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Passi oggi, sabato 7 novembre 2020, una delle giornate più tristi e vergognose degli ultimi anni per la nostra Regione. Passi oggi, dico, che la situazione contingente ci costringe a decisioni d’emergenza. Passi oggi, presidente Conte, in cui meritiamo veramente un commissario decente, anzi, magari un supereroe, uno veramente all’altezza del compito di guidare la chimerica sanità calabrese (altro che capitano Ultimo all’ambiente, qua ci vorrebbe un taumaturgo ai livelli di Gesù Cristo). Ma quand’è che la Calabria e noi calabresi meriteremo una sanità non dico eccezionale ma quantomeno “normale”? Mi piace immergermi in pensieri fantasiosi, mi piace perdermi fra le nuvole e mi viene ancora più naturale, purtroppo, nei momenti concitati come questi di oggi. Come a dire: “certamente, hanno sbagliato quelli, ma pure quegli altri, eh; uh, ahi voglia! che grande responsabilità quest’altri”, e mi viene in mente il mitico Proietti-avvocato con il suo “qui se ‘nculamo, qui se ‘nculamo, qui ta’ piji ‘nder culo, qui, ah! non ne parliamo, se ‘nculamo de brutto”. Ecco, io credo che dopotutto sul vocabolario, al voce capro espiatorio da oggi possiamo aggiungere anche il sinonimo “Cotticelli“. E senza chiaramente levare alcuna responsabilità diretta a questo mitologico figuro. Qui la sola figura che non è ‘na figura de merda, anzi, la fa il giornalismo italiano (mica calabrese): ma io voglio ‘sto Walter Molino alla sanità! Veramente! Non possiamo nominare lui prossimo commissario? Dal momento che è l’unica figura ad averci reso un servizio (in senso alla comunità, non solo giornalistico) fondamentale come non ne vedevamo da anni! Io lo comprendo, lo comprendo davvero che nelle situazioni emergenziali molti nodi vengono al pettine. E comprendo come questo sia l’unico risvolto positivo di questa medaglia al disvalore. Ma quand’è che finalmente i nodi spariranno del tutto? Quand’è che la Calabria meriterà una sanità “normale”? Chissà se farò in tempo a vedere qualche scampolo di miglioramento, me lo chiedo veramente con un po’ di commozione e lo sguardo perso in alto, verso una nuvoletta sulla testa, come nei cartoni animati. Chissà se mi e se ci faranno almeno morire in un letto decente di un ospedale normale e assistiti quantomeno con i servizi essenziali. Oggi mi va di sognare. È prerogativa di noi perditempo in chiacchiere e parole sognare quando va tutto in malora. Mai sentito tanto impotente quanto oggi.

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, trent'anni fa. "Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo:" [E. Sanguineti]

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