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Approfondimenti

Se l’Italia crolla

By Daniela Costanzo
30 Ottobre 2016 2 Min Read
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La prima volta avvenne dopo l’attentato in via dei Georgofili a Firenze. Era il 1993 e non si arrestavano le stragi ordinate dalla mafia in cui avevano già perso la vita Falcone e Borsellino: in quell’occasione morirono un’intera famiglia e un giovanissimo studente universitario. A scuola se parlò il giorno dopo ed io dissi che naturalmente mi dispiaceva molto per le vittime, ma anche per il crollo della Torre dei Pulci e per le opere andate distrutte nell’ala degli Uffizi adiacente alla strada in cui era piazzata l’autobomba. Ricordo ancora lo sguardo di maestra e compagni: interdetti, cercavano di convincermi che sono più importanti le vite umane (come se io avessi tentato mai di negare questa verità) che i meri oggetti, per quanto opere d’arte. Qualcosa dentro di me si ribellava e mi diceva che no, non era così semplice.

La seconda volta è accaduto pochi giorni fa. Dopo le prime violente scosse in centro Italia, in occasione delle quali per una serie di fortunate circostanze non ci sono state vittime, moltissimi edifici storici sono crollati o sono stati fortemente danneggiati: il campanile di Santa Maria in Via a Camerino, Santa Maria delle Grazie e San Salvatore a Campi di Norcia.  I commenti di molte persone sui social network sono stati non molto differenti da quelli sentiti nella lontana aula di quinta elementare: meglio chiese e palazzi (che si possono ricostruire) che persone. “Come se si potesse scegliere!” ho pensato in prima battuta. Poi mi sono rivista in quell’aula, con tutti gli occhi addosso, e dopo anni di studio sono riuscita a spiegare quello che all’epoca non riuscivo ad esprimere. I beni culturali non sono solo oggetti materiali: il loro valore venale esiste, ma essi conservano un valore immateriale che deriva dalla testimonianza di cui sono portatori. E si parla di testimonianza storica, artistica, ma anche e forse soprattutto umana: ogni artista che realizza un’opera le infonde parte della sua anima e chi guarda quell’opera istaura un rapporto osmotico di scambio. Un’opera prende e dà ad ogni anima che si pone, nuda, di fronte ad essa. In questo senso, è come se mille e mille persone riversassero se stesse in quell’oggetto, la cui voce è voce di intere generazioni e vita del loro sentire.

Stamane, alzandomi, la prima immagine che ho visto è stata la basilica di Norcia sventrata: della sua straordinaria bellezza resta solo una facciata pericolante. Insieme alle sue pietre, la voce silenziosa di molti secoli si è spenta.

 

Letto: 4
Daniela Costanzo

Archeologa. Bibliofila. Abibliofoba. Lettrice vorace, scrive fin da quando è in grado di farlo, ma declina puntualmente la responsabilità di spiegare i contenuti, con l'elegante pretesto che "la penna ne sa di più di chi scrive".

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Tags:

#centroitalia#norcia#patrimonioculturale#sisma
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Daniela Costanzo

Archeologa. Bibliofila. Abibliofoba. Lettrice vorace, scrive fin da quando è in grado di farlo, ma declina puntualmente la responsabilità di spiegare i contenuti, con l'elegante pretesto che "la penna ne sa di più di chi scrive".

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