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Ti consiglio un libro: Il Grande Gatsby.

By Teresa Borgia
12 Gennaio 2017 3 Min Read
0

Il Grande Gatsby, titolo originale The Great Gatsby, è un romanzo scritto dallo scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald, pubblicato per la prima volta nel 1925.  Il libro, da me letto, è edito Feltrinelli.

Nick Carraway è un giovane che nel 1922 si stabilisce nella sfavillante Long Island. La sua casa si trova vicino a quella di Gatsby, uomo impenetrabile, che organizza delle grandiose feste alle quali tutti partecipano. Un giorno Nick riceve l’invito per partecipare ad una di queste feste e sarà proprio in questa occasione che conoscerà il misterioso ed inafferrabile Jay Gatsby.
Tra feste esagerate, notti folli e vite costellate di solitudine, Nick descriverà la società newyorkese degli anni ’20. Una collettività piena di vita, sogni, incanto e contraddizioni, dove solo se si è belli, giovani, ricchi e senza sentimenti si avrà la speranza di sopravvivere.

L’io narrante di tutta la vicenda è Nick Carraway ed è proprio per questo espediente letterario che, a mio parere, la lettura risulta essere molto fluida e coinvolgente. Nick descrive, senza mai fornire nessun giudizio personale, non tanto le sue vicende quanto quelle del mondo che lo circonda e di cui prova a far parte. Carraway è un soldato appena tornato dalla guerra, un uomo abituato al rispetto, alla lealtà e al rigore. Fitzgerald prende questo personaggio che, secondo me, incarna i vecchi e tradizionali valori e lo pone nella condizione di dover comunicare e familiarizzare con un modo del tutto nuovo di intendere e vedere la vita.
Nick entrerà in contatto con la società dei nuovi  ricchi nel momento in cui farà la conoscenza di Jay Gatsby.
Jay è un personaggio celato da un alone di mistero.
All’inizio del romanzo non è altro che un’ombra, una persona senza volto e storia, la quale da delle feste bellissime dove tutti partecipano anche senza mai esser stati invitati. Scorrendo le righe e le pagine, quest’uomo prenderà sempre più corpo e sostanza fino a svelarsi completamente. A Gatsby piace dare dei party esagerati e circondarsi di persone che alla fin dei conti si rivelano essere dei perfetti estranei. Finita l’euforia e l’esaltazione per i festeggiamenti e chiuse le luci, Jay appare com’è realmente: un essere umano solo che vive nel ricordo di un grande sentimento mai passato.
Quello che più ho apprezzato, all’interno del romanzo, è stata l’evoluzione di questo personaggio. Per niente statico o prevedibile, poco per volta prende coscienza che non si può vivere o ripetere il passato. Questa consapevolezza arriva nel giro di una lunga e interminabile notte, quando l’irreparabile è stato compiuto e il sogno si spezza e, come nelle più classiche e belle tragedie romantiche, il sogno frantumato coincide con lo spezzarsi e lo spegnersi della vita.

Il Grande Gatsby  per me è stata un piacevole rilettura che non solo mi ha permesso di cogliere sfumature che ad una prima lettura mi erano sfuggite – come ad esempio la malinconia e la tristezza sempre più grandi e profonde ad ogni pagina – ma è stato anche un bel modo di conoscere le contraddizioni insite nel grande, e tanto acclamato, sogno americano.

Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgastico che anno dopo anno si ritira davanti a noi. Allora ci è sfuggito, ma non importa; domani correremo più forte, allungheremo le braccia ancora di più.. E un bel mattino.. Così navighiamo di bolina, barche contro la corrente, riportati senza posa nel passato.

t.

Letto: 15
Teresa Borgia

Per paura e timidezza verso me stessa evito ogni forma di descrizione: interiore ed esteriore. Scrivo in gran segreto per mettere in ordine pensieri e sentimenti confusi e per riprendermi da notti insonni.

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    Accade.
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Teresa Borgia

Per paura e timidezza verso me stessa evito ogni forma di descrizione: interiore ed esteriore. Scrivo in gran segreto per mettere in ordine pensieri e sentimenti confusi e per riprendermi da notti insonni.

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