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“Un bel giorno arrivò quella domanda. Perché arriva sempre, anche se non vuoi. Ti aspetta dietro lo specchio davanti al quale passi sempre più velocemente, per non vederti invecchiato, o nelle canzoni trasmesse a tradimento dalla radio, quelle che ti fanno cambiare stazione perché ti ricordano chi eri o chi avresti potuto essere. E la domanda era: “Ma io, dove ho sbagliato?”

È con queste parole che Enrico Galiano dà inizio al suo ultimo libro, “L’arte di sbagliare alla grande” edito dalla Garzanti. Dopo il successo dei suoi romanzi, il prof più famoso d’Italia ritorna nelle librerie con una storia autobiografica matura e profonda, una storia che affronta diverse tematiche ma che ha un unico grande filo conduttore: la paura di sbagliare, di commettere errori, di inciampare, di cadere.

In questo libro, l’autore racconta la sua vita, senza filtri, perché sa che “per trovare la propria strada, a volte bisogna perderla”.

Ed ecco, allora, la narrazione di un episodio avvenuto all’età di otto anni, con un pallone tra i piedi. È proprio lì, in quel cortile, che Enrico sente di non meritare altro, di non meritare di più.  “Ognuno ha il suo errore, quello che ripete per una vita intera”, e lui, quel giorno, impara il suo sbaglio più grande: rinunciare! Nel corso della sua vita rinuncia alle sue passioni, all’amore vero, al lavoro che desidera sul serio. Ma “fare ciò che non sei è un inferno perché significa bruciare a fuoco lento. Non è un’infelicità potente, di quelle che ti fanno piangere, ma più qualcosa che ti bagna le guance di lacrime che non si vedono, dietro i sorrisi che mostri al mondo”. E quindi, un giorno, come per magia, decide di mollare tutto e ripartire da zero perché si rende conto che “sbagliare è necessario se si vuole sapere davvero chi siamo, se si vuole vivere una vita piena”.

Enrico riparte dalla sua passione più grande: l’insegnamento! Ed è davanti a quegli alunni chiassosi e difficili da gestire che lui, anziché desiderare di correre via il più velocemente possibile, sfodera uno dei suoi sorrisi migliori perché, finalmente, ha trovato il suo posto nel mondo.

Una storia magica, un libro di cui si prolunga volutamente la lettura perché va gustato, sottolineato, metabolizzato. Un racconto vero, genuino, di un uomo che è riuscito a individuare i suoi limiti e a superarli.

Enrico ci prende per mano, ci mette davanti alla paura di cambiare, ci fa capire quanto sia sbagliato mollare dopo il primo fallimento o dopo che qualcuno ci ha detto che, forse, è meglio così.

Enrico riesce a donare la speranza di credere negli errori, perché la vita poi te le dà le risposte, con i suoi tempi che spesso non sono i nostri.

Enrico ci mostra la tenacia, la forza necessaria per inseguire un sogno, la caparbietà nonostante i fallimenti, perché “siamo tutti fiumi in corsa verso il mare: siamo tutti curve, andare fuori strada, destini che sembrano deragliare e invece stanno solo cercando, con più forza, sé stessi”.

Leggere queste pagine è necessario, soffermarsi su quelle che parlano della scuola, dei ragazzi, degli occhi dei docenti lucidi a fine anno, è un’emozione indescrivibile.

“Noi non siamo arrivi, siamo viaggi; non siamo sazietà, siamo fame. Noi siamo desiderio”… ricordiamolo sempre, non fuggiamo dal dolore, abbracciamo i nostri errori, perdoniamoci e, soprattutto, non stanchiamoci mai di inseguire i nostri sogni.

ALESSANDRA D’AGOSTINO

Di Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni che, quasi settimanalmente, vengono pubblicate su "Il Quotidiano del Sud". Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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