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Incommensurabile magnificenza

di un mattino di primavera.

I fringuelli stormiscono

il loro inno alla gioia,

le brume dell’inverno

sono lontane,

il sole, caldo e potente,

illumina con mano radiosa

i campi fioriti,

contorniati da ciliegi

di bianco guarniti

come da recente nevicata,

metafora delle stagioni che si confondono…

E mentre il borgo risplende

di nuove colori

dopo che la rugiada ha baciato

la notte, regno della luna,

mamma mite e protettiva

con i suoi raggi di latte,

registro sul nastro della vita

il campanile che rintocca,

chiedendomi cosa sarà

di questo nuovo giorno,

un piccolissimo frammento

nel film dell’ignoto.

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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