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Cosa sono io dopotutto più che
un lascito (un’eredità tagliente che ancora
puzza di latte) tra la grammatica e gli escrementi
un cane, ecco, forse (un bastardo, un meticcio)
un cane che gioca con gli avanzi di ossa,
sì (costabiliana memoria e Mastroianni Felice
nel cerchio più alto del Paradiso)
che padrone non cerca –
Io l’estroverso di Dio, figlio d’uomo comune
in cassa integrazione (figlio di buona donna acquisita ai piedi della Croce),
io il dubbioso io l’indeciso se cavare un occhio
a chi ha affermato con pura convinzione
di preferire la prosa alla poesia
o chiudermeli entrambi (io che sputando al cielo
ho sputato sulla terra),
io goccia di dentifricio che da sempre
rimane attaccato al benedetto lavandino
(io tubo di scarico della generazione
che mi ha preceduto) – la generazione
che mi ha preceduto ha pensato importante
l’avvertirmi – io ingenuo tra gli ingenui
trave e cuneo nell’occhio dei miei fratelli
(questi giorni sulla terra sembrano
ascoltare le nostre maledizioni
quando prendono a scivolare come su di una slavina) io ho imparato a nuotare
nel mare dell’indifferenza dopotutto
non senza molte difficoltà.
L’uomo è piccolo piccolo, non trovi?

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisette anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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