“Rinnega il padre e anche la madre” a 112 km da Lamezia 20 mamme chiedono al giudice di salvare i loro figli

Sono seduta in una sala convegni al primo piano del Liceo Scientifico G. Galilei di Lamezia Terme per assistere ad un incontro sui 70 anni della Carta Costituzionale Italiana. L’ uditorio é composto da studenti del secondo anno, alcuni sono già seduti, altri attendono una sedia libera, altri ancora ne approfittano per ritornare in classe, poi dietro front, ecco i docenti che insistono nel far restare i ragazzi, che siederanno alcuni su un’ unica sedia rossa.

“Per ricordare occorre conoscere – afferma il commissario prefettizio, dott. Alecci, insediatosi lo scorso novembre a seguito dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Lamezia Terme – conoscere e sentire, amare, tutelare”.

L’argomento è sempre quello, la Costituzione, che per quanto, fra i più partiti politici di turno, si dica necessiti di modifiche, ricordiamo essere fra le più belle al mondo. Perché rigida, e pregna di principi democratici e inviolabili dell’uomo, scritta all’indomani della 2 guerra mondiale, e frutto del compromesso storico di più forze politiche, frutto del sangue dei nostri padri. Dentro la Costituzione ci sono altri, innumerevoli argomenti, con i quali i ragazzi del futuro devono fare i conti, specie in relazione alla contingenza. Ad esempio il diritto dovere al lavoro, l’uguaglianza, le libertà, la salute. Oggi il mondo sembra essere sopraffatto da malaffare, mafia, razzismo, e chi più ne ha più ne metta. A ragione, i ragazzi del futuro combattono con la mancata conoscenza di certi valori, oppure convivono con altri, da loro non calcolati, ma tramandati, valori ereditati, o acquisiti. Al rispetto della Costituzione, al rispetto della legge prevale il rispetto dell’onore, che onore non é, il rispetto che si raccoglie attraverso il carcere, o impugnando una pistola già in tenera età.

Man mano che Alecci discorre di giustizia, l’attenzione sale fra gli studenti. Impossibile, sebbene non pensato, lasciare da parte l’attuale presente della città. Quello che, essenzialmente, viene fuori dai primi tre mesi di insediamento della terna commissariale é il totale abbandono su se stessi, da parte di cittadini rassegnati a vivere in un paese malato, perché non in grado di tutelarsi. Una città sciolta per mafia per la terza volta e un popolo immobile, che non ne vuole più sapere né parlare, che non si cura di quanto e perché ciò sia avvenuto né si interroga del suo futuro. Quel futuro che in qualche modo é il futuro di figli e nipoti.

“Da novembre ad oggi non ho mai ricevuto un invito a presenziare a manifestazioni su legalità – spiega Alecci – bisogna porsi due domande”.

L’attenzione è ancora più elevata, racchiusa dal silenzio, quando Alecci prende da dentro un’agenda un foglio di giornale. É un articolo dal titolo eclatante, per cui il commissario invita ad attivare le proprie coscienze, ma soprattutto a prendere, finché si é in tempo, consapevolezza verso ciò  che ci circonda. Si tratta di un fatto avvenuto a soli 112 km da Lamezia, e qui la geografia aiuta ad immaginare la gravità, l’insieme di cose che si concretizzano ,dunque, sotto il medesimo cielo.

Succede che Repubblica racconta 20 voci senza volto, di donne calabresi, grazie al supporto di Libera, della Procura Antimafia e della Cei, che chiedono ad un giudice di portare via, lontano, altrove, i propri figli. Non sono donne calabresi comuni, sono donne il cui cognome é quello di ‘clan’, mogli di mafiosi, figlie di mafiosi, sorelle di mafiosi, donne mafiose anche loro, che attendono sentenze definite, su cui regna il 416bis e che però si ribellano per tentare di salvare i propri figli.

<<Toglieteci i figli o saranno mafiosi>>, la scelta d’amore di 20 mamme. Un titolo forte riguardo un fatto di grave entità, accaduto a Reggio Calabria, e di cui non si vede traccia sul resto dei quotidiani calabresi, di cui grazie al Commissario Alecci si comincia a discuterne di fronte 2 classi di un liceo, e di cui si auspica l’apertura di un dibattito in più sedi, specie laddove regna sovrano il sonno.

Sono madri coraggio, che decidono di rompere un cordone ombelicale destinato a storie già scritte e vissute. Sono madri, che non collaborano né sono testimoni di giustizia, che quindi non hanno protezione da parte dello Stato ma la cui disperazione é tale da trovare solo nello Stato, nella giustizia, un’ ancora di salvataggio per i figli minorenni.

“Sono tua madre e per il tuo bene ti dico di stare lontano da me. Rinnega il padre e anche la madre. Rinnega la mafia che ha nutrito i tuoi genitori. Vai via, ti abbandono, lo faccio per te. Un giorno ci rivedremo e capirai. Forse”.

È stato definito ‘ladro di figli’ Roberto Di Bella, il Presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, che ha accolto le istanze delle 20 madri e che nel tempo – precisamente dal 2012 – ha attuato mediante giurisprudenza il ‘provvedimento di decadenza della responsabilità genitoriale’, che solitamente si usa quando l’incolumità psico – fisica dei minori é in pericolo.

Me ne vado a casa a scrivere della giornata trascorsa al Liceo Scientifico portandomi nella mente quel foglio di giornale.

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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