Il mio pensiero su Calabria Sound Festival – a Sersale (CZ)
Il mio pensiero su Calabria Sound Festival – a Sersale (CZ)

Il mio pensiero su Calabria Sound Festival – a Sersale (CZ)

La settimana scorsa, durante il weekend 5-6-7 agosto, a Sersale, in un parco che si chiama Douglasia, si è svolto un festival che si chiama Calabria sound festival.

Per andarci con amici, ho per la prima volta acquistato e (più o meno) dormito, in una tenda.

Partiamo da Lamezia con due miei amici, e il viaggio diventa un po’ più lungo del previsto, ma non ci si annoia.

Era sera, ancora la musica non avevano cominciato a suonarla. Eravamo lì soprattutto per quello.

Al buio non ero capace di vedere tutto il posto, ma mi sembrava già dalla sera molto bello, sicuramente era un festival molto ben organizzato.

Oltre al posto tenda, potevi anche usufruire di servizi per farti la doccia, se restavi un po’ di più giorni, pagando un po’ di più.

C’era un banchetto in cui davano da mangiare, un baretto, e c’era anche un altro banchetto di persone di San Giovanni in fiore che vendevano canapa legale, si chiamavano Jure Farm.

Sono persone che la coltivano proprio qui in Calabria e raccontavano di essere perennemente preoccupati del cambiamento della legge. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che dovrebbero decisamente legalizzarla.

E mi ha fatto anche pensare di essere contenuto che nel nostro territorio c’è chi ha preso tali iniziative, con tutti i rischi del caso, ammirevole.

Dopo aver parlato con questi ragazzi, siamo andati a piantare una tenda al buio, ci sono riuscito, ma non sapevo quanto poco ne avrei usufruito.

Dopo queste operazioni ci avviamo al palco, era pieno di gente di diversi posti, anche non calabresi ed erano lì, giustamente, per divertirsi.

Io e il mio amico eravamo in particolare lì per sentire Kento, un rapper calabrese, che è anche venuto al civico trame, per parlare del suo libro sul carcere minorile.

È parecchio attivo socialmente, dai social ha dichiarato di portare l’hip hop nelle carceri.

Devo assolutamente leggerlo…

Insomma, una serata con molto raggae, dancehall, e hip-hop. Ero venuto per quello e mi sono divertito. Ho notato che c’era una bella atmosfera, ed ero contento di passare una serata diversa dal solito, in montagna, in mezzo agli alberi e altre persone.

Qualche tempo dopo i Villa Ada Posse, i miei amici volevano provare a dormire, purtroppo non ci riesco nemmeno io, forse per la musica, ma la verità è che credo che volessi continuare a vivere la serata.

Ho potuto rilassarmi e lasciarmi trascinare dall’atmosfera del posto, ho anche parlato con qualcuno, che mi ha visto smarrito tra le tende, e lì ho scoperto che c’erano persone provenienti anche da altre parti, uno veniva da Lecce, un’altra ragazza da Crotone…

È stata una serata molto particolare, che mi è rimasta in testa e nel cuore.

Questo oltre il concerto, che è stato veramente emozionante: Kento ad un certo punto era sceso dal palco ed è venuto in mezzo a noi, aveva dato il microfono proprio al mio amico, cose da ricordare.

Alla fine, forse, si pensa che qua in Calabria si faccia poco, che non ci sia nulla, ed invece è pieno di iniziative.

A volte penso che siamo semplicemente un po’ chiusi, non si riesce a vedere oltre il proprio naso. Molti Calabresi pensano che non ci sia null’altro, oltre la propria realtà di provincia, i soliti posti, le solite persone, e nemmeno si informano, magari.

C’erano persone molto semplici, o almeno, mi sono sembrate tali, lì. Molte ragazze senza trucco, erano così semplici e naturali, come tutte le persone lì, che si erano fatte accogliere da quel posto in mezzo alla natura.

Le persone così hanno qualcosa di particolare, qualcosa che le rende maggiormente attraenti, per aver intrapreso percorsi diversi dall’ordinario.

Ed è bello incontrare queste persone, che forse esistono solo in questi contesti, come se fosse stata una magia.

La Calabria, in fondo, è come se fosse sotto un incantesimo, siamo pieni di natura e sarebbe meglio non sprecare, eppure spesso noto una grande indifferenza verso il nostro territorio.

Penso che se sfruttassimo al meglio queste nostre risorse, potremmo rendere il nostro territorio migliore. E me ne rendo conto quando vado in questi posti, in questi festival, dove ti accorgi che chi ci crede, chi fa del suo meglio, c’è.

E questa consapevolezza, che ci restituisce un po’ di fede nell’umanità, perlomeno, quella calabrese.

Incontrando persone dotate di una certa umiltà, che vivono in ambienti che ci consentono di poterci sentire più liberi e sereni.

Liberi, sì, molto spesso ci sentiamo incatenati dalle convenzioni sociali, o da ciò che ci viene quasi imposto dalla realtà di provincia in cui viviamo.

Quindi in questi momenti, sfuggiamo a quello che cerca di controllarci, e riscopriamo noi stessi.

Questa sensazione è stata anche agevolata dal fatto che in questo festival veniva suonata quella che si può considerare come la musica del popolo, la voce che viene dal basso, dall’asfalto.

 

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