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Il 6 Settembre del 1925, la Sicilia donava al mondo Andrea Camilleri. Uno scrittore immenso, un genio indiscusso. Oggi sarebbe stato il suo compleanno e io voglio ricordarlo con la recensione di uno dei suoi ultimi libri, una lettera indirizzata alla sua nipotina, un nonno che parla con il cuore in mano e con tanta speranza verso un futuro che non vedrà.

Auguri Maestro, ovunque tu sia!

“Che altro dirti di me? Non sono in condizioni di suggerirti qualcosa sull’uso della tua vita. Come usare la propria vita, lo si impara solo vivendola”

“Ora dimmi di te. Lettera a Matilda”, edito da Bompiani, è il più recente romanzo di Andrea Camilleri. Alle soglie di suoi novantadue anni, egli decide di parlare di sé alla sua pronipote di quattro. L’idea di questa lettera nasce perché non vuole che siano gli altri a parlarle di lui, a raccontarle la sua storia. Queste righe “vogliono essere una povera sostituzione di quel dialogo che mai avverrà tra di noi”. Camilleri le narra la sua vita e con acuta intelligenza e uno spirito d’osservazione fuori dal comune, ripercorre le tappe di ciò che ha reso l’Italia il paese di oggi.

Dall’anno della sua nascita, il 1925, al ventennio fascista, dall’educazione sotto il regime, alle sue idee che non combaciavano con quegli ideali. Dalla guerra che “è sempre una cosa maledetta”, alla liberazione da parte degli Americani. Dalla vicinanza al partito comunista, al riconoscimento di tutti i suoi errori. Dagli anni di piombo, alla crisi che ha colpito l’Italia. Dai delitti di mafia che hanno tinto di rosso la Sicilia, alle elezioni politiche che hanno cambiato il volto della nostra terra. Dai temi forti che caratterizzano i nostri giorni, all’importanza dell’accoglienza perché “in nome di cosa chiudiamo la porta in faccia a chi fugge dagli orrori della guerra e della fame? L’altro sei tu che ti guardi allo specchio”.

Dalle porte sbattute in faccia, ai tanti lavori svolti per mantenersi e alla scrittura che venne accantonata per gran parte della sua vita. Dal lavoro teatrale, all’insegnamento da cui, afferma con certezza, di aver ricevuto più di quanto abbia dato. Fino al lavoro in RAI, al successo inaspettato del suo Commissario Montalbano e al suo amore per Rosetta, “spina dorsale” della sua esistenza.

Una lucida riflessione anche su quelli che sono stati i suoi errori, le sue mancanze, i suoi fallimenti, sulle menzogne a volte dette in gioventù che, però, non sono mai state falsità perché “la verità è sempre una”.

Da queste pagine viene fuori l’immagine di un uomo grato alla vita, che ne ha accettato anche i dolori, come la cecità degli ultimi anni, e a cui la vecchiaia ha donato un certo ottimismo, una fiducia nell’umanità. Un uomo che dichiara di non temere la morte ma di avere nel cuore solo l’enorme dispiacere di dover lasciare i suoi cari. Un uomo che dalla sua lunga esperienza ha imparato che non tutto può essere bianco o nero, esistono le sfumature che, spesso, ci regalano una realtà concreta e vera.

Un racconto che commuove, che tocca le corde dell’anima, che fa riflettere sulla nostra Italia e sulle paure che ci accomunano. Un nonno che si racconta senza filtri e senza mezze misure. Un nonno che, per ragioni anagrafiche, non potrà esserci per vedere Matilda crescere ma che sarà presente nei suoi pensieri, nel suo cammino, nel suo cuore.

Buona lettura a chi conserva memoria di ciò che è stato perché il passato ci aiuta a comprendere il presente e a fare i conti con il futuro. Buona lettura a chi comprende l’importanza di avere un ideale, di sostenere le proprie idee sempre nel rispetto di quelle degli altri. E infine buona lettura a chi, capendo di aver sbagliato, quelle idee riesce a cambiarle perché “sconfitta o vittoriosa, non c’è bandiera che non stinga al sole”.

Alessandra D’Agostino

Di Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni che, quasi settimanalmente, vengono pubblicate su "Il Quotidiano del Sud". Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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