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Ti consiglio un libro: Pappagalli verdi.

By Teresa Borgia
16 Dicembre 2016 3 Min Read
0

Facendo un giro tra le vie della città si respira aria natalizia: mercatini, luci e addobbi natalizi ricordano che il Natale è alle porte.
“A Natale son tutti più buoni” è questa la frase che ci somministravano da bambini e, quando ero piccola, ci credevo a quelle parole. Credevo alla magia del Natale, a quell’incanto capace di accendere la scintilla della bontà nelle persone di tutto il mondo. Oggi, però, non riesco più a crederlo. Le notizie che si leggono sui quotidiani e online non sono delle più rassicuranti e mi fanno capire come il mondo abbia deciso di accendere la scintilla della guerra anziché quella della bontà.
È proprio questo il motivo per cui oggi vi consiglio di leggere “Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra” scritto da Gino Strada, edito Feltrinelli.

Gino Strada  è un chirurgo di guerra ed è uno dei fondatori dell’associazione umanitaria Emergency.
“Pappagalli verdi ” viene pubblicato nel 1999 ed è una raccolta di ricordi ed amarezze che il chirurgo ha vissuto mentre prestava soccorso nelle zone di guerra. Il libro non segue una linea temporale precisa ed è ambientato in diversi teatri di guerra come Afghanistan, Bosnia, Perù, Kurdistan iracheno e Cambogia.
Il titolo del libro riprende il nome che i vecchi afgani davano alle mine anti-uomo.15577513_10202448401686654_924767916_n

Leggere “Pappagalli verdi” significa addentrarsi in una lettura che lascia l’animo dilaniato, così come sono dilaniati i corpi delle vittime e dei feriti che Gino Strada racconta. Le singole narrazioni riescono a restituire perfettamente l’immagine della guerra e della paura. Le pagine non si riducono ad un cinico inventario di feriti e vittime di guerra, ma riescono a raccontare la vita prima e dopo una mina che ha portato via per sempre una mano e una gamba di un essere umano la cui unica colpa è stata quella di calpestare inavvertitamente quell’ordigno.

Inumanità. Umanità. Paura. Coraggio.  Sono questi, a mio parere, i quattro elementi fondamentali del libro.
L’inumanità della guerra e del tutto contro tutti. L’umanità di chi, qualche volta, si ritrova a dover curare e bendare la ferita dell’uomo che, qualche ora prima, gli aveva puntato un mitra in pieno volto. La paura che si ha nel momento in cui si è al centro di uno scontro a fuoco e il coraggio di quando bisogna correre lì, in quell’ospedale improvvisato, per salvare quante più vite possibili.

“Pappagalli verdi” scuote le coscienze e risveglia dal torpore le menti. Pur essendo stato pubblicato nel 1999, potrebbe descrivere benissimo gli scenari di guerra ancora attivi oggi nel 2016 ed è proprio questa la cosa che mi incute più timore.
Cambiano i nomi delle città ma le armi, le ferite e gli orrori della guerra non sembrano cambiare anzi, con gli anni fanno sempre più paura.
Così come fa paura il silenzio dopo una bomba o il silenzio di chi guarda e si volta dall’altro lato.

Perché finirà, prima o poi.
Me lo ripeto perché mi entri in testa. In fondo lo hai già provato altre volte, mi dico, succede così, ma non durerà per sempre, manca sempre meno alla fine, sempre meno… Io vado avanti così, a rassicurare me stesso con le mie laiche litanie.

 

t.

Letto: 7
Teresa Borgia

Per paura e timidezza verso me stessa evito ogni forma di descrizione: interiore ed esteriore. Scrivo in gran segreto per mettere in ordine pensieri e sentimenti confusi e per riprendermi da notti insonni.

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Teresa Borgia

Per paura e timidezza verso me stessa evito ogni forma di descrizione: interiore ed esteriore. Scrivo in gran segreto per mettere in ordine pensieri e sentimenti confusi e per riprendermi da notti insonni.

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