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Un’agenda vecchia, non mia, quasi nuova. Parole da cancellare, altre da riscrivere. Alcune, parecchie, da trovare. Qualche tempo fa si sarebbero affollati i pensieri in un’atmosfera come questa: sole, mare, sassi, pace. La musica infernale abbastanza lontana da non disturbare. Ma oggi non v’è più così tanto da dire. Non vi sono poi così tanti pensieri da sviscerare.

Oggi noi esseri umani prossimi ai trenta parliamo troppo e a sproposito.
Io che descrivevo, io che disegnavo, io che raccontavo. Oggi non ho che “questo disperato lamento”. E mi pesa, non poco, provare a pensare che possa essere lo stesso disperato lamento di molti altri simili a me.

Cosa succede alla mia grafìa? Cosa ai miei polpastrelli? Voglio conoscere altri tipi di evoluzione che non siano solo l’avanzare di qualche ruga.

Questo groviglio di pensieri doveva chiamarsi “come fare la rivoluzione con un libro e una sorella”. Ma anche su questo ho poco da dire. L’iperrelativismo mi ha sconquassato e stancato. Non trovo un buon motivo per spiegare e analizzare la mia idea di rivoluzione. E neppure quella di libro, né quella di sorella. Sono tre cose che attualmente condividono e dividono il mio respiro, per così dire, mentale.

Il libro in questione si chiama “Tra la perduta gente”. È qui accanto a me. Il suo autore si chiama “Umberto Zanotti-Bianco”. Mia sorella è subito più in là. Due amici, anche loro, qui presenti. Come può non esserci anche la rivoluzione? Sento che anche il mio modo d’impugnare la penna sta cambiando. Quando è successo?

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventinove anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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