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Racconti

Il Monte delle Fate

By Franz Tropea
27 Luglio 2016 4 Min Read
0

 

22 Luglio 2016.

Mi trovavo sdraiata sul mio letto, in una mattina veramente troppo calda, a sedimentare riflessioni di vario genere riguardanti la noia, la vita e il futuro. Cose che giungono alla mente quando si è appena svegli o non si ha nulla da fare. L’accidia, brutta carogna.
Vibra il telefono, il solito bollino lampeggiante mi avverte dell’arrivo di un messaggio in chat; accendo lo screen e leggo con poco interesse quello che veniva scritto nel gruppo su Whatsapp; fortunatamente mi ritrovo ad avere una compagnia di amici che non vivono della solita flemma quotidiana, ma bazzicano (tra malinconia e gioia) i diversi spazi che si incastrano nella quotidianità, creando, in un modo o nell’altro, stralci di novità, azione e bellezza.

Piergiorgio proponeva una bella visita al caro e vecchio Monte Reventino, uno dei più conosciuti della zona, un monte fresco e pieno di vita. Quel giorno avevo già troppa disarmonia in corpo per restare ancorata in casa, per cui accettai più che volentieri l’invito ed incoraggiata dalla splendida giornata mi preparai: zaino in spalla, bottiglia d’acqua e mente sgombra. Si parte!

Andammo con la sua auto, una super Lupo color nero petrolio, che ci portò sul Reventino in poco tempo.

Appena arrivati ci gettammo, polmoni aperti, ad assaggiare la splendida aria fresca e pulita degli abeti e dei pini, su di una piccola rupe, guardando oltre il verde e tendendo l’occhio verso il mare. Ci stavamo beando del silenzioso brusio del vento tra le fronde e del cinguettio degli uccelli quando, a ragion veduta (data la bellissima giornata), sentimmo rumore di un’auto che si fermava e di conseguenza voci e suoni di passi.
Più ci perdevamo coi pensieri e più le voci si facevano forti; aiutata dal silenzio intorno iniziavo a sentire e capire ciò di cui quelle persone stavano parlando e, soprattutto, in che lingua : era inglese. Tendevo leggermente l’orecchio e la parola che risuonava di più nell’aria era ”Fairies”… Fate!

Mi sono avvicinata con fare lieve e tranquillo, chiedendo di cosa si stesse parlando… Fate? in Calabria… sul Reventino… WHAT?
Il tipo che parlava era un signore di mezz’età, forse poco più, in compagnia di moglie e nipote, ci raccontava della sua avventura in America e del perché si fosse trasferito, molti anni prima, in quel posto tanto lontano. Ci parlava delle storie che gli raccontavano da piccolo, di come le fate avessero abitato quei luoghi così selvaggi, e del perché le leggende fossero state dimenticate… ”Devo raccontarle a mia nipote” disse ”sono storie importanti”.
Così, stupiti ed incuriositi, siamo rimasti ad ascoltare il racconto imparato tanti anni prima dagli anziani del paese.

”Sapete, ragazzi, il Monte Reventino una volta era la casa delle Fate, non ci credete? Guardate questo promontorio, proprio qui giù, qui… osservate! Qui vivevano queste splendide fate!”

IMG_4606

”Le Fate non poteva vederle quasi nessuno, ma fecero molte cose per gli abitanti della zona, tipo laggiù, Platania…
La storia vuole che un ragazzino si trovò in mezzo ad un accordo… Le persone che vivevano nel paese volevano costruire una piccola chiesetta a ridosso della roccia, e così facendo chiesero aiuto a questo bambino; lui avrebbe dovuto portare il pranzo, ogni giorno, a coloro che dovevano costruire la chiesetta, altrimenti il patto sarebbe andato perduto.
Il bambino, uno dei pochi esseri umani che riusciva ad avere interazioni con le creature magiche, si fece dare una mano da loro, prendendo con sé, ogni giorno, banchetti abbondanti e deliziosi.
Gli uomini, incuriositi dalla gran quantità ed eccellenza del cibo, chiedevano sempre più spesso al giovane ragazzo il posto dal quale esso provenisse, ma lui, consapevole del pericolo che avrebbero potuto correre le Fate se le avessero scoperte, non proferì mai parola.
Un giorno, l’ultimo per la precisione, gli uomini chiesero per l’ennesima volta chi cucinasse quei deliziosi piatti, che parevano venir fuori come per magia, ma egli, come ogni giorno, non disse nulla, provocando la collera dell’uomo contro l’innocenza del bambino.
Lo buttarono giù, proprio lì, dal dirupo, proprio davanti alle Fate che tanto lo avevano amato e che, con tutta la loro maestria, avevano cercato di aiutarlo. Il bambino morì, scaraventato su una roccia e le fate scapparono dal Monte Reventino, per la cattiveria dell’uomo, e, come monito lasciarono detto – Torneremo di certo su questo monte, ma soltanto quando esso si unirà ad un altro: il Monte Cocuzzo – e così indicarono lì, vedete, proprio quel monte lontano… Magari questo accadrà fra migliaia di anni… chi lo sa?”

IMG_4701                                              (Monte Cocuzzo visto dal Reventino)

Ci lasciò così, con una storia in testa da raccontare e la voglia di passeggiare tra i sentieri per cercare di scoprire quali creature si celassero tra le felci e le ortiche.
Il monte pullulava di graziose farfalline, che si posavano allegramente sulle mani, sulle spalle e tra i capelli… che siano queste, le fate?

IMG_4624

Mondo tangibile? Fantasia?

…Magia e realtà spariscono lasciando soltanto la malinconia di una polvere sottile che, annebbiando l’aria, nasconde la verità… Nasce così una fiaba.
A voi.

 

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Tags:

#reventino #paesaggio #luoghi #natura #bellezza #cascate #ambiente #territoriofateleggendemontestorie
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Franz Tropea

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