Garibaldi 34
Sono le 15 e ti ho già dimenticata, intendo – le azioni minime riesco nuovamente a svolgerle. Dormire, camminare, persino lavare la faccia. Non mangiare. Questo no; mi risulta ancora impossibile. Ieri a quest’ora pranzavamo insieme (o meglio, pranzavo). Tu stavi lì, solo lì, per i tuoi problemi di stomaco. Io azzannavo e masticavo per inerzia, la fame era sparita e l’intestino combatteva (te). Anche avantieri sera mi hai visto lasciare del cibo. Era la cena questa volta, e io mangiavo, tu stavi lì, solo lì. Ti ho anche lasciato un residuo di Coca Cola nel bicchiere (la mia Coca Cola che non vedevo l’ora di offrirti), ma non l’hai toccata – come avresti potuto d’altronde?
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Ieri sera dovevamo soltanto salutarci ma non smetteva di tramontare. Le persiane di R. erano sigillate ed io non saprò quando riapriranno (certo riapriranno in settembre, ma tutto avverrà all’infuori di me), P. ha abbassato la serranda poco dopo le 20 (sabato ha più clienti del solito) e domani cioè oggi (un oggi che non esiste) sarà chiuso – è sempre stato così nelle domeniche di agosto. La rialzerà martedì quindi mai, perché noi non saremo più insieme. C. era sulla panchina di sua proprietà – ereditata da T. (mi spavento intanto al pensiero che qualcuno dovrà pur ereditarci e relegarci alle storie del passato) e sta lì a fissarci, insieme. Non sa che è l’ultima volta. Nessuno sa che è l’ultima volta, a parte noi. S. aveva problemi di parcheggio (come negli ultimi vent’anni) e vorrei dirle che da domani, cioè oggi, avrà più spazio per fare manovra.
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Poi è accaduto, è accaduto. Tutto è accaduto. La vena, l’arteria, tutto intorno alla giugulare il flusso e ancora il disastro nello stomaco e i morsi alle gambe. Tutto era già successo altrove. Ti ho vista intera passato-presente-futuro, e noi che ci amiamo e odiamo e io che scrivo (solo questo in fondo) e tu che mi accompagni e tu, sempre tu, che mi nascondi dal temporale e io/noi a cinque, a sei, a sette, a otto a nove a dieci anni e poi a venti e a venticinque e a vent’otto e tutti che ci attraversano e la nostra prima festa insieme (una pizza su una sedia di legno e nessun tavolo ancora, nella sera del 31 ottobre 2004) e i mondiali del 2006 e amici e compagni e amori superflui (scusami) e diplomi e lauree, ma oggi, oggi tremendamente tutto si conclude. Il mondo oggi si fa croce e noi genuflessi a questo destino.
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Sono le 18 e ti ho già dimenticata, intendo – le azioni minime riesco nuovamente a svolgerle. Appena ieri rientravo e mi apparivi (o meglio, tu ti svelavi e io ti percepivo) esistendo, occupando uno spazio – in me persino, ma oggi, oggi niente è dato, oggi non c’è nessun ago nella carne, nessun tessuto sfibrato, solo un silenzio che non ha luogo. C’erano dei lampioni intorno e noi, noi soli (ogni creatura sulla terra quando muore è sola) già silenziosi oltre il precipizio verso lo schianto, la caduta inevitabile. Tutto era già definito, quindi terribile.
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fosse l’intonaco la benda sugli occhi
i buchi delle persiane la mitraglia
che atterrisce porte di castagno
se per materia e non spirito
colonne di pietra erte
a riscaldare l’uovo senza paglia
non attraverseremmo i guadi
alla fiammatura del marmo
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Sono le 5 e mi hai già svegliato e ci siamo già rivisti, intendo – non siamo mai stati separati (per volontà nei miei giorno/notte non ci sono gradi di separazione). Questo mio stomaco che ora ingloba l’universo allora? Non reggo, non reggo fiori, fucili, farfalle, fame, vorrei te e te e te e noi (mi accontento dei ricordi di ieri) quando la sillaba procedeva a ritmo ed un bronzo a farsi vischio ed un chilometro respiro. Non sono più il gesto, la chiave, la fenditura nella porta, il colpo sordo del legno. Nulla è più oltre la somma. Allora? Allora è tutto per queste parole impigliate alle nuvole, un modo altro, un motivo ancora alla condanna di un nuovo grande incendio. A presto (a niente) ed infinito.
1997, Lamezia Terme. Scrivo in prosa, in versi, esco poco (ma una partita di pallone la faccio sempre volentieri), tifo e leggo abbastanza. Sono responsabile editoriale del MABOS Magazine e cofondatore de "La Pantegana Edizioni". Nel 2024 ho ricevuto il Premio Letterario Kerasion per "Tate e Violet" (testo musicale) e il Premio Tutto Calabria per "Alicanto" (poesia) al NON FEST - Caratteri in movimento. Nel 2025 ho ricevuto la menzione al Premio Nautilus col racconto "Lorenzo e Sylvia, 1963" e per la prima volta sono stato tradotto all'estero, all'interno di Revista Be Cult, col racconto "Spigolature estive - Espigas de verano". Sono stato pubblicato in diverse antologie e riviste, tra cui nell'Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (2019) e Laboratori Critici (Speciale Ritratti di Poesia 2026). Nel 2027 uscirà la mia prima monografia.
Sono anche laureato in Medicina.