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Biblioteca

“Tra Due Mari ” – Carmine Abate

By Paolo
31 Agosto 2019 3 Min Read
0

Non toccavo libri da un po’. Un giorno, prima di andare al mare, dato che lì mi piace leggere forse più che in altri posti, cerco letture “marinare”, e quindi nella libreria casalinga vedo “Tra Due Mari”.

Senza neanche pensarci troppo lo prendo e andiamo al mare.

E mentre, come al solito, i miei nuotano e stranuotano, io inizio a godermi la lettura del libro, una lettura che ci porta tra la Germania e la Calabria, tra differenti epoche storiche.

Dai tempi del brigantaggio a oggi, narrando le vicende del Fondaco del Fico, dapprima una locanda dove si era fermato Dumas, e aveva lasciato i suoi pensieri sul luogo, ai gestori della locanda, i Bellusci.

Il protagonista, che narra le vicende in prima persona, è Florian, nipote di Giorgio Bellusci (Giorgio è suo nonno.)
Questo vecchio, vuole ripristinare la locanda, rendendola un bellissimo albergo, vuole rifondare il luogo distrutto che aveva ricevuto in eredità, perché quel luogo fu distrutto da chi cercava dei briganti, che erano dentro la locanda, con l’intento di catturarli, facendoli uscire allo scoperto, infine la bruciarono.

Florian, inizialmente nel romanzo bambino, che cresce nel corso della vicenda, è figlio di Klaus e Rosanna.

Klaus è figlio di Hans, che fu amico di Giorgio, un famoso e ricco fotografo, che doveva il suo successo ad una gita da Amburgo fino in Calabria e  all’incontro con Giorgio.

Florian vive tra Amburgo e Roccalba, d’estate i suoi scendevano lì, con i nonni inizialmente aveva un rapporto marginale per poi diventare tutti insieme alleati, al fine di realizzare il sogno di Giorgio Bellusci.

In questo romanzo si vede la vita di noi calabresi attraverso gli occhi di uno esterno, un italotedesco, cresciuto in Germania, che si innamora della nostra terra, senza neanche accorgersene all’inizio.

L’intento dell’autore è, chiaramente, quello di mostrare tutti i lati della Calabria: i suoi difetti e pregi, il suo male peggiore, e la ragione per cui si può andare o restare in Calabria, con la perenne sensazione che provo anche io, e che credo proverò per sempre, la perenne voglia di andare via, e altrettanta nostalgia quando si va via.

Cesare Pavese, in “Luna e i falò”, scrisse: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via“, (lettura, al quale mi accingo, ora che ho finito “Tra Due Mari”).

Questa affermazione è tanto veritiera.

Però l’autore ha scelto un tedesco per rappresentarci, per parlare di noi, ha scelto un ragazzo che, sebbene appartenesse a due culture differenti, cresce comunque nella fredda Germania. Ha scelto quindi un esterno per parlare di qualcosa di interno, e c’è riuscito egregiamente.

Venire trasportati così profondamente nella nostra natura da Calabresi non è facile. Orgogliosi come siamo a trovarci faccia a faccia con i propri limiti e difetti non è facile, e non lo è soprattutto per chi ha difficoltà ad essere onesto con sé stesso.

Amore complicato per questa terra, piena di problemi, con l’eterna presenza di qualcuno o qualcosa, che tenta di fermarci, quando stiamo per spiccare il volo verso i nostri sogni. Ma uno come Giorgio Bellusci, che arde, con le fiamme negli occhi, non si ferma davanti a niente e nessuno, dotato, come molti di noi, di un’enorme bontà, ma altrettanta ferocia.

Una vita tra due mari,

tra lo ionio, e il tirreno,

tra Germania e Calabria,

tra il bene, e Il male.

 

 

Letto: 20
Paolo

https://loscittorevolante.wordpress.com/

nato nell'ulimo degli anni '80, sono un sognatore, che mette i propri sogni, nella scrittura.
Nato e cresciuto a Lamezia Terme.

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