Lamezia, “Il vampiro come metafora”, incontro con l’antropologo Vito Teti

Al Tip Teatro circolo culturale, di cui Manifest è da sempre partner , prosegue la rassegna indipendente “Perìplus, rotte mediterranee” pensata dalla Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo. Mercoledì 5 giugno alle 18 sarà la volta de “Il vampiro e la melanconia, miti, storie e immaginazioni”, il libro di Vito Teti edito da Donzelli.   

Il libro

«I vampiri, assumendo connotati diversi, ritornano, prima o poi. Anche i libri sui vampiri – così sperano i loro autori – hanno una qualche possibilità di ritornare, di non morire». Così Vito Teti introduce il ritorno di questo libro in una nuova edizione completamente rivisitata, a chiudere idealmente quel «trittico della melanconia» che comprende Il senso dei luoghi e Quel che resta. Nel momento in cui melanconia e rovine si apprestano a raccontare i contrasti del lento affermarsi del moderno – che esorcizza alterità, malattia, follia, morte –, il vampiro rinasce nella letteratura come metafora di figure ambivalenti, ponendo così le basi per «contagiare» gli aspetti culturali caratterizzanti la tradizione occidentale contemporanea, dalla psicoanalisi al cinema, ai fumetti e a internet. Il vampiro che abita le rovine postmoderne – dal Muro di Berlino a Baghdad, dalle Torri Gemelle alle macerie dei terremoti – e incarna paure legate all’angoscia della fine del mondo ci ricorda la necessità di ristabilire un dialogo con i defunti, senza espellerli come vampiri distruttivi, ma riconoscendoli come parte integrante della comunità dei viventi. In questo senso, il libro afferma una filosofia «contro la morte», cogliendo spunti là dove la metafora del vampiro sembra aprire a un diverso rapporto con l’altro e a un riconoscimento della diversità.

Vito Teti

Professore ordinario di Antropologia Culturale presso l’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di iniziative e ricerche “Antropologie e Letterature del Mediterraneo”. Si è occupato di storia e culture dell’alimentazione, di antropologia del viaggio e dell’emigrazione, di riti e feste nella società tradizionale e in quella attuale, di antropologia ed etnografia dell’abbandono con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia e al Mediterraneo. Tra le sue pubblicazioni: Il senso dei luoghi (Donzelli, 2004; III ed. 2014); Storia del peperoncino (Donzelli, 2007); La razza maledetta (Manifestolibri, 2011); Maledetto Sud (Einaudi, 2013); Pietre di pane (Quodlibet, 2014); Terra inquieta. Per un’antropologia dell’erranza meridionale (Rubbettino, 2015); Fine pasto. Il cibo che verrà (Einaudi, 2015); Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni (Donzelli, 2017).

 

 

 

 

La rassegna

Vuol dire circumnavigare, navigare attorno a un’isola o a un continente. Nella letteratura greca antica il termine contraddistingueva anche un genere letterario preciso: erano chiamati così quelle descrizioni dei porti di un determinato mare, con le indicazioni utili alla navigazione e talvolta con notizie etnografiche e relative alle forme di vita politica e religiosa. L’idea del cerchio, di una maieutica reciproca, di una descrizione attiva dei fenomeni che ci circondano ha sempre contraddistinto la nostra volontà operativa. Abbiamo creduto e crediamo ancora che operare cultura significhi continuare a porsi domande, capire quali siano quelle più giuste per il nostro tempo e provare, in maniera collettiva, ad acquisire gli strumenti giusti per leggere la realtà. Ecco perché ci interroghiamo e interrogheremo voi in una serie di incontri, dialoghi, presentazioni di libri, proiezioni che dall’antropologia e dalla storia del nostro Mediterraneo possano farci sentire ancora una volta fieri ma dubbiosi, soddisfatti ma affamati di un comune sentire da ricostruire.
La rassegna é totalmente indipendente, aperta a tutti, accessibile, e gratuita.

I prossimi appuntamenti di Perìplus 

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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