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Teatro

Il mio pensiero su “Il Colloquio” spettacolo di lunAzione, al TIP Teatro. Intenso ed emozionante.

By Paolo
3 Gennaio 2023 4 Min Read
0

Dopo un po’ di tempo che non mi capitava, sono tornato al TIP Teatro, luogo di cultura gestito da Dario Natale e dal mio buon amico Domenico D’Agostino.

Era il 29 dicembre e sul palco si sono esibiti i ragazzi del collettivo lunAzione, con il loro lavoro: “Il Colloquio”.

Sono tre uomini, appena le luci dei riflettori li illuminano, si mettono il rossetto, tutti e tre molto seri, con la stessa espressione intensa, forte.

Dopo si mettono in fila, uno dietro l’altro, il primo da sinistra è seduto, gli altri due in piedi.

E sono di profilo, la maggior parte dello spettacolo è così, i personaggi sono di profilo: ed è la prima cosa a cui pensare, che colpisce: non succede spesso di vedere spettacoli con personaggi di profilo, la maggior parte è sempre di fronte, ma si sa: lo si fa per farsi sentire e vedere meglio.

O almeno, qualche tempo fa mi consigliarono ad uno dei diversi corsi di teatro che ho frequentato, di non dovermi “Nascondere”, per non rischiare di non farmi sentire dal pubblico.

Nel caso del TIP, essendo uno spazio relativamente piccolo, non ci dovrebbe però essere questo problema più di tanto, ed io ero ai primi posti, così vicino che la mia concentrazione non si era persa, anche se non era tanto la vicinanza quanto la bravura dei tre attori, molti intensi, e capaci di trasmettere le emozioni dei loro personaggi.

Sono tre donne napoletane interpretate da tre uomini, in fila per vedere le persone amate chiuse in carcere.

Parlano in dialetto stretto, un dialetto che, da calabrese, riesco comunque a cogliere (come capita, per esempio, per il siciliano).

È una storia triste: tre donne che aspettano di vedere i loro amati in carcere. Ognuna di loro vive diversamente il proprio dramma.

Il primo a sinistra è una donna più anziana, più esperta ma anche più stanca, colpita dal peso degli anni e della vita ardua che ha vissuto, che continua a combattere contro gli stessi demoni di sempre.

La seconda, forse la più giovane, conserva ancora un po’ di ingenuità, ha ancora speranza per un futuro che sembra sgretolarsi a causa del marito in carcere. Ha paura, perché sta vedendo consumarsi tutto il suo mondo davanti a sé.

L’ultima è, credo, quasi una via di mezzo tra le precedenti. Sembra più dura, più insofferente, più “mascolina”, o meglio: essendo senza marito, senza un padre per i suoi figli, si ritrova costretta a fare tutto da sola.

Tre persone con tre diversi pesi sulle spalle che solo due di loro sembrano poter sopportare. Si conoscono, fanno amicizia, si aiutano ma si combattono, si supportano ma si contrastano. Vivendo la loro situazione di stress elevato per le loro situazioni, in un modo o nell’altro. Tre caratteri diversi: la più giovane sembra più estroversa ed espone più chiaramente i disagi della sua situazione, la più anziana sembra fare la “sputasentenze” in un misto di saggezza e consapevolezza, ma con un pizzico di arroganza.

L’altra sembra volersi prendere il peso del mondo intero sulle spalle, ma è così grande che ad un certo punto, non può fare altro che cedere sotto di esso.

Lo spettacolo descrive situazioni che noi non vediamo, ma non sembrano nemmeno così incredibili, anzi, sono molto più realistiche di quanto si pensi.

Il punto di vista delle donne, che hanno bisogno di aiuto, ma che nessuno vede, invisibili, silenziose, come se fossero lontane da noi anni e anni luce.

Alla fine tutte e tre si sfogano, stufe della situazione, prendendosela con chi sta dentro la prigione, proprio le persone per cui stanno facendo la fila.

Una denuncia, forse, per tutti quelli che ne hanno bisogno. Si dice, infatti, nello spettacolo che chi esce di prigione ha un’enorme difficoltà  a trovare  un lavoro onesto, e sarà costretto a  violare di nuovo la legge per sopravvivere. Una critica alla legge stessa, alle regole troppo rigide.

Come si dice : ”fa emozionare ma anche riflettere”; perché lo spettacolo è stato capace di strapparmi risate, di farmi pensare, commuovere, e questi sono vari ingredienti che rendono il prodotto perfetto, compresa la scelta scenografica: luci, musica, e il resto. Anche il regista ha meritato i vari applausi.

Mi rimane un dubbio: nello spettacolo chiedono sempre l’orario ed è sempre uguale; un piccolo dettaglio che mi fa riflettere: è l’orologio a essere rotto o è il tempo a essere fisso, a non passare mai?

Bravissimi, spero di rivederli.

E bravi anche alle persone del TIP, per averli trovati: in fondo il teatro è un po’ una grande scommessa, come nei film: non puoi mai sapere se ti piace prima di averlo visto, cosa che nella musica e anche nelle letture è più intuibile. Il mondo del teatro è decisamente più variabile, ed è soprattutto questo il motivo per cui è così bello.

  • Paolo Pileggi

Letto: 2
Paolo

https://loscittorevolante.wordpress.com/

nato nell'ulimo degli anni '80, sono un sognatore, che mette i propri sogni, nella scrittura.
Nato e cresciuto a Lamezia Terme.

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