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Cari Tolkieniani, non avete capito Tolkien

By Pierluigi Cuccitto
15 Dicembre 2016 4 Min Read
0

Le storie scritte da J.R.R Tolkien hanno da tempo conquistato il mondo, e varcato i confini dell’Inghilterra. La bellezza delle sue opere, la speranza che esse danno, hanno contribuito a rendere più ricche interiormente tante persone, in questo mondo.

Ho iniziato a leggerlo a 8 anni, e credo che se non avessi letto il Signore degli Anelli, non avrei saputo affrontare certi momenti difficili della vita.

Eppure, Tolkien ancora viene visto con diffidenza da una parte del mondo culturale.

Perchè? La storica puzza sotto il naso delle ‘elites culturali, che in Italia continuano a rinchiudersi nella propria torre d’avorio, piena di disprezzo verso qualsiasi cosa che piace al popolo?

In parte.

La colpa, però, a mio avviso, è anche di coloro che dicono di essere fan, ammiratori o amanti- fino alla cecità- di Tolkien.

Essi, che per anni hanno denunciato l’ingiusto ostracismo verso Tolkien di cui ho parlato prima, sono ricadute nello stesso errore: hanno trasformato Tolkien in un santino, rinchiudendolo in una torre d’avorio dove possono entrare solamente loro. Da qui il disprezzo verso tutto ciò che parte da Tolkien e arriva “alla massa”, come se tutta la gente fosse agli ordini di qualche entità che vuole sfruttare il Nostro per i suoi sporchi fini commerciali.

Nessuno mette in dubbio che tanti lo abbiano fatto, ma tanta gente comune ama le sue storie, anche se non imbastiscono eruditi discorsi sugli influssi del cattolicesimo nelle sue opere. Tanta gente ama leggere i suoi libri, senza per questo essere tra i neofascisti che nel 68 lo adottarono come mentore, non capendo assolutamente nulla delle sue storie.

La stessa cosa sta accadendo a coloro che lo amano, che lo riducono spesso a un moralizzatore dei costumi, unico baluardo contro questo mondo corrotto e immorale, e evangelizzatore di infedeli attraverso i suoi personaggi, che in questa visione limitata sembrano essere diventati tanti apostoli di un Messia letterario.

Oppure, si limitano ormai a parlare solo della sua biografia,e a vedere le sue opere solo attraverso le relazioni con la sua vita, o con la sua carriera di filologo.

E’ vero che egli ha cominciato a scrivere le sue storie partendo dalla sua passione per le lingue, ma da allora la Terra di Mezzo ha camminato molto, e i suoi personaggi sono diventati emblema di qualcosa di molto più grande. Un paradigma di una nuova umanità, rispettosa della natura , amante della poesia e dei libri, del buon cibo e nemica del profitto che mira solo al possesso e alla prevaricazione. Ed è straordinario che questa visione del mondo sia stata scritta in un momento in cui il mondo andava dalla parte opposta.

E le sue storie sono belle in sè,a causa della sua maestria nello scrivere, e per la capacità di dipingere personaggi memorabili, meravigliosi paesaggi e e forti emozioni. Quelli che si definiscono suoi esperti e ammiratori spesso parlano di tutto, tranne che di questo; ed è mia convinzione personale che sia ora di invertire la tendenza.

La grandezza dei classici, da sempre, va oltre la vita dei loro autori, che sono limitati a un preciso momento storico, e ridurre la loro autorialità agli anni in cui sono vissuti significa ingabbiarli, sminuirli, deprezzarli. Cosa ne sarebbe di Dante, o di Omero, per non parlare di Dickens, se li limitassimo al loro vissuto e li analizzassimo solo per le loro esistenze?

Ben poco. Sono state le loro opere a essere valide per le generazioni successive, fino a noi.

Così sta accadendo a Tolkien, che ha superato la sua epoca, e oggi, nell’era digitale, ci parla ancora.

Anzi, oggi forse più di prima, perchè stiamo tornando a essere molto più sensibili riguardo a certe sue tematiche, dato che stiamo rischiando di ridurre il mondo a una immensa Mordor, guidata da tanti Saruman ciechi fino all’ostinazione.

Amo le opere di Tolkien, e credo che egli sia arrivato fino a noi grazie anche a quelli che lo amano, senza rinchiuderlo in una nicchia erudita. Grande merito va , a mio avviso, al regista Peter Jackson, che ha portato Tolkien alla conoscenza del mondo attraverso i suoi film, che sono stati spesso attaccati dai “talebani tolkieniani” per una presunta infedeltà; tanti meriti hanno tutti coloro che hanno cercato di parlarne senza paletti di sorta, evitando di relegarlo in una riserva di scrittori “cattolici”, ad uso e consumo di pochi.

Come scrisse egli stesso, “La Terra di Mezzo è di tutti coloro che la amano”, e non può essere relegata negli angusti confini delle convinzioni personali di un uomo.

La letteratura ha senso proprio grazie alla mancanza di confini ideologici, religiosi e moralistici.

E Tolkien è grande letteratura.

Letto: 4
Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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