Cleto Festival VI – Le mostre: Nadia Lucisano.

Parlare di Luoghi, di spopolamento, di borghi e di centri storici ha un profondo senso se fatto in un luogo come Cleto. Già nella visita guidata di ieri e nella prossima di oggi è stato possibile girovagare tra le numerose case ruderi che riempiono soprattutto la parte alta del paese. Si percepisce molto facilmente una sorta di “assopimento” ed ecco perché, la mostra di Nadia Lucisano s’incastra alla perfezione in questa cornice. Il titolo è “Tra i borghi assopiti della Calabria“.

Di Palmi, Nadia si definisce Fotografa Viaggiatrice e nell’apertura del Festival, due sere fa ha dichiarato:

“La ricerca che ho fatto è stata spinta dal constatare che il nostro è un territorio che oltre all’emigrazione verso l’esterno vive anche un’emigrazione interna. Borghi interi vengono abbandonati e i motivi dell’abbandono sono sempre attuali”. La ricerca dell’abbandono mi ha fatto conoscere delle piccole forme di resistenza che danno fiducia. Questo progetto è all’interno di un pacchetto più grande, con la collaborazione di un giornale calabrese. Ho scoperto che oggi c’è un forte interesse verso il territorio, motivo anche per cui ho continuato per più di un anno e mezzo a fare tantissimi giri. I tempi sono finalmente maturi per poter realizzare delle cose buone. La Calabria ha il più grande numero di borghi abbandonati, con una grande carica di beni artistici, paesaggistici, archeologici, interessanti spunti antropologici. Io ho provato a ricercarli.”

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Grande attenzione, quella di Nadia, dunque, per quelle che sono le aree interne della nostra regione e i numerosi cenni di spopolamento che è possibile trovare un po’ in ogni angolo di Calabria. Case, ruderi, centri interi abbandonati quando come d’improvviso, per disastri naturali magari, quando più meditatamente, con sofferenza. Centri spopolati che, come più volte si è reiterato grazie alla tematica del Festival di quest’anno, hanno storie da raccontare e svolgono oggi un importantissimo ruolo per capire meglio il nostro presente e per comprendere una nuova strada di sviluppo umano.

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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