava e bestemmiava perchè io volevo togliere quasi tutto di quello che aveva scritto, e così ho fatto.. ma non è stato facile, perchè chi scrive non vorrebbe eliminare nulla di ciò che ha elaborato. Quindi niente, l’introduzione di questo libro porta la mia firma e ve la faccio leggere qui di seguito lanciandovi un messaggio: Innamoratevi, continuate a stupirvi sempre di tutto, anche se non è affatto facile di questi tempi in cui tutto è dettato dalla superficialità, però proviamoci, altrimenti siamo solo dei corpi vaganti e meccanizzati.
sabripapi
e il bambino nel cortile sta giocando
tira sassi nel cielo e nel mare
ogni volta che colpisce una stella
chiude gli occhi e si mette a sognare
chiude gli occhi e si mette a volare.”
Le storie di ieri” – Francesco De Gregori
In quel cortile cresceva mio padre negli anni Sessanta, un bambino che con la purezza di chi non ha mai avuto niente riusciva sempre ad innamorarsi di tutto. Fin da piccolo ha sempre capito che la vera ricchezza della vita sta nel valore che noi attribuiamo ad ogni cosa, anche la più piccola, così se impariamo ad apprezzare una semplice abitudine quotidiana, un nuovo incontro o un albero che lentamente cresce e dà i suoi frutti, tutto si illumina. Ognuno di noi ha una propria storia fatta di esperienze, scelte, emozioni e queste pagine vi danno la possibilità di vedere dal buco di una serratura la vita di un semplice uomo che è ancora capace di commuoversi e che ancora vuole credere in una qualche umanità, persa durante la sua amata infanzia, quando ancora i ragazzi si radunavano nelle piazze di paese, i fiumi erano limpidi e i sogni ancora vivi.

Questo libro parla anche della storia di tutti di noi, delle nostre perdite sociali, di una natura uccisa dalle nostre stesse mani e di utopie alla deriva. Non vuole essere solo una critica alla caduta dei valori, bensì un elogio forte alla vita. Una vita che deve essere vissuta sempre intensamente, in direzione ostinata e contraria, come diceva il caro amico Fabrizio.

Ho visto mio padre tornare a casa stanco da lavoro, l’ho visto andare contro un mondo sbagliato con la forza di chi sa mettere passione in tutto ciò che fa, alla ricerca sempre di uno slancio capace di aiutarlo a superare tutte le avversità. L’ho visto piangere, scrivendo queste pagine, per il dispiacere di un sogno infranto dalla sua generazione e per la nostalgia di un mondo che lui ha conosciuto e che non esiste più. Impariamo, anche attraverso questo libro, a risvegliare quella coscienza che questa società vorrebbe mettere a tacere nell’ indifferenza totale dei nostri giorni, con l’umiltà di chi sa di non conoscere tutto ma si interroga sempre.

Sabrina Andreose

Sabrina Andreose

Stilista e appassionata di musica d’autore anni Settanta. Amo tutto ciò che è arte: disegnare, creare, dare forma a tutte le mie idee. Viaggio per conoscere, per innamorarmi sempre della vita. "È meglio un giorno solo da ricordare, che ricadere in una nuova realtà sempre identica" - F. Guccini

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