Lascito di un tradimento (e di quel che ne rimane)

Questo è solo il racconto di un frammento della mia vita che, nel dolore, mi invitò, in ultima istanza ad andare lontano e divenire, così, un Dheliryo (guardiano della Vita e dei segreti della Natura).

Mi ritrovavo seduta attorno al solito tavolo di legno di Sowln, boccale di birra in mano (quella nera, ovviamente), capelli legati da una corda bianca e pugnale infilato nello stivale destro… Avevo sempre amato quel pugnale, lo presi nella baia di Elii Castle da bambina, riponendo in esso una cosmica infinità di desideri.

Era un’allegra sera d’estate, i lumi conferivano un colore delicatamente rosato al bel legno di castagno utilizzato per costruire la famosa Osteria di Weecy. Moltissimi erano passati da quel posto, molti altri, preceduti dalla fama della Pentola Canterina, arriveranno per poterne assaggiare anche un solo boccone. Read more


Noi non leccheremo. Buoni motivi per tutte le occasioni.

   Eravamo felici, una volta. Ora, tutt’al più, abbiamo qualche momento di serenità, tra uno sconforto e l’altro, tra una spugna da gettare e l’altra. La nostra fame di dinamismo e di scoperta, la nostra curiosità… son riusciti a succhiarcele quasi fino in fondo. Rimangono i rimasugli, da leccare sul fondo del bicchiere. Ma noi non leccheremo. I miei film preferiti son sempre stati quelli in cui il finale l’eroismo, quello vero, arrivava al grande sacrificio, all’accettazione, con dignità, della fine. Come a dire… se proprio deve finire che finisca come dico io. Ma non è neppure questo il caso.

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Domenica 25 “Festa dell’uva” al FIABIPARK di San Floro e Laboratorio di danza e strumenti tradizionali con “Andrea Bressi”

Si chiama Andrea Bressi, è di Catanzaro,  ricercatore e suonatore tradizionale. Sin dalla tenera età Andrea ha una passione che, unita a tanta preparazione, all’esperienza e allo studio sul campo,  fa di lui una risorsa per tutto ciò che riguarda la ‘tradizione musicale ’ in  Calabria. Da tre anni porta avanti insieme al fratello Alessio Bressi, e ad un nutrito gruppo di appassionati musicisti, lo stage di danze dell’area del Reventino “Felici & Conflenti” nel borgo di Conflenti, come motivo di ri-popolamento, formazione e ri-scoperta della tradizione quale materia vivente volta alla trasmissione generazionale e interculturale.

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Il “Mezzogiorno padano” di Sandro Abruzzese e la ricerca continua di una Patria

Avete presente quando vedete un libro per la prima volta e dal numero delle pagine vi vien subito molto spontaneo pensare “Ah, ma questo lo leggo in un giorno”! È andata esattamente così, questa estate, quando mi son trovata dinanzi agli occhi “Mezzogiorno padano” di Sandro Abruzzese, pubblicato all’interno della collana ‘società  narrata’ da ‘manifestolibri’.

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Ti consiglio un libro… anzi, uno scrittore: Valerio Massimo Manfredi

“I sette colli sembravano assorti in quell’atmosfera senza tempo, coronati di luce e di nubi, di torri e di mura, d archi e di pini secolari dalla corteccia rossa. E c’era un’isola in mezzo al fiume, collegata alle sponde con due ponti di marmo, tagliata e sagomata come una gigantesca nave di pietra arenata nelle sabbie bionde. Al centro un tempio e una statua scintillante d’oro. A sinistra un colle dirupato e sulla sua vetta un altro tempio, grandioso, decorato da una miriade di statue rosse e ocra e coperti di tetti laminati d’oro, fiammeggianti sotto il sole che declinava.
Apparve in cielo una stella.
Roma.
Ci fu un lungo, attonito silenzio, poi risuonò la voce di Flavus: “Da quando esiste questo paese?”.
“Da sempre”, rispose Tauro”.

Questa è una citazione dell’ultimo libro di Valerio Massimo Manfredi, “Teutoburgo”, che narra gli eventi che portarono il giovane Cherusco, Arminio, a scontrarsi con i Romani a Teutoburgo, e a vincere la battaglia che per i Romani divenne la più grande catastrofe della loro storia ( sì, quella di “Varo, ridammi le mie legioni!”).

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“Dimentica Il Mio Nome” – Zerocalcare. Recensione di Paolo Pileggi

Una settimana fa circa, un mio caro collega mi ha prestato questo volume di Zercolacare.

Sono sempre stato curioso di leggere Zero, finora avevo solo apprezzato le sue perle sul suo blog, ridendo ogni volta, e rispecchiandomi in molte situazioni vissute da Michele, ovvero lui, Zero.

Conoscendo i suoi lavori mi aspettavo risate e riflessioni.

Ho trovato entrambe, con una particolare profondità. Ha una capacità di mettere in fumettistica metafora, un sacco di situazioni che viviamo tutti noi.

Mi ha colpito come facesse rendere conto al lettore, l’importanza della madre. Quella che chiamiamo in ogni difficoltà, da quando siamo piccoli, dove andiamo a stare quando siamo in confusione completa.

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Parmigianino e il desiderio di “contraffare ogni cosa”

Nel 1524 Girolamo Francesco Maria Mazzola (1503- 1540), meglio noto come Parmigianino, aveva poco più di vent’anni quando decise di realizzare il proprio autoritratto su una piccola tavoletta di legno dalla superficie ricurva allo scopo di simulare la distorsione prodotta dal riflesso su uno specchio convesso (Fg.1). Il quadro mostra il giovane pittore intento a rappresentare se stesso all’interno di una stanza. Tutto è ben congegnato in modo da colpire chi osserva: gli abiti eleganti, il candore del volto, la mano grandissima in primo piano, lo spazio deformato della stanza. Read more


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